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Da "Umanità Nova" n.25 dell'8 luglio 2001
Strage di stato
Sentenza all'italiana
Diciamolo subito, tanto per sgombrare il campo: questa
sentenza porta alla luce solo una piccola parte della verità. La
condanna all'ergastolo di Carlo Maria Maggi, Delfo Zorzi e Giancarlo Rognoni
per la strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969 è una condanna
all'italiana. Dice e non dice. Accusa, ma sorvola. È chiaro che gli
imputati (senza dimenticare i tre anni a Stefano Tringali per favoreggiamento e
la prescrizione a favore di Carlo Digilio, armiere del gruppo mestrino di
Ordine nuovo, informatore dei servizi segreti americani e gran pentito
nell'inchiesta del giudice milanese Guido Salvini) sono l'anello terminale di
quella strategia chiamata della tensione che proprio nella bomba alla Banca
nazionale dell'agricoltura di Milano registrò il fatto più
clamoroso e criminale. Sì, perché in questo processo non c'erano
(come è stato scritto all'inizio del dibattimento su questo settimanale)
i <<pezzi da novanta>> e non c'erano neppure gli altri complici:
primi fra tutti Franco Freda e Giovanni Ventura, i due neonazisti già
individuati nel 1971dal giudice istruttore di Treviso, Giancarlo Stiz. Freda e
Ventura sono stati assolti con sentenza passata in giudicato, quindi, anche se
in questo processo sono emerse in modo chiaro le loro responsabilità,
per loro la partita è chiusa. Così come è chiusa per
Stefano Delle Chiaie, l'allora capo di Avanguardia nazionale a Roma,
cioè il gruppo che diede un appoggio logistico (e non solo) per gli
attentati, sempre del 12 dicembre 1969, al monumento al milite ignoto (quattro
feriti) e alla Banca nazionale del lavoro di via Veneto (14 feriti). Delle
Chiaie, dopo una latitanza durata anni, rientrato in Italia è stato
assolto definitivamente nel 1991.
Però questa sentenza ha un suo rilievo: anche in sede giudiziaria viene
ammesso, sia pure parzialmente e implicitamente, che la manovra per addossare
alle sinistre e in primo luogo agli anarchici la responsabilità di
quella strage faceva parte di una strategia di segno opposto. Ma chi guidava
quella strategia resta fuori. Per questo possiamo parlare di sentenza
all'italiana.
C'è, poi, un altro aspetto di rilievo. Questa sentenza arriva 32 anni
dopo la strage. Trentadue. Non siamo più nel campo giudiziario, ma in
quello storiografico. Che condannino all'ergastolo un uomo di 67 anni come
Maggi, che per di più ha già avuto due emorragie cerebrali, a chi
e a che cosa serve? Soprattutto che lo condannino adesso quando i giochi sono
fatti, quando la strategia della tensione ha dispiegato tutti i suoi effetti,
non muove di un'acca la situazione nella quale ci troviamo.
Eh sì, bisogna riconoscerlo (ma è da tempo che lo si va ripetendo
e non solo su queste pagine) la strategia della tensione ha raggiunto quello
che democristiani e suoi alleati, servizi segreti italiani e americani, Nato e
Casa Bianca volevano ottenere: un'Italia ossequiente alla direttive del padrone
dell'Occidente: gli Stati Uniti. Per arrivare a questo servivano dei morti?
Serviva terrorizzare la popolazione contro il <<pericolo rosso>>?
Ebbene i morti ci sono stati. Tanti. (Uno poi è stato fatto volare dal
quarto piano della questura di Milano. Era Giuseppe Pinelli: anche la sua morte
è rimasta impunita). La repressione contro la sinistra c'è stata.
E tutto questo ha prodotto i suoi effetti. si è stabilizzato
destabilizzando. Tanto che le vittorie riportate dalla controinformazione (in
primo luogo quella anarchica, ma non solo quella) sono state, alla luce degli
anni trascorsi e di che cosa è successo, più simboliche che
reali. Certo, la mobilitazione, le contraddizioni di poliziotti, magistrati e
politici, l'evidenza della colpevolezza dei neofascisti hanno permesso di
arrivare alla liberazione di Pietro Valpreda, l'anarchico accusato di quella
strage, già nel dicembre 1972. Una liberazione ottenuta con una legge
specifica (la legge Valpreda, appunto), ma poi politici e magistrati hanno
gestito la questione, l'hanno sfilacciata, hanno distratto l'opinione pubblica,
tanto che la prima sentenza (di questo iter che adesso è arrivato
all'ottavo giudizio, senza contare due decisioni della Cassazione) è del
1979: dieci anni dopo la strage.
È per questo che nell'aula bunker di via Filangieri a Milano non
è stata letta una sentenza, ma è stata scritta una cronaca della
storia. Una cronaca, ancora incompleta a cui mancano i protagonisti, ma che ha
visto in scena solo i gregari. Il tutto, nonostante i titoloni sulle prime
pagine dei giornali, nella quasi totale indifferenza della stragrande
maggioranza degli italiani. In tutt'altre faccende affaccendati.
Ma che cosa si pretende dopo 32 anni?
Luciano Lanza
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