Da "Umanità Nova" n.14 del 15 aprile 2001
A proposito di devolution
Bestiario politico italiano tra Formiconi e Topolini
Più che la preoccupazione del vecchio Indro Montanelli, è il
timore di assistere - il prossimo 13 maggio, giorno in cui in terra lombarda
oltre a votare per le elezioni politiche del parlamento italiano si
voterà anche per il referendum sulla devolution - ad una bagarre di
cifre, percentuali e voti sbandierati da destra e da sinistra per dire, infine,
la stessa cosa; "Abbiamo vinto!"
Perché se quel toscanaccio di un giornalista da tempo si diverte a
calarsi sul viso il passamontagna · la sub-comandante, sentenziando il
timore che "in Jugoslavia è cominciata così", il buon senso ci
induce a ritenere che il referendum voluto dal "governatore" Formigoni per far
dire agli elettori lombardi che su scuola, sanità e polizia locale
ghe pensum nun (ci pensiamo noi - nota del traduttore) si
trasformerà in un trampolino di lancio per le prossime privatizzazioni
dei corrispettivi servizi statali e nulla più.
Non che ciò sia una questione da sottovalutare e neppure da schernire
semplicemente. L'attacco nei confronti della sanità pubblica in
Lombardia si sta attuando da anni, così come l'ingerenza delle scuole
cattoliche private, e il plebiscito ottenuto da Formigoni nelle ultime
amministrative regionali (oltre il 61% delle preferenze) è indice di un
potere territoriale che attraverso la Compagnia delle Opere e Comunione e
Liberazione ha ormai raggiunto una ramificazione così capillare da far
invidia a Cosa Nostra e alla Nuova Camorra Organizzata.
Sennonché proprio per questo è davvero difficile credere che la
devolution possa nascondere altri indizi più pericolosi, di quelli di
una gestione truffaldina e menzognera di circa 80mila miliardi per la scuola e
20mila per la sanità che lo Stato dovrà cedere alle regioni
"devolute". Certo, le "camice verdi" di bossiana memoria sapranno utilizzare il
referendum consultivo per rinverdire gli slogan di "Roma ladrona, la Lega non
perdona"; tuttavia ben ce ne passa dal credere che la situazione
diventerà del tutto preoccupante al punto da ricorrere ai Caschi Blu.
Abbandonati quindi gli scenari catastrofici (fieou, fem minga pirlad -
"ragazzi, non facciamo cazzate", il traduttore di prima), rimane invece da
osservare il peso politico che la consultazione referendaria regionale ha
giocato e giocherà sui poteri forti.
La doccia fretta subita dal Governo di centro-sinistra ad opera della Consulta
che ha rigettato la sua richiesta di sospensiva del referendum lombardo, pur
non entrando nel merito della valutazione dei quesiti referendari, ha attestato
quanto il potere giudiziario abbia tutto l'interesse di curare i propri
interessi che non quelli politici. Inoltre, dovendo a breve termine fare i
conti con probabili modificazioni del governo politico nazionale, sarebbe stato
davvero pernicioso bocciare il referendum lombardo, dal momento che sarebbe
risultato un boomerang in piena campagna elettorale, ed infine avrebbe
successivamente dato sfogo a legittimi repulisti da parte dei vincitori.
Ciò non spiega però l'affettata superficialità della
compagine di centro-sinistra nel voler minimizzare l'importanza giuridica del
referendum lombardo, e al contempo - non potendo impedire a Formigoni di
indire, in contemporanea con le elezioni politiche, il referendum
devoluzionista - comportarsi di ripicca, pretendendo che la Regione Lombardia
istituisca cabine elettorali diverse da quelle statali. Perché se la
stupidità è maestra della politica del centro-sinistra,
l'imbecillità che tanto appare e si manifesta fra i leader dell'Ulivo
diviene la prima vittima di una regia occulta che nei poteri forti della
finanza e dell'economia sa come muoversi dinanzi ai prossimi nuovi scenari
politici.
Scenari politici che ormai sembrano aver "digerito" le bossianate della
Lega, e che si prestano ad offrire un'immagine concreta ed efficace di una
politica federalista che al Nord ben si concilia con la politica destatalista
dei privati, ossia della piccola e media impresa (e del suo complesso e
variegato entourage "familista") che già ha scelto nei fatti la
devolution, attraverso il lavoro sommerso, la pressione nelle committenze della
sanità pubblica, l'istituzione di guardie private e le ingerenze nella
scuola statale all'ombra della riforma dell'autonomia.
Jules Èlysard
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