![]() Da "Umanità Nova" n.41 del 25 novembre 2001 Le morti non sono tutte ugualiSto guardando il telegiornale delle 20.00, il TG1 di lunedì19 novembre 2001, ed il notiziario si apre con la morte, per esecuzione sommaria, dei quattro giornalisti occidentali. Mi sale subito l'angoscia e penso a questa orripilante fine e mi sovvengono tutte le esecuzioni, le torture e le carceri sparse sul nostro pianeta. Il TG prosegue imperterrito e servizio dopo servizio continua a parlare della morte, questa volta eroica, "combattente", degli inviati in prima linea. Allora mi vengono in mente le morti diseguali di migliaia e milioni di esseri umani, che non hanno mai svolto professioni così nobili e che non hanno mai avuto un ruolo pubblico così elevato: bambini trucidati sulle mine anti-uomo, donne torturate ed imprigionate perché difendevano semplicemente la propria dignità umana... Per loro solo immagini sfuocate, dediche lampo, titoli di coda, tutto nel consueto e rassicurante svolgimento storico della banalità del male, nell'ovvietà che altrimenti non potrebbe che andare così. Ma per noi no, questo non può valere: le morti, e non è detto che avvengano, o sono naturali o sono per malattia, tutto al più per incidente. Il TG prosegue incessante e per ben diciassette minuti divulga solo notizie sui giornalisti trucidati: ed ecco il Presidente della Repubblica, che parla di "maledetta guerra", come se l'occidente non centrasse nulla in questo disastro e poi ancora si riferisce alle truppe militari della NATO come "portatori di pace". Allora mi vengono in mente tutte le costruzioni di falsità che in questi anni ci hanno propinato e le ragioni dei loro ossimori criminali "ingerenze umanitarie" , "bombe intelligenti", "guerra chirurgica"... E intanto il telegiornale scorre ed il disgusto sale di pari passo: "è ovvio che nella stessa corporazione giornalistica si dedichi più spazio ai propri colleghi" tento di giustificarli. Ma non mi convince del tutto: allora penso a quell'aereo statunitense che si è schiantato al suolo su di quartiere popolare di New York. Non ho sentito più nulla né di lui né delle sue vittime, né di quelle provocate dall'impatto al suolo. Allora penso che la censura, ma soprattutto l'autocensura, quando occorrano, siano efficacissime. Accettiamo la loro versione: un incidente. Grave, gravissimo, mi viene da pensare: vogliamo vedere che tutto questo ha a che fare con la manutenzione dei velivoli, con la qualità dei pezzi di ricambio, con l'alto turn-over lavorativo, con le paghe troppo basse perché una qualsiasi fatica sia svolta decentemente, insomma che tutto ciò abbia a che fare con il profitto? Perché questa notizia si è volatilizzata? La cosa importante era rassicurare il genere umano sul fatto che non si trattasse di un atto terroristico: la morte per il profitto rientra tra le cause "naturali", un po' come le morti sul lavoro: non fanno più notizia. Ora tocca al direttore del Corriere della Sera: lui afferma che i giornalisti sono morti per difendere la Libertà di Stampa e che la Libertà di Stampa faccia parte integrante della Civiltà Occidentale. Allora mi viene in mente Berlusconi e le sue famigerate frasi sullo scontro tra Civiltà e penso, così come feci allora, che quelle parole avevano un consenso molto più alto e diffuso di quanto la stessa stampa tentasse di occultare. Il TG mi scorre davanti: non penso più alle morti, alle guerre a nulla di ciò che sta accadendo. Una sola cosa mi balena in mente, come un lampo a ciel oscurato: Fascismo. Pietro Stara
|