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Da "Umanità Nova" n.24 del 1 luglio 2001
Finanza barbara
Il folle vortice dei soldi
Le statistiche dell'economia finanziarizzata ci narrano di volumi monetari
stratosferici che ogni giorno circolano vorticosamente nelle borse dei vari
paesi, in tempo reale e perpetuo, grazie al sapiente utilizzo dei fusi orari,
speculando su ogni differenziale reale e virtuale, di cui beneficiano una
infima minoranza di umanità: investitori, addetti ai lavori,
risparmiatori. Le medesime statistiche ci informano, con dati questa volta un
po' più precisi, che il controvalore monetario dello scambio commerciale
annuo a livello mondiale di beni e servizi, ossia di tutto ciò che ci fa
vivere eccetto il denaro che ce ne consente l'accesso, l'acquisizione e
talvolta l'appropriazione, ammonta ad alcune migliaia di miliardi di dollari,
quanto le borse registrano in meno di una settimana di operatività, per
un rapporto finale, rispettivamente, di circa il 98% contro il 2%.
In altri termini, la terra vive del 2% della ricchezza prodotta nella
produzione e distribuzione di beni e servizi reali, su un parco monetario di
ricchezza globale di cui si appropria massicciamente il segmento finanziario
che opera in borsa.
Se tutto questo stesse a significare solamente la metamorfosi della nota
formula marxiana D-M-D' bypassata drasticamente in D-D' con una disinvoltura da
capogiro, visti i livelli di arricchimento personale e di gruppo
ultraristretto, già occorrerebbe ripensare la configurazione
antropologica della scienza (o dell'arte) dell'economia in epoca di
globalizzazione. Le stesse statistiche di prima ci dicono, infatti, come il
monte patrimoniale di alcuni individui singoli surclassi i patrimoni monetari
collettivi disponibili per intere popolazioni del pianeta: tre persone in carne
e ossa a fronte di tre miliardi di sventurati, secondo una immagine
terrificante di piramide innalzata al cielo come novella torre di Babele, in
cui il segno distintivo dell'arroganza del privilegio non è la lingua ma
la moneta, il potere del denaro che figlia se stesso divorandosi e divorando
terre e anime.
Purtroppo la monetarizzazione sfrenata della vita degli individui nonché
dei popoli non si limita solo a un gioco d'azzardo in cui consumare ricchezze
altrui. Già solo il contraccolpo psicologico dei saliscendi borsistici
ha una influenza sul potere d'acquisto della divisa nazionale tramite la quale
si accede, per la stragrande maggioranza della popolazione del pianeta, non al
recinto sacro della virtualborsa, quanto più prosaicamente ai beni di
consumo che servono a sopravvivere o a vivere decorosamente.
In altri termini, la speculazione finanziaria, unitamente alla trasformazione
dei processi produttivi che mettono sotto torchio un bene impalpabile,
l'intelligenza e il sapere, approfittandosi di esso in maniera pervasiva e
disciplinare, unitamente alle manovre di accentramento in megacorporations che
sottraggono ricchezza stornabile a livello collettivo poiché l'esistenza
di paradisi fiscali e la delocalizzazione privano le casse pubbliche di risorse
finanziarie, non riguarda solamente le fortune di quei patrimoni personali,
bensì colpiscono le economie reali di ciascuna realtà data in
cui, meno virtualmente, vivono gli abitanti della terra.
L'affossamento economico delle economie reali grazie all'egemonia finanziaria
è un riflesso di politiche di potenza attuate non solo dal capitale
globale ma anche dalle istituzioni finanziarie internazionali controllate dai
governi di un pugno di stati ricchi e potenti che rappresentano una minoranza
del mondo. Anche riuscendo a discernere gli aspetti patologici di una
speculazione finanziaria ai limiti dei codici penali vigenti nei paesi di stato
di diritto, da una condotta speculativa correttamente fisiologica rispetto ai
nuovi prodotti di mercato finanziario, l'egemonia del denaro in cerca di luoghi
di profitto su scala globale diviene una spada di Damocle nei confronti di ogni
accumulazione stabile di risorse da drenare al flusso vorticoso dei giochi
borsistici, ai fini di un possibile uso non finanziario, cioè non miope,
quindi di medio-lungo termine come per una qualunque forma di investimento in
servizi e infrastrutture pubbliche, per fare un esempio elementare, in cui la
renditività non è appropriabile da misure di bilancio d'impresa
da portare alla voce dei profitti, bensì si lega all'innalzamento
qualitativo dell'esistenza attraverso scuole, ospedali, assi di comunicazione e
via dicendo.
Se poi la speculazione finanziaria diventa il vangelo tramite cui impossessarsi
politicamente ed economicamente di ricchezze altrui (non solo nel sottosuolo,
ma anche e soprattutto braccia da asservire in patria o all'estero una volta
costrette alla fuga per via di conflitti sanguinari che hanno per target la
popolazione civile o per via di miseria e povertà a tutto spiano), non
più attraverso una crociata militare diretta, bensì attraverso le
rigide condizioni di salvataggio finanziario di economie locali prima distrutte
dalla loro integrazione nel mercato globale, poi fittiziamente salvate, ergo
depredate, e infine lasciate a se stesse dopo la registrazione del fallimento
dei piani di aggiustamento strutturale del Fondo Monetario Internazionale o
delle regole di condizionalità della Banca Mondiale e dell'Unione
Europea, come è il caso di un intero continente: quello africano, allora
possiamo rilevare come la barbarie che riteniamo peculiarità
dell'egemonia finanziaria, costituisca in senso più ampio la cifra
epocale dello sterminio e della rapina che il capitale globale e gli stati
ricchi e potenti che presiedono vertici e consigli di amministrazione dei vari
Fmi, Bm, Wto, Bri (per non parlare di quei politici americani che passano
tranquillamente dalle poltrone di imprese in cerca di profitti a quelle di
segretariati di stato protesi alla ricerca delle condizioni ottimali
affinché la supremazia politica ricada anche sull'arricchimento dei
bilanci privati e aziendali) compiono quotidianamente sulla pelle
dell'umanità.
Salvo Vaccaro
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