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Da "Umanità Nova" n. 15 del 28 aprile 2002
Primo Maggio antifascista
Marea nera investe l'Europa
Le ombre che hanno funestato la prima metà del secolo scorso paiono
minacciosamente proiettarsi sulla livida alba di questo millennio. Una destra
feroce, razzista, xenofoba raccoglie consensi irrompendo sulla scena politica e
sociale europea. L'affermazione clamorosa di Le Pen che in Francia accede al
ballottaggio nelle presidenziali non è che l'ultimo lido cui approda la
marea nera che sta investendo l'Europa.
La costruzione dell'immagine del nemico, che le varie destre europee
identificano con l'immigrato povero, con il profugo straccione, diverso,
alieno, potenzialmente criminale è il grande collante che spiega i
successi della destra dei campanili, quella dei Bossi e degli Haider, e di
quella nazional-popolare dei Le Pen.
Viviamo in un panorama sociale il cui segno distintivo è l'insicurezza,
la crescente eteronomia, la sempre più marcata erosione del sistema di
garanzie per i lavoratori, gli anziani, i malati, gli studenti.
Tutte le energie, le tensioni finiscono con lo scaricarsi in una grande,
incontrollata paura, che è facile scaricare sui più deboli, sugli
immigrati, sui "famigerati" clandestini.
La paura genera mostri. È un vento impetuoso che soffia e spazza via
ogni cosa sul suo cammino, frantuma i legami sociali, trasforma altri esseri
umani in nemici da imprigionare, cacciare, combattere.
Una sempre più forte richiesta d'ordine emerge da vasti strati sociali
che hanno assistito alla rottura di equilibri da lungo tempo consolidati. Ne
sono coinvolti sia i ceti medi che quelli popolari che in questi anni hanno
visto infrangersi un modello di relazioni sociali che aveva retto dal
dopoguerra. L'erosione del welfare e la profonda trasformazione dell'ambito
lavorativo ne sono i segni più evidenti. Tutti oggi si trovano ad agire
sulla scena sociale praticamente senza rete: sempre meno si può
confidare nella possibilità di godere di un certo grado di assistenza
sanitaria o d'accedere ad un buon livello d'istruzione, sulla sicurezza della
pensione o del posto di lavoro.
Ciascuno è forzato alla disponibilità, disponibilità ad
adattarsi a situazioni sempre mutevoli, ad assumere ruoli e mansioni
diversificate, a modificare rapidamente il proprio orizzonte esistenziale. In
una situazione in cui non vi sono più punti di riferimento stabili
cresce la sensazione di insicurezza al punto che ogni forma di diversità
pare una minaccia all'ordine sociale per il solo fatto di esistere.
Un assieme sociale che non riesce (più) a trovare elementi coesivi ed
identitari realmente pervasivi si ricompatta attraverso l'individuazione di un
nemico comune, ritrovando un volto, spazi aggregativi, protagonismo politico.
Riemerge da un passato che speravamo sepolto il sogno perverso del recupero di
una purezza originaria, l'incubo in cui facilmente si radicano i miti della
razza e della nazione, miti potenti capaci di innescare conflitti devastanti.
Assistiamo ad un paradosso: l'individuo, privo di identità personale, la
cui dignità si celebra nel rito dello shopping, ritrova
un'identificazione comunitaria nel rifiuto dello straniero, dell'immigrato che
è la vivente testimonianza delle immense masse di diseredati che premono
alle porte dell'occidente ricco e sviluppato.
Terre d'Europa, che erano state a lungo terre d'asilo per i profughi ed i
perseguitati si sono trasformate in luoghi di frontiera. Una frontiera lungo la
quale uomini armati affrontano esseri umani che la miseria, le persecuzioni, le
guerre sospingono lontano dai loro paesi.
Il montare della marea nera del fascismo è altresì sintomo
inequivocabile del fallimento delle sinistre moderate che in Francia, come in
Italia ed in Austria, più realiste del re, hanno ovunque perseguito
programmi politici e sociali che le rendevano indistinguibili dalle destre
liberali.
Il desiderio di recupero di identità e appartenenze di stampo
nazionalista ed intrinsecamente razzista è strettamente connesso al
fallimento del progetto d'autonomia dell'individuo che è stato il senso
profondo degli ultimi due secoli di storia occidentale. Nelle nostre
società il progetto di autonomia dell'individuo si è tradotto
nella creazione del cittadino, entità astratta che di volta in volta
è elettore, contribuente, acquirente, spettatore, produttore ed in
quanto tale formalmente identico ed intercambiabile. L'individuo quale soggetto
cosciente e creativo non è che una promessa costantemente disattesa,
poiché il singolo è concepito e voluto come segmento tra altri
segmenti, non come persona reale. L'incapacità di mirare ad individui
concreti ha il suo contraltare in una società impotente nel farsi luogo
in cui le differenze, riconosciute ed accettate come tali, possano interagire
positivamente.
Gli ideali di uguaglianza, solidarietà, libertà si sono ridotti a
scatole vuote, prive di contenuto, di capacità di definire un assieme
sociale, di costituire un senso di appartenenza che sappia unire gli sfruttati
contro gli sfruttatori, gli oppressi contro gli oppressori.
Per fermare la marea nera non basterà in Francia, come non è
bastato in Italia, il richiamo generico all'unità antifascista. Solo
l'iniziativa diretta, la capacità di autorganizzazione dal basso possono
ridisegnare un assetto sociale capace di trovare la coesione politica e
culturale per affrontare i veri nemici, quelli che ogni giorno ci sottraggono
libertà, possibilità di vita, di costruzione di un futuro
dignitoso per tutti. Sono i nemici di sempre: lo Stato ed il capitalismo.
Il Primo Maggio, festa di chi, oltre le frontiere e gli stati, mira
all'emancipazione umana è quest'anno più che mai una occasione
per riaffermare lo spirito di quella Prima Internazionale in cui affondano le
radici di un umanesimo concreto, capace di costruire la libertà di tutti
e di ciascuno.
Buon Primo Maggio!
ma. ma.
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