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Da "Umanità Nova" n.20 del 3 giugno 2001

Guerre stellari
I nuovi giocattoli di Bush II

L'amministrazione Bush vuole effettuare in tempi rapidi una "revisione" della propria strategia militare. Da alcuni mesi il segretario alla difesa Rumsfeld ha incaricato una "commissione speciale" di studiare la situazione e proporre le modifiche necessarie a rispondere alle "minacce alla sicurezza degli Stati Uniti". Come è evidente se si considera che oggi sul pianeta non esiste una potenza economica e militare comparabile a quella americana, le minacce sono soltanto "potenziali" come ha dimostrato l'ultimo documento strategico sfornato dalla passata amministrazione democratica. Ci riferiamo a "Proliferazione: minacce e risposte" redatto dal sottosegretario alla difesa di Clinton, William Cohen, caratterizzato da una serie impressionante di "sembra... potrebbe... appare..." usati per cercare di dimostrare che nel mondo almeno 20 stati si starebbero dotando di armi chimiche o batteriologiche e altrettanti disporrebbero di missili balistici o cruise. Il vero motivo della "revisione" è l'ennesimo programma di riarmo fondato su una nuova versione dello scudo spaziale lanciato nel 1985 da Reagan.

Le schede che abbiamo realizzato vogliono essere un parziale contributo ad una migliore conoscenza della questione.

A cura del C.S.M.

REVISIONE STRATEGICA: VERSO LA SUPERIORITÀ ASSOLUTA

Della cosiddetta rivoluzione degli affari militari si parla almeno da una quindicina di anni. Essa si basa sui concetti operativi derivati dalle nuove tecnologie che permettono una oculata scelta degli obiettivi, un'estrema precisione a grande distanza degli armamenti, un'informazione permanente e completa delle forze dell'avversario e dei bersagli da colpire. Il concetto centrale di questa nuova strategia è quello del controllo strategico. L'obiettivo degli strateghi americani non è quello di occupare un territorio ma quello di creare le condizioni per esaminare la situazione in cui si trova l'avversario, ridurne la potenza attraverso la distruzione delle sue forze militari, industriali e politiche al fine di annichilirlo e costringerlo alla resa. Per questo lo strumento principe del controllo strategico è il potere aerospaziale che permette di avere in tempo reale la conoscenza dell'avversario, sia dal punto di vista militare che economico, di controllare i suoi comportamenti in modo da analizzare le informazioni ottenute e dedurne gli obiettivi da distruggere. Il tutto con le minime perdite di uomini e mezzi per evitare il ripetersi di quella che negli anni `80 è stata definita la sindrome del Vietnam. Questa rivoluzione strategica è già stata applicata negli ultimi conflitti: guerra del Golfo, Bosnia e Kosovo.

Ora i repubblicani vogliono andare ancora oltre. La strategia della guerra fredda si basava sulla dissuasione; vale a dire: la certezza di una risposta nucleare bastava a dissuadere le potenze nucleari o altri bellicosi stati dall'attaccare con missili balistici gli Stati Uniti o le loro basi sparse nel mondo. A questa visione classica della dissuasione l'amministrazione Bush contrappone quella della superiorità assoluta elaborata negli anni '80 dagli Stati Maggiori e da alcune Fondazioni vicine al potentissimo complesso militare-industriale. Questa strategia si fonda sulla superiorità assoluta acquisita dagli Stati Uniti in tutti i settori bellici.

La "commissione speciale" incaricata da Bush di rivedere i concetti strategici, presieduta da Andrew Marshall, 79enne esperto di questioni militari proprio in una Fondazione, ha già fatto conoscere alcune delle sue conclusioni. La revisione sarà condotta all'insegna del grande balzo: se la minaccia proverrà da Russia, Cina, India e da quelli che la propaganda americana ama definire stati canaglia (Corea del Nord. Iraq, Iran, Libia, Siria, Sudan...) la risposta si baserà su missili, satelliti, velivoli a lungo raggio, reti d'informazione, piccole e mobili unità dell'esercito e della marina. In una frase "minore dispiegamento di forze militari all'estero ma superiore capacità di intervento rapido". Per questa nuova strategia la "commissione" sta rivedendo tutti i nuovi programmi per nuove armi. In totale si tratta di verificare se i progetti - valutati in circa 500 miliardi di dollari di valore - sono adatti alle nuove esigenze ma anche di rilanciare programmi, come lo scudo spaziale, finora rimasti nel limbo delle scelte non ben definite.

SCUDO SPAZIALE: RITORNANO LE "GUERRE STELLARI"

Era l'ormai lontano 1985 quando l'allora presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan lanciò il fantascientifico programma dello scudo stellare, un progetto di basi spaziali e sistemi missilistici incaricati di annientare ogni possibile attacco missilistico contro gli Stati Uniti. Il progetto, ambizioso quanto irrealistico, naufragò miseramente a causa del fallimento dei primi lanci sperimentali, dei costi e della caduta dell'impero del male, l'Unione sovietica. Ma il progetto non è mai stato completamente abbandonato. Negli ultimi anni il Pentagono ha infatti continuato a portare avanti una serie di progetti in grado di proteggere le truppe americane impegnate in prima linea (I livello) e il territorio continentale degli Stati Uniti (II livello). La BMDO (Ballistic Missile Defense Organisation) erede del reaganiano SDI (Strategic Defense Iniziative) coordina i programmi di entrambi i livelli. Relativamente al I livello si tratta dei programmi PAC-3 terrestre, Navy Area navale, THAAD (Theater High Altitude Area Defense) terrestre e Navy Theater Wude navale. Senza entrare in inutili specifiche tecniche c'è da sottolineare che il programma più importante, il THAAD, sviluppato dalla Lockheed, ha inanellato una serie incredibile di fallimenti: 5 su 8 tentativi fino al 1998. Questi fallimenti hanno reso irrealistica la previsione di rendere operativo il sistema entro il 2006.

Il vero erede del reaganiano scudo stellare è però il programma NMD (National Missile Defense) per la difesa del territorio continentale degli Stati Uniti. Il programma iniziato nel 1997 doveva portare entro il 2000 alla definizione della fase sperimentale, seguita dalla messa in opera entro il 2003-2005 di un sistema capace di intercettare contemporaneamente una ventina di missili balistici. Il problema è che la fase sperimentale è stata disastrosa: tre fallimenti su tre tentativi di intercettazione. Una curiosità: ogni esperimento di questo programma costa 100 milioni di dollari. Nonostante i disastri il nuovo presidente ha confermato la volontà di fare dello scudo spaziale il cardine dei nuovi progetti militari anche se non è stato reso noto se il programma subirà dei mutamenti.

L'impegno finanziario è enorme: l'attuale progetto prevede una spesa di 60 miliardi di dollari entro il 2003 ma c'è chi parla di 100 miliardi di dollari entro il 2005.

Lo scudo spaziale crea anche notevoli tensioni a livello internazionale. Russia e Cina, le potenze nucleari maggiormente colpite, accusano gli Stati Uniti di voler rilanciare la corsa agli armamenti nucleari, mentre gli alleati europei guardano con inquietudine un progetto che rilancerebbe la supremazia americana proprio mentre essi cercano di organizzare una forza militare europea autonoma sia pure nel quadro atlantico. I russi hanno cercato di inserirsi in questo malessere proponendo agli europei di costruire uno scudo alternativo a quello americano. L'obiettivo della diplomazia americana è quello di ottenere il consenso europeo nel prossimo vertice della NATO in programma a metà giugno. Comunque Bush ha già avvertito che la decisione spetta solo e soltanto agli Stati Uniti.

FIN CHE C'E' GUERRA CI SON PROFITTI

La revisione della strategia piace molto agli ambienti finanziari americani che fiutano odore di grandi affari: nel 2000 il settore bellico (aerospazio e difesa, o la scuderia del Pentagono come viene definito negli ambienti finanziari) è cresciuto del 55% alla borsa di New York. Una performace superiore a quella di ogni altro settore. Le spese militari dovrebbero aumentare nel prossimi 10 anni del 7-10% rispetto ai 310 miliardi di dollari previsti per il 2002, ma questa cifra non comprende i programmi a lunga scadenza. Una torta come non si ricordava dai tempi di Reagan per le 5 sorelle degli armamenti - Lockheed, Boeing, Raytheon, General Dinamics, Northrop Grumman - uscite rafforzate dall'ondata di fusioni e acquisizioni che ha caratterizzato gli anni '90. Nonostante la crisi economica americana la Northrop ha chiuso il 2000 con 429 milioni dollari di attivo, la Lockheed prevede per il 2001 un aumento del 25-30% dei profitti mentre il quarto trimestre del 2000 è stato chiuso con un + 11% dei profitti dalla General Dinamics e un +36% dalla Boeing.

TUTTI GLI UOMINI DEL PRESIDENTE: ATTENTI A QUESTI TRE

Ecco un breve ma significativo quadro di coloro che stanno rilanciando la corsa al riarmo mondiale:

Dick Cheney: vicepresidente degli Stati Uniti. Era segretario alla Difesa durante la guerra del Golfo ma aveva partecipato al governo del presidente Ford, il repubblicano che prese il posto di Nixon costretto alle dimissioni dallo scandalo del Watergate.

Colin Powell: segretario agli esteri. Capo di Stato maggiore delle forze armate durante la guerra del Golfo ma anche presidente del Consiglio per la sicurezza nazionale, veterano e pluridecorato della guerra del Vietnam.

Donald Rumsfeld, segretario alla difesa. Uomo d'affari già segretario alla difesa del presidente Ford ha lavorato per anni come rappresentante della lobby delle industrie belliche presso il Senato degli Stati Uniti.



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