Da "Umanità Nova" n. 5 del 10 febbraio 2002
A Monaco contro la NATO
Vietato manifestare
A Monaco dove, come ogni anno, si è tenuta la "Conferenza per la
politica di sicurezza", un incontro dei rappresentanti di governo degli stati
NATO e di circa 200 strateghi militari, generali ed esperti in armamenti,
l'aria era pesante da giorni: le autorità avevano imposto il divieto di
sfilare in corteo, tentando di impedire ogni forma di dissenso verso i signori
della guerra riuniti nella città bavarese. I media per giorni hanno
trasmesso immagini di scontri avvenuti in altre occasioni allo scopo di creare
ad arte un clima di allarme nei confronti delle manifestazioni che erano state
programmate dal Coordinamento internazionale NO-NATO.
Sin dai giorni precedenti l'1 e il 2 febbraio vi sono stati blocchi alle
frontiere ed arresti preventivi. Il trattato di Schengen, ancora una volta,
dopo Nizza e Genova è stato sospeso: parecchie decine di attivisti
italiani ed austriaci sono stati perquisiti e respinti alle frontiere con la
Germania. Gli accessi alla città di Monaco erano sorvegliati dalla
polizia in tenuta antisommossa che, sin dalla serata di giovedì 31, ha
impedito l'accesso alla città a numerosi manifestanti. Nonostante il
clima pesantissimo, culminato con l'arresto preventivo di alcuni degli
organizzatori delle manifestazioni trattenuti in galera per l'intero weekend
grazie ad una legge promulgata in periodo nazista, nel pomeriggio di
venerdì 1 febbraio alcune migliaia di persone si sono radunate a
Marienplatz. La polizia ha intimato lo scioglimento minacciando multe
salatissime (500 euro) per chi avesse contravvenuto, poi è intervenuta
spezzando in due l'assembramento e effettuando oltre 150 arresti.
Nonostante i manifestanti abbiano opposto solo resistenza passiva l'agenzia di
stampa Reuters ha diffuso la falsa notizia di scontri e feriti.
Nella stessa giornata in Svizzera, a Zurigo, un corteo di qualche migliaio di
persone che manifestavano contro il WEF è stato duramente caricato e vi
sono stati numerosi arresti. A Zurigo, come a Monaco, tra i fermati si
annoverano alcune persone provenienti dall'Italia.
Gli autobus poi partiti da Zurigo alla volta di Monaco verranno più
volte fermati ed infine rispediti alla frontiera. Fermi preventivi sono stati
effettuati anche a Berlino dove i compagni hanno passato il fine settimana
rinchiusi a gruppi di 15 in celle da 7 mq.
Nella mattinata di sabato 2 febbraio circa 2000 persone ce la fanno a
raggiungere Marienplatz, da dove verranno fatte sgomberare con la forza nel
primo pomeriggio, ma riusciranno comunque a ripartire in corteo lungo il
percorso precedentemente stabilito. Più tardi saranno nuovamente
circondati e solo un gruppo riuscirà a rompere l'accerchiamento della
polizia che procedeva in tenuta antisommossa e preceduta da idranti. Ne
seguirà un pomeriggio convulso: il corteo verrà spezzato in
più parti: alcuni fanno barricate per difendersi dalla polizia, altri
sono circondati, altri ancora vengono pestati e feriti. Circa 5000 persone
percorrono, pur divise, il centro di Monaco: ancora nel tardo pomeriggio un
migliaio di persone riuscirà a muoversi in corteo. In serata la polizia
circonda la sede del sindacato DGB, dove hanno trovato rifugio numerosi
compagni. In molti ricordano che era dal 1933 che uomini armati non
circondavano una sede sindacale...
Il bilancio della giornata si conclude con oltre 894 tra arrestati e fermati;
di questi 792 sono stati messi in custodia cautelare, ossia è stato loro
impedito di stare in piazza, altri 57 sono accusati di danni fisici,
resistenza, disturbo della quiete. Solo il lunedì si saprà che
Sabine Behrens, una manifestante di 70 anni ferita al capo il venerdì,
è in coma all'ospedale.
Scrivevano nel loro appello gli organizzatori della manifestazione: "Lo
sfruttamento capitalistico mondiale e la sua sicurezza militare sono due facce
della stessa medaglia, di un sistema che mira solamente al profitto, che agisce
senza scrupoli in tempi di guerra e di pace. La chiusura ermetica delle
frontiere dell'UE e degli Stati Uniti di fronte a immigranti e rifugiati, le
leggi razziste in Germania contro gli stranieri, l'abolizione del diritto
d'asilo, il terrore e gli omicidi commessi da fascisti ne sono parte
integrante."
Nonostante le repressione, in continua crescita nei confronti di chi si ribella
al militarismo, alla violenza degli Stati, ai piani dei "progettisti di
guerra", la vetrina della "Conferenza sulla sicurezza" è stata offuscata
dai tanti che pensano che un altro mondo è necessario. Qui ed ora.
Mortisia (fonte: Indymedia)
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