unlogopiccolo

Da "Umanità Nova" n.24 del 1 luglio 2001

Polizia fascista
Le botte di Napoli nel rapporto di Amnesty

Il governo, o, come dicevo, lo Stato giustiziere,
moderatore della lotta sociale, amministratore imparziale
degli interessi del pubblico, è una menzogna, è un'illusione
E. Malatesta

Il comportamento delle forze dell'ordine contro i manifestanti anti-G8 a Napoli è finito nei rapporti di Amnesty International, mettendo in stato di accusa anche l'ex-governo di centro-sinistra che col governo Bianco se ne rese politicamente responsabile, anticipando lo stato d'assedio gestito a Genova dal neo-ministro dell'Interno Scajola.

Ma oltre all'evidente continuità riscontrabile nelle logiche poliziesche degli ultimi governi, indipendentemente dal colore politico e dalla personalità del ministro di turno, un aspetto tutt'altro che marginale su cui neanche i giornali della sinistra d'opposizione si soffermano in modo adeguato è l'ideologizzazione e la fascistizzazione culturale che da tempo hanno investito gli organici della polizia, con particolare riferimento ai reparti anti-sommossa e d'intervento speciale. Anche se da parte nostra non abbiamo mai nutrito illusioni sulla cosiddetta democratizzazione dei "lavoratori" della polizia, dato che comunque il loro ruolo non può essere che autoritario e anti-proletario nonché intrinsecamente violento, ma da tempo andiamo denunciando il fatto ormai sempre più palese che nei corpi di polizia vi è stato anche ai più bassi livelli gerarchici uno spostamento su posizioni politiche, metodi e atteggiamenti propri dell'estrema destra che ben spiegano l'accanimento, anche ideologico, con cui questi operano in occasione di manifestazioni dell'antagonismo sociale.

Gli esempi non mancano, dai saluti fascisti esibiti provocatoriamente da agenti in divisa agli insulti nei confronti delle donne, dai pestaggi in puro stile squadrista 10 contro 1 al livore antisociale esibito protervamente in ogni occasione, con uno stile da "duri" di certo ispirato ai telefilm che ci vengono propinati senza tregua.

Anche a Genova il 9 giugno scorso, in occasione della manifestazione anarchica, abbiamo visto ai posti di blocco agenti di ogni genere che, dentro i blindati, dimostravano la loro ansia di menare le mani facendo gestacci, insultando e sbattendo minacciosamente fucili e manganelli, mentre i colleghi della Digos con molto più fairplay si occupavano dei controlli e dei rapporti "diplomatici".

È fin troppo ovvio che simili entusiasmi sbirreschi non nascono dal niente, ma sono il frutto di un apparato che non solo li tollera ma li istiga, garantendo l'impunità per gli eccessi compiuti. D'altra parte, durante gli anni del suo governo il centro-sinistra si è guardato bene dal mettere in discussione la politica e le strutture repressive così come si sono andate configurando in decenni di governi anticomunisti e antipopolari all'ombra della NATO, ed è anzi ricorso alla mobilitazione dell'esercito nella difesa dell'ordine pubblico in occasione dei diversi summit del G8, facendo tornare alla mente i precedenti "scelbiani" degli anni '50 e '60, ma anche i cingolati e le autoblinde nelle strade di Bologna nel '77.

Anche la prosa è sempre la stessa, allora di fronte all'assassinio del compagno Lo Russo, colpito dai proiettili sparati da un carabiniere, "l'Unità" definì come teppisti e provocatori coloro che si ribellavano al terrorismo statale, oggi davanti al compagno morente a Goteborg sempre "L'Unità" (16. 06. '01) se la prende coi "gruppi organizzati, che hanno un aspetto da veri provocatori. Pattuglie di hooligan in divisa da combattimento".

E pensare che saremmo noi quelli che non sanno liberarsi dal passato...

ANTI



Contenuti UNa storia in edicola archivio comunicati a-links


Redazione: fat@inrete.it Web: uenne@ecn.org