![]() Da "Umanità Nova" n. 12 del 7 aprile 2002 Migranti. Razzismo di StatoOgni giorno partono, da terre tormentate e depredate, da paesi che portano sulle spalle l'offesa di una rapina senza fine, migliaia di persone, intere famiglie, donne, bambini in fasce, anziani che già tutto hanno sofferto, popolazioni transumanti alla ricerca di un lembo di terra, di un lembo di vita, che ridia loro la dignità di esseri umani. Alla ricerca di un lavoro, di nuove opportunità, di condizioni che superino la dimensione della sopravvivenza. Insomma, di qualcosa in più di ciò che hanno avuto finora, solo di qualche diritto elementare. Non chiedono la luna. Eppure questa migrazione di massa determina differenti sensibilità, spesso conflittuali, che vedono le popolazioni dei paesi "ospiti" rifiutarsi drasticamente di solidarizzare con le nuove genti che varcano i mari. Sarebbe stupido nascondersi dietro un dito come se il problema non esistesse. Sarebbe stupido fingere di ignorare che, da noi, lo sradicamento traumatico di intere comunità viene avvertito solo come la minacciosa "invasione" di popolazioni aliene e barbare. Dalle quale difendersi. Vuoi con spirito tollerante e democratico, vuoi in modo ottusamente reazionario, ma, in sostanza, solo e solamente difendersi. Salvo poi commuoversi (perché in fondo non siamo cattivi) quando, come sempre più spesso accade, qualche carretta del mare affonda nel mediterraneo o qualche piccino muore, appena sbarcato, fra le braccia di genitori disperati. Siamo pronti ad assumerci le sofferenze individuali, purché restino tali, ma preferiamo ignorare la sofferenza collettiva di gente che è disposta ad abbandonare la terra natale, a sacrificare la propria identità e unità culturale, in nome del sacrosanto desiderio di assicurare a se stessi e ai propri figli un qualcosa di più della semplice sopravvivenza. Eppure, lo ripeto, non è certo la luna che chiedono. E non accampano pretese, non pongono condizioni, ma chiedono, chiedono solamente. E la loro non è una scampagnata nel paese del bengodi, ma un dramma enorme che, se potessero, sicuramente farebbero a meno di recitare.
Diventa inevitabile, purtroppo, che la sensibilità collettiva dell'opinione pubblica si trasformi nello strumento legislativo atto a "regolamentare" la questione. Invece che prendere atto di un fenomeno reso irreversibile dalle leggi dell'economia, che hanno suddiviso il pianeta in paesi ospitanti e paesi di migranti, le sole risposte che sappiamo offrire, e senza vergognarcene, sono le norme sull'immigrazione, quelle tante volte già affrontate su questo giornale. Fatte salve le differenze che nascono dalle diverse tradizioni culturali e storiche, o dalla diversa caratura di civiltà democratica, le risposte a livello europeo si muovono sul piano di una sostanziale uniformità. Eccettuate, forse, quelle delle democrazie nordiche, più restie a dividere la società in buoni e cattivi, tutte le altre legislazioni partono dal principio che, se è un bene che le merci circolino senza alcuna restrizione, è un bene anche che la circolazione della merce umana rappresenti l'unica eccezione. Da qui, restrizioni del diritto di asilo, contingentamenti, revisione delle norme di ingresso e così via. Del resto la xenofobia, nella evoluta Europa, è ormai una costante e dopo i vari Haider, Le Pen e Bossi, anche la civilissima Rotterdam, pochi giorni orsono, ha pensato bene di consegnare un 30% di consensi al leader di un neonato partito razzista. L'Italia non fa certo eccezione e, se poc'anzi si parlava di diversa caratura garantista, come meravigliarsi che una legge restrittiva come la Turco-Napolitano abbia potuto essere peggiorata dalla Bossi-Fini? È inutile riandare qui ai particolari di queste misere porcherie, perché <<Umanità Nova>> non può certo essere accusata di averne sottovalutato la gravità: se non bastassero la repressione occulta ed esplicita, i centri di detenzione temporanea, le espulsioni, i controlli a tappeto, il carcere, oggi si parla addirittura di un <<commissario straordinario per l'immigrazione>>, dotato di poteri autonomi e speciali per <<coordinare il contrasto all'immigrazione clandestina>>. Il che, in sostanza, significa solo che gli strumenti repressivi saranno affinati e resi ancora più efficaci di quanto già non siano. Con buona pace dei tanti cattolici "in buona fede" che affollano gli scranni governativi.
"Il ministro degli Affari regionali Enrico La Loggia ha aggiunto che `il governo sta verificando chi c'è dietro i boat-people'". Strabiliante! Se non l'avessi letto sul "Corriere della Sera", l'avrei preso per uno scherzo. Alla recente conferenza dell'Onu sui paesi poveri, tenutasi a Lima, sono stati diffusi alcuni dati: milletrecento milioni di esseri umani vivono con meno di un dollaro al giorno; sedici bambini su cento, del sud del mondo, non arrivano ai cinque anni di età; il divario fra paesi ricchi e paesi poveri, negli ultimi quarant'anni, è raddoppiato; le tre persone più ricche della terra valgono quanto le attività dei 48 paesi più poveri; eccetera, eccetera, eccetera. Ecco chi sta dietro i boat-people! Sempre a Lima, gli Stati Uniti, quelli che investono cifre stratosferiche in spese militari, hanno deciso di raddoppiare il loro programma di aiuti: dallo 0,05 allo 0,1% del loro Pil. E in tre anni. Ecco chi sta dietro i boat-people! E l'Europa, così preoccupata dell'invasione barbarica, è passata dallo 0,33 allo 0,39%. Però in un anno, come ha sottolineato Aznar. Ecco chi sta dietro i boat-people! È un dato di fatto, ormai, che sull'immigrazione si giocheranno alcune delle partite più importanti nel prossimo futuro. Quanti si sono spesi, nell'ultima campagna elettorale, nel promettere un freno alla cosiddetta immigrazione clandestina, dovranno sempre più alzare il tiro, allorché si renderanno conto che i flussi migratori non sono il frutto di una contingenza su cui è possibile intervenire, ma un enorme fenomeno sociale le cui dinamiche, ferme restando le logiche del profitto capitalistico, non possono essere modificate. Di conseguenza, la necessità di ammansire una rozza base sociale, tirata su a demagogia e qualunquismo, non potrà che incarognire i fautori del controllo e della repressione. E le avvisaglie si vedono già.
Da buon anarchico non posso, non devo e non voglio avere simpatia alcuna per Lombroso e le sue astruse teorie fisionomiche. Devo ammettere, però, che quando vedo, nelle piazze italiane, i consueti banchetti dei leghisti con relativa accolita di facce gaglioffe, non posso fare a meno di chiedermi se le nostre obiezioni alle elucubrazioni dello scienziato positivista fossero poi così motivate! Naturalmente sto scherzando, perché non farei mai miei gli strumenti accusatori usati a suo tempo contro gli anarchici, però chi non scherza, purtroppo, sono quei tanti italiani, in gran parte abitanti al nord, che a facce più o meno gaglioffe (il che non importa) accompagnano sentimenti e comportamenti che definire subumani è un generoso eufemismo. Aizzati dal loro capobastone Umberto Bossi - che per giorni ha sproloquiato, sputacchiando, su orde di sporchi barbari sbarcati sul nostro sacro suolo - decine e decine di leghisti hanno voluto dare il meglio di sé dalle onde di Radio Padania Libera, proponendosi, nobile sentimento, di superare in volgarità il loro idolo. E, incredibile ma vero, riuscendoci. Quanta strada ancora da fare sul cammino della libertà! Massimo Ortalli
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