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Da "Umanità Nova" n.19 del 27 maggio 2001

Letture

Angeli e arcangeli
Bruno Arpaia -L'Angelo della Storia - Guanda, 2001

"Io ero socialista, però facevo parte di un battaglione quasi tutto anarchico. Con loro, con quelli della CNT, ci avevo combattuto già anni prima, e devo dire che mi trovavo bene. Gente per bene, ragazzi coi coglioni. E poi ci univa il fatto che con i comunisti non erano sempre rose e fiori".

Difficilmente, dopo il femminismo e la rivoluzione sessuale, si potrà trovare in bocca ad un rivoluzionario dei giorni nostri un simile linguaggio virilista. Ma Laureano Mahojo era di una leva e di una estrazione che ignorava distinguo linguistici. Certo non avrebbe sfigurato, sarebbe solo rimasto perplesso un attimo per poi decidere che andava bene per la causa, a fianco del suo compagno d'arme Malaboca, magistralmente descritto dalla penna di Paco Taibo, se questi due personaggi letterari avessero potuto incontrarsi.

E il personaggio di Bruno Arpaia, che del collega messicano è traduttore e studioso, sembra proprio uscito da una schiera dei suoi "Arcangeles" rivoluzionari, assieme ai tre inseparabili amici e compagni d'avventura: l'intrepido tenente Mariano, l'italiano e donnaiolo Alfonso, e un cenetista andaluso con problemi di minzione ed evidenti parentele letterarie.

Laureano era di quelli "che avevano fatto l'amore per la prima volta sulle barricate". E le barricate erano quelle sanguinose della rivoluzione asturiana del 1934 (già argomento del precedente romanzo "Tempo perso"), poi quelle del 1936, poi la sconfitta delle Asturie, il rientro a combattere in difesa dell'Aragona e la lenta agonia delle speranze degli antifascisti di tutto il mondo, fino all'esilio francese, nella spumeggiante narrazione in flash-back di un uomo d'azione, abituato come nessun altro a vedere la morte in faccia ogni giorno.

Questa storia si incrocia, e si muove parallela, con quella di un personaggio diversissimo, Walter Benjamin, come altri personaggi realmente vissuto, intellettuale ebreo fuggito dalla Germania e capitato a doversi barcamenare fra mille difficoltà legali ed economiche nella cosiddetta "democrazia" francese. Quest'uomo, sempre indeciso prima di prendere una decisione e in balia delle proprie sventure, malfermo di salute, all'apparenza di vent'anni più vecchio della realtà, è accomunato ai rivoluzionari spagnoli da un tragico destino che lo porterà all'incontro con Laureano, in cui il combattente si sente unito all'intellettuale dalla istintiva solidarietà dei vinti, ma senza capirlo, aiutandolo senza possibilità di comunicazione. Gli resta oscuro ad esempio come qualcuno possa considerare un manoscritto più importante della propria stessa vita.

Non è che l'ennesimo tentativo di riconnettere i pezzi di quello che il filosofo tedesco chiama Angelo della Storia, e cerca di spiegare alla sorella in una toccante pagina del libro. "C'è un quadro di Klee che si chiama Angelus Novus. Vi è rappresentato un angelo che sembra allontanarsi da qualcosa su cui ha fisso lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali dispiegate. L'Angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Là dove a noi appare una catena di eventi, egli vede un'unica catastrofe, che ammassa [...] senza tregua macerie su macerie e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe trattenersi, destare i morti e connettere i frantumi. Ma dal paradiso soffia un vento così forte che l'angelo non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge inesorabilmente nel futuro, a cui egli volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine davanti a lui cresce verso il cielo. Ciò che chiamiamo progresso, è questa tempesta".

E di questa tempesta fa parte il più triste ma allo stesso tempo il più affascinante dei fallimenti, la cesura storica che guerre e totalitarismi hanno determinato a danno dei movimenti rivoluzionari nella prima metà del Novecento. Argomento talmente affascinante che della sua memoria continua a nutrirsi, oltre all'immaginario della sinistra, la letteratura degli ultimissimi anni, e non solo quella latinoamericana, a giudicare dagli ultimi lavori di Arpaia, Cacucci, Maggiani e chi più ne ha più ne metta.

F.F.



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