Da "Umanità Nova" n.33 del 30 settembre 2001
Tonfa!
Faccia da manganello
La profondità sta in superficie
Hugo Von Hoffmanstall
Torino - Porta Susa - 20 settembre 2001
Verso le cinque del pomeriggio io ed un altro paio di compagni della CUB
distribuiamo, di fronte alla stazione di Porta Susa, ai pendolari in partenza
un volantino sull'abolizione dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.
Ordinaria amministrazione.
Si tratta di un testo certo non tenero nei confronti del padronato e del
governo ma non invita all'insurrezione. D'altro canto, per la comprensione di
quanto è avvenuto, il contenuto del volantino, come si vedrà,
è perfettamente irrilevante.
Per evidenti motivi d'efficienza nella distribuzione ci siamo separati. Io
svolgo tranquillo il dover mio quando mi si avvicinano due poliziotti, uno
giovane ed uno anziano. Come si scoprirà poi, il giovane è un
agente e l'anziano un ispettore. Entrambi sono palesemente meridionali ma
l'agente ha l'aspetto atletico e nervile mentre l'ispettore sembra, mi limito a
dire che sembra, il classico padre di famiglia.
L'agente mi chiede un volantino che io gli do tranquillamente. Ripensandoci, mi
rendo conto che, a differenza di altri compagni, io non ho una particolare
ostilità per i poliziotti in quanto persone. Un compagno, tempo
addietro, mi ha chiesto se quest'attitudine deriva dalle giovanili pasoliniane
ma, a mio avviso, se qualche lettura ha avuto influenza in questo senso, si
tratta, probabilmente, di quella di Malatesta. Per la verità, credo che,
più semplicemente, non mi riesca di considerare il singolo poliziotto
come un nemico radicale e che mi appaiano come persone che hanno fatto una
cattiva scelta di vita. Altro, ovviamente, è il discorso
sull'istituzione che servono ma non intendo fare discorsi troppo profondi.
Mentre do il volantino all'agente mi scappa la considerazione che il rischio di
licenziamento non lo tocca direttamente ma che l'argomento può
interessarlo. Dopo di che mi giro per volantinare.
Lui reagisce seccamente informandomi che non si trova lì in veste di
utente ma nella sua funzione ufficiale. Inizia a chiedere se abbiamo il
permesso di volantinare, se si tratta di un volantino sovversivo ecc.. Gli
faccio notare che si tratta di un volantino sindacale e che non mi risulta che
per volantinare sia necessario un permesso.
Mi rendo conto che uso un tono secco e infastidito ma, appunto perché lo
considero una persona, non mi pare una persona simpatica. Ammetto che mi balza
in mente l'idea che sarebbe divertente l'essere fermato e il denunciare le
pratiche antisindacali della polizia.
La reazione del giovanotto si fa più dura mentre il più anziano
tace. Mi fa notare che non è mio figlio e che non posso parlargli in
quel modo. Mi accusa, anzi, di avergli dato del tu e mi fa notare che lui mi da
del lei. Io ribatto rilevando che gli ho dato del lei e che vorrei capire qual
è il problema. Effettivamente lui non ha nemmeno tentato di leggere il
volantino.
A questo punto lui mi informa che quello che credevo il collega era in
realtà un ispettore e sembra aspettarsi non so bene cosa. L'ispettore, a
questo punto, interviene e se lo porta via.
Come si può vedere, nulla di grave. Eppure, qualcosa significa.
Probabilmente il poliziotto era sottoposto ad una sorta di prova dal suo
superiore ed era nervoso, doveva mostrarsi corretto, duro e implacabile.
Ma il riferimento a materiale sovversivo è un segno dei tempi,
c'è in settori della polizia un'attitudine più aggressiva
rispetto al passato e la giovane guardia si adatta ai tempi meglio di chi vive
il suo compito come un modo di portare a casa lo stipendio.
Mi resta un'immagine strana: un po' penso a un dobermann, un po' al tonfa, il
manganello statunitense lanciato sul mercato dai fatti di Genova. È come
se un uomo fosse diventato un tonfa o, almeno, che ambisse a diventarlo.
E, francamente, non è un bello spettacolo.
Cosimo Scarinzi
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