Da "Umanità Nova" n. 2 del 20 gennaio 2002
Il lungo conflitto tra India e Pakistan
La polveriera kashmira
Un po' di storia
Lo stato del Kashmir nasce nel 1846 dall'unione di tre regioni, il Jammu, il
Kashmir e il Ladakh e dei territori del Gilgit e del Baltistan.
La composizione religiosa delle diverse aree territoriali vede nella regione
dello Jammu la prevalenza degli induisti (65%) subito seguita da quella
musulmana (oltre il 30%), le cui comunità sono in parte di origine
kashmiri, altre di origine punjabi. In minoranza seguono i sikh (6%), i
buddisti ed i cristiani.
Al contrario nella regione del Kashmir oltre il 90% della popolazione è
musulmana di ceppo sunnita, mentre gli induisti rappresentano soltanto il 4%
del totale.
Il Ladakh, infine, viene chiamato "piccolo Tibet", perché oltre il 50%
della popolazione è buddista. La comunità musulmana, forte di un
46%, è di ceppo sciita.
Il primo conflitto tra India e Pakistan[1] scoppia
nel 1947 a seguito dell'annessione forzata, dal momento che la maggioranza
della popolazione complessiva è musulmana, del Kashmir allo stato
Indiano.
Il 21 aprile 1948 una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU ordina il
cessate il fuoco ai due contendenti, imponendo al Pakistan il ritiro delle
truppe dai territori invasi e all'India l'indizione di un referendum per
l'autodeterminazione della popolazione kashmiri.
Con una successiva risoluzione, l'ONU (13 agosto 1948) istituisce un confine
provvisorio, in realtà definitivo, chiamato LOC (Line of control - Linea
di controllo), lungo la linea di fronte del conflitto Indo-Pakistano, che, di
fatto, divide il Kashmir in due territori controllati dalle rispettive forze
militari: l'Azad Kashmir (Kashmir Libero) è sotto il controllo
Pakistano, gli stati dello Jammu e del Kashmir invece sono sotto il controllo
Indiano.
Seguono altre quattro risoluzioni ONU (1949, 1950, 1951, 1957) che intimano al
Pakistan di ritirarsi dai territori occupati e all'India di indire un
referendum sull'autodeterminazione della popolazione del kashmir, ma sono tutte
interamente disattese.
Nel 1959 si apre poi un secondo fronte di combattimento, nella regione del
Ladakh, a seguito dell'occupazione cinese, prontamente respinta dalla truppe
Indiane, di 38.000 Km quadrati.
Nel 1966 scoppia il secondo conflitto Indo-Pakistano che si concluderà
nello stesso anno con la firma del trattato di Tashkent.
Il terzo conflitto Indo-Pakistano non tarderà a giungere, quando, nel
dicembre del 1971, l'India appoggia militarmente la separazione della regione
del Bangladesh, al fine di costituirsi in uno stato autonomo, dallo stato
Pakistano.
Il trattato di Tashkent viene ripreso nel 1972 dal ministro indiano Indira
Gandhi e dal suo omologo pakistano Zulfikar Al Bhutto, con l'accordo di pace
siglato a Shimla.
Negli ultimi 10-12 anni la guerriglia musulmana riprende vigore in tutto il
territorio del Kashmir, sapientemente sostenuta dal Pakistan e dall'Afganistan
e direttamente anche dalla CIA statunitense: si calcola, approssimativamente,
che i morti causati dal conflitto a partire dal 1989, contino 35.000 vittime.
I principali gruppi islamici combattenti nel Kashmir.
Hizbul Mujaheddin.
Leader: Mohammed Yusuf Khan, alias Syed Salahuddin.
Anno di fondazione: 1989
Conta circa 1200 guerriglieri che operano prevalentemente nel territorio
indiano ed è ritenuto responsabile di circa la metà dei morti
causati dalle uccisioni degli ultimi anni. Le basi logistiche sono in
territorio pakistano: a Muzzaffarabad, a Rawalpindi e ad Islamabad.
Lashkar-i-Toiba
Leader: Hafiz Mohammed Sayd.
Anno di fondazione: 1980
Agisce prevalentemente nel Kashmir Indiano ed è considerato il braccio
armato di Osama Bin Laden in Kashmir ed in India. Negli anni '80 aveva stretti
legami con la CIA.
Jaish-i-Mohammed
Leader: Maulana Massud Azhar, liberato dalle prigioni indiane in cambio di 155
prigionieri dell'aereo, del 24 dicembre 1999, dirottato da Delhi a Kandahar.
La sua scarcerazione è stata richiesta dai Talebani.
Anno di fondazione: marzo 2000
Il Jaish è autore dell'attentato dinamitardo al parlamento indiano del 1
ottobre 2001.
Harkat-ul-Mujaheddin.
Leader: Fazl.ul Rehman Khalil
Anno di fondazione: '80
Operava principalmente in Afganistan ed aveva legami molto stretti con la CIA
americana.
Conta circa 500 guerriglieri ed ha cambiato nome (si chiamava Harkat-ul-Ansar),
dopo essere entrato nelle liste di proscrizione statunitensi. Il gruppo
è implicato nel dirottamento dell'aereo del 24 dicembre 1999.
Al Badr
Leader: Nasir Ahmed e Bhakat Aaman
Anno di fondazione: 1998.
Il gruppo nasce come scissione dell'Hizbul Mujaheddin per appoggiare le
operazioni del Lashkar-i-Toiba.
La forze nucleari in campo e le questioni geo-strategiche.
La situazione attuale del Kashmir rappresenta, in piccolo, una serie di
problematiche inter-statuali che trovano origine durante la guerra fredda e chi
si dipanano, oggi, nelle diatribe e nei conflitti mondiali di cui l'ultima
guerra afgana sembra soltanto la punta dell'iceberg.
Il Pakistan è essenziale alla politica economica e strategica
statunitense nel sud-Ovest asiatico non da oggi, ma a partire, se dobbiamo
riferirci ad una data precisa, almeno dal 1959, quando lo stato islamico
aderisce all'Organizzazione del Trattato Centrale (Cento), prolungamento
asiatico, ai confini dell'impero sovietico, dell'organizzazione militare
atlantica, ovvero la NATO. La funzione del Pakistan, ricordata più volte
di questi tempi, è quella di costituire un potente alleato statunitense
nella lotta anti-sovietica prima, nella costituzione di uno stato islamico
amico in Afganistan (quello retto dai Talebani), ed ora come ponte di passaggio
di un futuro oleodotto che collegherebbe il Kazakistan al mare Indiano
attraverso lo stesso Pakistan.
Se la funzionalità del Pakistan è legata al suo appoggio diretto
alle politiche imperiali occidentali (non solo quelle statunitensi sia chiaro),
la sua necessità primaria era ed è quella di non isolarsi
politicamente in un'area geografica che lo vede compresso tra India, Cina,
ex-repubbliche sovietiche (Tagikistan, Uzbekistan, Turkmenistan...), Iran ed
Afganistan. A parte la Cina, nemico "storico" dello stato Indiano, dalla guerra
del 1959, tutti gli altri stati sono "nemici" del Pakistan. Di qui si
comprendono le ragioni del sostegno pakistano al governo Talebano, la cui
controparte (Alleanza del Nord) è da sempre sostenuta dall'India e la
lotta per l'annessione di tutto il Kashmir come sbocco strategico a nord, ai
piedi dell'alleato Cinese.
L'India, al contrario, appartiene al blocco degli stati non allineati (il
riferimento è legato alla contrapposizione dei blocchi, quello sovietico
e quello statunitense), anche se dal punto di vista militare l'ascesa a potenza
nucleare è dovuta al contributo fondamentale dell'allora Unione
Sovietica.
L'India esperimenta la sua prima bomba atomica nel 1974, con un test
ghandianamente definito "esplosione nucleare pacifica". Da allora ad oggi
(ultimi nel 1998) l'India continua a sperimentare il proprio arsenale atomico.
Il Pakistan si dota, con il supporto statunitense, di un proprio arsenale
atomico, a partire dal 1987 e per non essere da meno dei cugini, ogni volta che
l'India mostra i muscoli, fa altrettanto.
Provo a riassumere la complessità della situazione:
il Pakistan è uno stato islamico, non democratico e militarista,
storicamente alleato degli USA, che ha sostenuto e sostiene gran parte dei
gruppi terroristici islamici mondiali (coadiuvato dagli stessi USA e
dall'Arabia Saudita) la cui azione si dispiega in tutto il territorio mondiale
e con maggiore efficacia nella zona afgana ed indiana. La recente guerra in
Afganistan, a seguito degli attentati dell'11 settembre, gli toglie un prezioso
alleato, consegnando il paese ai nemici del nord ed indirettamente anche
all'India. La ripresa della conflittualità nel Kashmir è quindi
legata alla perdita dello sbocco nord-occidentale. L'India, potenza nucleare,
coglie l'occasione dell'intervento statunitense in Afganistan per chiedere che
anche i gruppi combattenti nel Kashmir siano considerati alla stregua degli
altri gruppi terroristici mondiali e gli Stati Uniti, seppur con qualche
titubanza, stanno facendo pressione su Islamabad perché questi chiuda,
almeno temporaneamente, la partita con queste fazioni interne.
Tra l'altro, se dal punto di vista strategico il Pakistan non può
permettersi di andare contro i gruppi radicali islamici che combattono nel
Kashmir, ha tutto interesse a farlo dal punto di vista interno: la politica del
generale golpista Musharraf è ideologicamente "kemalista" (da Kemal
Ataturk, padre dello stato moderno Turco) ed è quindi tendenzialmente
"laica", "militarista", "dittatoriale" ed anti-religiosa. La partita contro il
terrorismo kashmiro di origine musulmana è quindi anche una ulteriore
resa dei conti interna tra il potere militare costituitosi con il golpe del
novembre del 1999 ed i partiti islamici, che, a ben vedere, non hanno mai
rappresentato un reale problema neppure durante i mai terminati bombardamenti
afgani.
L'India ha la possibilità, in questa scacchiera, di riacquistare un po'
di terreno perso, recuperando, in parte, l'Afganistan, costituendosi come
seconda potenza regionale effettiva dopo la Cina e con il tentativo di dare un
serio colpo, fintanto che non si riorganizza sotto altre spoglie, alla
guerriglia musulmana nel Kashmir.
E l'occidente? Sembrerebbe, di primo acchito, che gli unici a perdere da questa
situazione siano gli stati occidentali.
Tutto il contrario.
Gli Stati Uniti rimescolano per bene le carte: tengono a bada e ridimensionano
due riottosi alleati, il Pakistan e l'Arabia Saudita, costringendoli, di fatto,
a seguire la propria ipotesi militare; controllano direttamente il governo
Afgano, seppur costituito da ex-nemici; controllano le rotte ed il prezzo del
greggio e del metano; controllano indirettamente le tre ex-repubbliche
sovietiche e ridanno fiato, seppur limitatamente ad una potenza regionale,
anch'essa nemica, ma utile in funzione anticinese, ovvero l'India.
La Russia può riprendere, con maggiore efficacia, la mattanza cecena e
le guerre contro i vari separatisti interni (ad esempio gli osseti), riacquista
la forza imperiale nelle aree che la vedevano oramai fuori gioco da tempo
(Afganistan) e s'impone strategicamente in un punto caldo, delimitando, a tutti
gli effetti, un possibile espansionismo cinese. Naturalmente, condiscono il
tutto, gli interessi petroliferi nella repubblica del Kazakistan.
La Turchia può procedere simultaneamente all'annientamento del popolo
curdo, entrato anch'esso nel novero dei gruppi terroristici, ed al
perseguimento dell'ingresso nella comunità europea.
Israele ha imposto la sua linea politica iper-nazionalista e la sta portando
efficacemente alle estreme conseguenze.
L'Europa, indebolita nelle scelte politiche, mantiene alti i suoi interessi
affaristici nelle imprese petrolifere e di metano: la recente guerra le
richiede una condivisione attiva nelle spese di investimento e di gestione
(cosa sarebbero altrimenti le navi da guerra che sono salpate verso la rotta
afgana?).
Il Kashmir quindi? Niente di più che un pezzetto di terra dove gli stati
terroristi stanno giocando una partita molto più grande di quella che
migliaia di profughi potrebbero lontanamente immaginarsi.
Pietro Stara
Note
[1] La costituzione del Pakistan risale allo stesso anno
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