Da "Umanità Nova" n.40 del 18 novembre 2001
Morto in carcere l'animalista Barry Horne
In memoria di Barry
In memoria di Barry Horne
Ancora una volta "ingiustizia è fatta": lo sfruttamento e l'oppressione
di esseri senzienti può continuare indisturbato.
Mi ero occupato varie volte del caso Barry Horne, militante animalista detenuto
nelle carceri inglesi. Come movimento U.N.A. (Uomo-Natura_Animali) avevamo
espresso pubblicamente solidarietà alla sua lotta, portata avanti in
prima persona con vari scioperi della fame, uno dei quali nel 1998 era durato
ben 68 giorni.
Con la sua protesta Barry chiedeva la fine immediata di ogni pratica
vivisezionista praticata dall'industria dei cosmetici, così come i
laburisti avevano promesso (ma non mantenuto) in campagna elettorale. Chiedeva
anche l'istituzione di una "Royal Commission" che affrontasse seriamente ogni
aspetto della vivisezione, moderna forma di tortura considerata inaffidabile da
un sempre maggiore numero di medici e ricercatori, ma indispensabile per
garantire i profitti delle multinazionali.
Era stato condannato a diciotto anni di carcere per azioni dirette in difesa
dei diritti degli animali ovunque sottoposti ad incredibili sofferenze: esseri
che non possono scrivere appelli per far valere le proprie ragioni o ribellarsi
al dominio dell'uomo. Barry Horne era colpevole di un crimine che ha soltanto
un nome: compassione, un sentimento ormai inammissibile in un sistema basato
sullo sfruttamento e sull'oppressione di esseri umani, di animali e della
natura.
Le sue condizioni di salute erano alquanto peggiorate in seguito al lungo
sciopero della fame. I danni sugli organi vitali erano stati da subito
evidenti. Gli era stata negata la possibilità di un adeguato ricovero
ospedaliero e non era stata modificata la sua categoria A, ossia di prigioniero
considerato "pericoloso e violento", anche se un diverso trattamento detentivo
avrebbe potuto aiutarlo a migliorare le sua situazione psicofisica.
Nel dicembre di due anni fa c'era stata la possibilità di una revisione
della sua situazione carceraria e avevamo intrapreso una campagna di
sensibilizzazione in suo favore. Dicevamo allora: "Se la sua categoria di
prigioniero non verrà modificata ora se ne riparlerà soltanto fra
un anno. Sempre che per allora esista ancora un prigioniero di nome Barry
Horne." In questi giorni il generoso esponente del movimento animalista, un ex
spazzino" di 49 anni diventato un simbolo della lotta per i diritti degli
animali, è morto in seguito ai danni subiti con gli scioperi della fame
(l'ultimo risaliva a quest'anno, come protesta contro gli indiscriminati
olocausti per l'epidemia di afta) e per la mancanza di cure e assistenza.
Vorrei ricordarlo di fronte all'indifferenza di chi si ostina a non vedere i
veri e propri campi di sterminio (laboratori, macelli, allevamenti...) che la
"razza padrona" ha costruito e dove i nostri fratelli animali vivono e muoiono
nel terrore.
Gianni Sartori
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