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Da "Umanità Nova" n.34 del 7 ottobre 2001

Contro la guerra da Napoli a Washington

A Napoli è andata bene. Nonostante da più parti, ben prima dell'11 settembre, l'iniziativa fosse stata snobbata, se non decisamente boicottata da tanti politicanti, passati dagli appelli alla violazione della zona rossa genovese alla costruzione a tavolino del Social Forum nazionale.

Meno bene è andata a Washington, dove, dopo la defezione delle aree moderate, sono scesi in piazza in poche migliaia.

L'autoincoronato "primus inter pares" del nascente Italian Social Forum volato negli Stati Uniti per incontrare i movimenti pacifisti e rendere omaggio alle vittime degli attentati, l'ineffabile dottor Agnoletto, si è affrettato a pontificare sul movimento americano destinato a rimanere minoritario "se non saprà proporre subito una linea alternativa e credibile a quella della guerra". Dal canto suo l'Agnoletto nazionale, già dimentico dei disastri combinati a Genova, ha già la ricetta pronta: "individuare i colpevoli, mostrare all'ONU le prove raccolte e poi dare il via ad un'operazione di polizia internazionale". Chissà cosa ne pensano gli iracheni bombardati e affamati con la benedizione dell'ONU, per non parlare delle popolazioni della Serbia e del Kosovo, dove l'operazione di polizia ha assunto le vesti dell'intervento umanitario.

Il clima bellico accelera il desiderio di incanalare entro lidi più quieti ed istituzionali un movimento che, in gran maggioranza, esprime la tensione ad un cambiamento politico e sociale radicale.

Un movimento vero, fatto di persone, di idee, progetti che il 27 settembre, un giovedì, ha occupato le strade napoletane. Un segno inequivocabile che quello visto a luglio a Genova non era un fuoco di paglia ma il segno positivo della capacità di radicamento di un'opposizione anticapitalista consapevole. Ma, occorre dirlo, si poteva e si dovrà fare meglio e di più. Anche a Napoli non è mancato chi si è richiamato ad un'autorità "superiore": Caruso, il "portavoce" dei No-global si è esibito in una penosa genuflessione di fronte al trono di Pietro, osannato per le sue posizioni pacifiste. Ben conosciamo l'ondivagante ed ambiguo pacifismo di Wojtila e dei suoi: solo una settimana orsono l'incaricato vaticano alle pubbliche relazioni appoggiava (e poi parzialmente smentiva) la guerra giusta. Tant'è: Agnoletto va a pontificare a Washington mentre Caruso preferisce farsi benedire dal rappresentante del padreterno. Entrambi, se continueranno a trovare audience nel movimento, rischiano di soffocarlo sul nascere, comprimendolo in logiche di compatibilità con l'esistente che finiranno con lo smarrirne il senso e le ragioni.

Le istanze di radicalità e radicamento espresse dagli anarchici, in Italia come negli Stati Uniti, debbono oggi più che mai trovare canali per interloquire efficacemente in un movimento dove sempre più forti sono i segnali del disagio di chi mal sopporta il tentativo di canalizzare, istituzionalizzare, governare i no-global. Peccato che il lavoro in tal senso svolto dai compagni napoletani non abbia trovato un adeguato sostegno e troppo pochi, fuori dalla Campania, abbiano partecipato alle iniziative contro la Nato e contro la guerra.

A Napoli, pur con sfumature differenti, i manifestanti hanno richiamato la necessità di saldare l'opposizione alla guerra, al militarismo, al commercio d'armi con le istanze di giustizia sociale, rispetto per l'ambiente, rifiuto della logica della merce e dell'autoritarismo statuale.

Nei prossimi mesi si giocherà un partita decisiva, una partita in cui saranno in ballo la libertà, la vita, il futuro di tanti. A Nord e a Sud. In Italia come in Afganistan.

Qui nel Belpaese il primo round sarà la finanziaria di guerra che il governo si appresta a varare, sperando che l'appello all'unità in nome dell'emergenza freni l'iniziativa dei tanti che si troveranno a pagarne le conseguenze.

A noi il compito di rendergli difficile il cammino. La difesa e l'accrescimento delle nostre libertà va di pari passo con l'opposizione al militarismo ed alla guerra. Perché la guerra, questa come ogni altra, uccide uomini, donne, bambini dove si abbatte la furia degli eserciti ma su un altro fronte, quello interno, colpisce ciascuno di noi.

ma. ma.



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