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Da "Umanità Nova" n.37 del 28 ottobre 2001
inform@zione
Napoli "succede solo da McDonald's
16 ottobre - giornata internazionale della lotta anti-McDonald's
L'OACN-FAI a Napoli ha organizzato la distribuzione di "Merenda Verace" a base
di prodotti biologici. Il tutto condito da un serrato volantinaggio e
discussioni con gli astanti. La distribuzione ha visto i compagni impegnati,
nella tarda mattinata, davanti al McDonald's di via Guglielmo Sanfelice e, nel
pomeriggio, triplicati nel numero, grazie alla fattiva presenza di altri
accodatisi liberamente al gruppo iniziale, a Piazza Municipio.
Dopo aver tappezzato l'esterno dei McDonald's con cartelloni satirici (mucche
che "per non morire" sfondano e fuggono dalle vetrine di quel luogo infernale;
pagliacci spaventosi che brandiscono coltelli insanguinati, con la didascalia
"succede solo da McDonald's") e aver distribuito gratuitamente la succulenta
merenda, la manifestazione è culminata con un "assalto" offrendo pane,
uoglie e pummarole all'interno del McDonald's a chi aspettava il velenoso
Mcpanino.
A cura dell'Organizzazione Anarco Comunista Napoletana - FAI
Massa NO alla guerra
Con la partecipazione di 7-800 persone, in prevalenza studenti, si
è svolta sabato 20 ottobre a Massa una manifestazione contro la guerra.
È interessante notare che, mentre alcuni soggetti politici
(Rifondazione, Comunisti, Arci, Lilliput, Anarchici...) hanno preso parte anche
alle precedenti manifestazioni e presidi sia a Massa che a Carrara, ad ogni
appuntamento la partecipazione della gente avviene per settori diversi, che per
la maggior parte non erano presenti alle precedenti mobilitazioni e, pur dando
il senso di una vasta adesione, il movimento non riesce a sfociare in una vera
grande occasione di lotta ben più significativa.
In questa occasione non si può non menzionare il ruolo della Camera del
Lavoro CGIL, che da una parte ha fatto sapere di voler scendere in piazza con
uno sciopero provinciale, ma poi è risultato che la convocazione
è stata fatta a mezzo di volantini che chiamavano a manifestare "contro
il terrorismo", affissi nei pressi degli ingressi dei luoghi di lavoro e non
nelle bacheche, con nessuna riunione preparatoria per un vero e proprio
sciopero, oltretutto per la giornata di sabato che di per sé più
che uno sciopero è una mezza festa, specie per alcune categorie. Ne
è risultato che dietro lo striscione della CdL vi erano pochi quadri,
del tutto assenti i semplici iscritti.
La costruzione di un forte e unitario movimento contro la guerra, che passi per
le categorie produttive e socialmente significative è dunque ancora un
percorso da costruire.
Alfonso
Sciopero Unicobas-Scuola
Si è svolto venerdì 19 ottobre lo sciopero nazionale
dell'intera giornata indetto dalla C.I.B.Unicobas per i settori scuola e
pubblico impiego.
L'azione di lotta è stata rivolta contro la Legge finanziaria per il
2002 e contro la guerra. A Roma si sono svolte due manifestazioni nazionali:
una sotto il Ministero dell'Istruzione, con corteo sino a Montecitorio, alla
quale hanno partecipato 2000 manifestanti; l'altra sotto il Ministero della
funzione pubblica, nella forma del presidio.
A Livorno si è svolta una manifestazione provinciale dei lavoratori
della scuola, con presidio e comizio nel centro cittadino. Molto vivace la
partecipazione in piazza, così come nelle assemblee preparatorie che si
erano tenute in molte scuole, in orario di servizio, recuperando un diritto
sindacale che da due anni ci veniva negato.
Nel corso della mobilitazione è emersa con chiarezza la
contrarietà della categoria alla manovra nel suo complesso, a quella che
si configura chiaramente come una Finanziaria di guerra, ed alle sue
ripercussioni economiche e normative (vedasi l'ampia illustrazione che ne
è stata data su U.N. ndeg. 35)
Buoni i dati di adesione allo sciopero: circa il 10% nelle località dove
il sindacato è più attivo. Un risultato soddisfacente,
soprattutto tenendo conto che lo sciopero del 19 ottobre era sostenuto solo da
Unicobas e che l'approdo alla giornata è stato particolarmente
accidentato.
Oltre ai soliti giochetti di molti presidi, si sono avuti vari boicottaggi: una
nota sulla rete interna dell'amministrazione scolastica nazionale che, giocando
sull'ormai stantio equivoco Unicobas/Cobas, ha diramato la notizia falsa che lo
sciopero veniva spostato dal 19 al 31 ottobre.; inoltre, la revoca dello
sciopero, giunta all'ultimo momento da RdB -LSU e LPU, che ha dato modo a molti
presidi di confezionare circolari in cui si dichiarava genericamente che gli
scioperi del 19 ottobre erano annullati.
Evidentemente questo sciopero, snobbato dai media e dalla stampa superallineata
(vedi Liberazione) era scomodo, o quantomeno fastidioso. Forse perché
era il primo, perché apriva la strada ad una possibile fase di lotta,
perché era, per la sua parte, destabilizzante, perché ha
costretto anche i confederali di stato a indire un generico stato di
mobilitazione che li ha gettati nel caos più totale.
Inchiodati tra la sprezzante impossibilità di convergere sulle date
(troppe!) indette dal sindacalismo di base e i tempi imposti dalle
regolamentazioni antisciopero (che essi stessi hanno inventato), non hanno
definito una data di sciopero e si sono affidati alla celebrazione del rituale
della mediazione nel tentativo di boicottare le agitazioni già indette:
non è un caso che il giorno determinante scelto per la trattativa fosse
proprio il 19 ottobre, data del primo sciopero della scuola.
Ma le difficoltà dei maggiormente rappresentativi non sono finite.
Spiazzati dalla ministra che ha abilmente mostrato un'insignificante barlume di
disponibilità, hanno nobilmente deciso di proseguire la trattativa senza
indire, per ora, alcuno sciopero, tanto più che esiste il rischio di una
rottura del fronte confederale, viste l'intenzione già resa nota di
10.000 insegnanti di Comunione e Liberazione di uscire dalla CISL per fondare
un sindacato sponda del Ministro, se la triplice continuerà a sbuffare
sulle misure che la Moratti ha ficcato in finanziaria.
Sinceramente ci fanno pena: preferiamo i nostri scioperi "minoritari"
all'equilibrismo del nulla.
Patrizia Nesti
Pordenone contro McDonald's
Riuscita perfettamente la manifestazione anti-McCarbonchio a Pordenone
organizzata dal CSOA Gatanegra: dalle 17 alle 21 distribuzione di materiale
informativo; castagne, pizze, focacce, fiumi di vino e birra; sound-system a
bacchettone e tamburi amici.
Il McDanno di Pordenone é molto decentrato, in zona industriale sulla
statale, ma il TAM-TAM di informazioni ha funzionato, garantendo un turn-over
continuo di compagni, simpatizzanti, amici, rendendo necessaria la chiusura
della via a fianco e la messa a doppio senso di marcia della strada d'accesso
solitamente a senso unico.
La Lega Nord aveva annunciato che avrebbe mandato una delegazione a mangiare
hamburger in solidarietà al McSchifo. Il loro slogan era "mangiamo un
Hamburger contro il terrorismo"
La nostra risposta ai giornalisti intervenuti che chiedevano una dichiarazione
é stata: "per essere coerenti con quanto affermano solitamente avrebbero
dovuto portarsi formaggi e vino; comunque se ci tengono tanto ad avvelenarsi,
non li fermeremo di certo"
Lucca contro la guerra
Circa mille persone hanno manifestato nel pomeriggio di sabato 20
ottobre, sfilando nel cuore di Lucca. La manifestazione, indetta contro la
guerra ed il razzismo, era, nelle intenzioni, una risposta alla concessione dello stadio, da parte della giunta comunale, per la festa regionale di Forza Nuova. Il corteo
è stato aperto dai migranti e partecipato da un nutrito spezzone
anarchico.
un presente
Inceneritore del Pollino: una questione di soldi
I lettori di UN, i compagni che hanno partecipato alla manifestazione
del 3 marzo ed alle altre iniziative promosse dal Coordinamento contro gli
inceneritori e la repressione si chiederanno probabilmente a che punto siamo
con la vicenda dell'inceneritore del Pollino di Pietrasanta. Presto detto.
L'inceneritore, ancora presidiato giorno e notte (ma è una struttura
civile o militare?), è ormai completato e ultimato in tutte le sue parti
e, per alcune settimane, è stato collaudato bruciando legna ("prove
tecniche di accensione"). Tutto questo mentre si susseguono vertici e incontri
a livello di Regione, Provincia e Comuni interessati in cui sembra prospettarsi
un'ipotesi di riconversione dell'inceneritore in una centrale non più
alimentata con combustibile da rifiuti, ma con metano o biomasse (legno e
organico). Dopo l'accordo per lo smaltimento dei rifiuti tra le Province di
Lucca e livorno in cui è stabilito di impiantare l'inceneritore a
Livorno e non più al Pollino, è stata istituita una commissione
tecnico-politica per studiare la fattibilità della riconversione della
struttura versiliese, apportando quelle integrazioni al Piano provinciale di
smaltimento dei rifiuti (il mitico "piano senza inceneritori" della Provincia
di Lucca, il mitico Piano che la Regione un giorno approverà...)
richieste dalla Regione.
Sulla stampa locale si legge che la riconversione presuppone investimenti per
75 miliardi e che tutto dipende dalla volontà dei Comuni di mettere mano
al portafoglio. La vicenda inceneritore sembra quindi giunta alla sua stretta
finale: riconversione o accensione.
Nel caso in cui lor signori raggiungessero l'accordo per la riconversione,
festeggeranno sia i partiti del centro-sinistra che quelli del centro-destra. I
primi hanno imposto l'inceneritore appaltandone la costruzione a imprese
(Consorzio Etruria e Termomeccanica) che sono loro terminali economiche e che,
adesso, di nuovo, si preparano ad intascare miliardi per la realizzazione e
gestione della riconversione. I secondi, attuali amministratori del Comune di
Pietrasanta, sono stati sempre contrari alla costruzione dell'inceneritore in
quel luogo (ma non si fanno scrupolo alcuno ad accettare inceneritori, e quindi
veleni e diossina, in altre zone, lontano dai loro alberghi, dai loro
stabilimenti balneari, dai loro interessi, insomma). Centro-sinistra e
centro-destra avranno forse un problema in meno - il problema inceneritore del
Pollino, che dall'ottobre del '97 non gli fa trovar pace, ma diverranno
mandanti di inquinamento e avvelenamento di altre genti e territori,
perché una fabbrica di morte è tale al Pollino, a Livorno,
ovunque venga costruita. E il diritto alla salute e ad un ambiente salubre vale
per tutti o per nessuno.
Se invece l'inceneritore verrà acceso, lor signori ci diranno di aver
fatto tutto il possibile per evitare ciò e di non aver potuto
riconvertire l'impianto a causa dei costi troppo onerosi. Cercheranno, come
sempre, di cadere in piedi, continuando a giocare sulla pelle di chi
onestamente e in prima persona ha lottato e lotta subendo repressione, denunce
e processi. Perché dargliela vinta?
Giros
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