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Da "Umanità Nova" n. 12 del 7 aprile 2002

Libertà d'informazione
Con ogni media necessario

Indymedia esce dal web e invade Roma con i colori della media parade. Attacchi sonori e stickering per ribadire con forza la necessità di una libera informazione e del libero accesso ai mezzi della comunicazione.

Quella del 16 marzo è stata solo la più eclatante manifestazione dell'intenzione di difendere Indymedia dagli attacchi sistematici che il governo in carica sta compiendo.

Gli attacchi sono su due fronti.

La prima offensiva, esplicita e diretta, utilizza i mezzi comuni del regime: perquisizioni e sequestri.

La seconda, subdola e difficilmente circoscrivibile, si attua con interventi e commenti di scarsa qualità politica e di dubbia provenienza sui canali classici di indymedia, deviando l'attenzione su polemiche sterili.

Ne deduciamo che una manovra così combinata, non andando a disarticolare la struttura di indymedia, sia stata oculatamente pianificata per minare la credibilità che i mediattivisti, con il loro costante lavoro, sono riusciti a conquistare.

Un modo efficace per reagire consiste nel fare informazione attivamente senza dover delegare ad altri: "Tu sei il media, la tua testa la redazione, il tuo pc la tua sede!", slogan comparso sui muri di tutta Roma dopo il passaggio del fiume in piena che sintetizza al meglio la necessità di informazione libera senza delegare alle "redazioni".

In Italia manca da sempre un'editoria popolare radicata sul territorio, tranne pochi casi peraltro diffusi solo localmente; siamo in una zona del mondo nella quale l'informazione è merce, trattata nello stesso modo neoliberista di qualunque altra merce "materiale", dove i telegiornali nazionali sono la copia esatta l'uno dell'altro, dove l'informazione è completamente lottizzata dai soliti gruppi economici, spegnere le ultime (o le prime) voci indipendenti rimaste è necessario e funzionale al regime politico-mediatico attuale.

La battaglia da portare avanti sarà certamente lunghissima e difficilissima.

Ne va della possibilità di non essere tutti imbavagliati.

Ne va di far sopravvivere ad ogni costo ogni voce, anche piccola e flebile, che non sia voce di regime, indottrinata, telecomandata dalle veline.

Difendere il diritto ad una informazione libera vuole dire difendere la libertà di imparare insieme, di cooperare, di creare legami sociali.

Difendere il diritto ad una informazione libera vuol dire difendere il diritto di tutti a partecipare in maniera attiva e consapevole alla vita sociale e politica.

Le tappe future non sono semplici: occorre prima di tutto difendere e riprendere spazi non solo sulla rete, ma anche sulla carta stampata, sull'etere, e così via.

Altra tappa fondamentale è non essere più semplici fruitori di informazione, ma imparare ad essere tutti contemporaneamente anche produttori, possibilità oggi non più remota grazie all'Open Publishing.

Deve iniziare un percorso per cercare l'altro che non viene raccontato, il diverso che viene celato, il non detto che viene solo mormorato.

Per fare questo però è necessario che tutti possano accedere agli strumenti informativi e che la comunicazione sia plurale e libera da ogni condizionamento.

Per questi motivi, è necessario difendere l'informazione libera e stringersi attorno a chi paga il prezzo di volerla rendere sempre più libera.

C'è da difendere ogni media indipendente.

Con ogni media necessario.

Margot & Legrand



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