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Da "Umanità Nova" n. 17 del 12 maggio 2002
NATO Assassina!
Sardegna: aumentano le vittime dell'uranio impoverito
Sulla
questione degli effetti delle armi all'uranio impoverito si è parlato
con gran clamore mediatico nei mesi passati. La questione però è
ancora viva. Vediamo gli ultimi sviluppi della vicenda.
Da tempo di parla dell'uranio impoverito come causa dell'aumento di tumori e
malformazioni fra la popolazione che vive attorno al poligono sperimentale di
tiro delle aviazioni militari della NATO sito a Perdasdefogu-Salto di Quirra,
in Sardegna. Le prime notizie vennero pubblicate sulla stampa locale nel
febbraio 2001 quando la madre di giovane ex-soldato morto per leucemia aveva
accusato sulle colonne dell'Unione Sarda: "Lo Stato ha ucciso mio figlio...
Roberto - che aveva prestato servizio di leva a Salto di Quirra - è
morto nel 1996. Allora nessuno sapeva dell'uranio impoverito, ma Roberto ci
raccontava spesso di test di armi segrete, di incontri con militari di altre
nazioni, della pericolosità dei materiali usati". Nei mesi seguenti i
sospetti trovano via via nuove conferme. Nel giugno 2001 si svolge a
Villaputzu, piccolo comune ai confini del poligono, un convegno su uranio
impoverito e servitù militari. Il sindaco del paese chiede una accurata
indagine epidemiologica delle popolazioni residenti nei pressi della base,
ricordando l'incidenza oltre la media dei casi di leucemia nella borgata sita
nei pressi di Quirra, mentre Falco Accame, presidente dell'Associazione
nazionale assistenza delle vittime delle Forze armate, chiede la rimozione del
segreto militare per poter avere indagini credibili.
Nel novembre 2001 la magistratura sancisce che di poligono si muore. La Corte
dei Conti di Venezia, infatti, riconosce il diritto all'indennizzo dei
familiari di un soldato deceduto nel 1977 poiché la vittima era stata
sottoposta a radiazioni durante la sua permanenza nel poligono di Salto di
Quirra. Il riferimento è alle potenti radiazioni emesse dalle
apparecchiature radar della base. Negli stessi giorni uno dei medici di base di
Villaputzu denuncia che nei paesi vicini all'impianto NATO l'incidenza di
leucemie, mielomi e linfomi è molto superiore alla media. I casi di
tumore vengono rilevati in una zona molto ristretta, compresa in un raggio di 4
km attorno al poligono e alla sede della Vitrociset, una fabbrica che produce
componenti per sistemi d'armamento molto sofisticati.
Il 21 febbraio La Nuova Sardegna pubblica un altro dato allarmante: ad
Escalapano, paese di 2600 anime situato nelle immediate vicinanze della base,
nel solo 1988 ben 8 bambini sono nati con malformazioni gravi. Finalmente alla
fine dello stesso mese qualcosa si muove ma si tratta del solito polverone
ministeriale. Difatti, il responsabile del ministero della difesa, il cui
viceministro è un deputato sardo eletto nelle file Forza Italia, nomina
la rituale commissione di inchiesta incaricata di indagare ma, soprattutto, di
svolgere l'ennesima lentissima indagine che permetta però di rassicurare
le popolazioni giustamente preoccupate dell'abnorme numero di tumori e
malformazioni. E infatti nel giro di pochi giorni il viceministro Cicu presenta
l'inchiesta affidata - non ridete - ad esperti del ministero delle difesa e ad
un geofisico dell'Università di Siena. Guarda caso, però, Cicu
presenta anche i risultati delle analisi effettuate attorno alla base dall'ASL
locale. Inutile dire che l'ASL non aveva trovato tracce di uranio impoverito ma
solo di... arsenico (nella zona esistono vecchie miniere d'argento).
Il 28 aprile però la questione uranio impoverito viene rilanciata.
È ancora Accame che denuncia: 23 figli di militari che sono stati in
missioni all'estero e di civili che vivono vicino ai poligoni di tiro come
quello di Salto di Quirra sono nati con malformazioni genetiche. Il nesso fra
malformazioni e armi all'uranio viene però negato da un oncologo
dell'Università di Siena, evidentemente piena di esperti di fiducia
della Difesa. Eppure il 13 febbraio una commissione medica delle forze armate
aveva riconosciuto che l'uranio impoverito "può essere uno dei fattori
che ha scatenato l'insorgere" di un tumore, detto linfoma di Hodgikin, la cui
incidenza fra i reduci italiani delle missioni nei Balcani è stata
riconosciuta superiore alla media nazionale.
A questo proposito e per concludere questa breve rassegna riassuntiva,
riporteremo una sintesi di quanto sostenuto nello studio sull'uranio impoverito
realizzato da un gruppo di lavoro del comitato scienziate e scienziati contro
la guerra nel luglio 2001:
"L'uso bellico dell'Uranio impoverito (DU = Depleted Uranium) rientra in un
meccanismo di mercato che combina gli interessi dell'industria nucleare e di
quella bellica, utilizzando illegalmente il vantaggio del basso costo di una
scoria radioattiva ad elevata pericolosità. La capacità del
proiettile al DU di fondere metalli sviluppando temperature molto elevate porta
alla formazione di una nube di polvere di ossidi insolubili di Uranio, che si
deposita sul terreno aggiungendosi alla polvere di campi, sterrati e strade,
già contenente Uranio naturale in quantità caratteristica per
ogni tipo di suolo. La polvere risollevandosi diviene facilmente inalabile,
anche nei tempi lunghi, da parte di potenziali gruppi a rischio (bambini,
contadini, militari, volontari, addetti alla manutenzione stradale, pastori,
ecc.). I frammenti residui dei proiettili al DU sono soggetti a
solubilizzazione e complessazione per effetto degli agenti meteorici e delle
sostanze chimiche del suolo, rimanendo essi nello strato superficiale del
terreno e/o raggiungendo per percolazione le falde acquifere. Di conseguenza il
DU viene diffuso nella rete trofica, costituendo altresì un fattore
aggiuntivo di rischio alimentare. A seguito degli accordi IAEA-WTO del 1959
riguardanti la disincentivazione delle ricerche riguardanti il rapporto tra
salute pubblica e radiazioni, le pubblicazioni concernenti gli effetti del DU
sono state premeditatamente sfavorite, in modo che la pericolosità
dell'Uranio - sia come emittente radioattivo, essenzialmente di tipo alfa, sia
come metallo pesante, quindi con rischi combinati di tipo chimico e/o
radioattivo per gli organismi viventi - venisse sottostimata; tale situazione
ha determinato ulteriori carenze conoscitive parzialmente colmate dopo
l'emergenza della "sindrome del Golfo" sui reduci anglosassoni (incertezza
nell'eziologia e nei tempi di latenza dei fatti tumorali, teratologici e
neurologici, rischi rilevati su esperienze dirette e non su basi sperimentali,
composizione del metallo e diversa tossicità chimica e radioattiva).
La pericolosità radioattiva del metallo si espleta sia come DU da
arricchimento (DU "pulito"), sia come DU da riprocessamento (DU "sporco"): in
ambedue i casi, sia la presenza di nuclidi figli provenienti dal decadimento
radioattivo (Th-234, Pa-234m), sia la presenza di ulteriori nuclidi estranei al
DU pulito nel riprocessamento (U-236, Pu-239/240, Np-237), comportano un
aumento del rischio radioattivo per la salute e per l'ambiente" Dopo aver
puntualmente criticato il lavoro della "commissione Mandelli", incaricata di
indagare sulla "sindrome dei Balcani", il gruppo di lavoro conclude auspicando
che il proprio studio possa servire "come occasione per creare commissioni di
indagine che abbiano il requisito di comprendere in maniera complessiva e non
settoriale un argomento prettamente interdisciplinare come quello del DU e che,
inoltre, siano capaci di cooperare per il raggiungimento di una
oggettività scientifica che non rappresenti più il compromesso
tra esigenze di mercato ed esigenze politiche di chi commissiona l'indagine:
è per questo che l'inchiesta giudiziaria resta ancora la formula
più congruente alle necessità di garanzia dell'oggettività
scientifica." In questo paese c'è chi si illude che i magistrati possano
"risolvere" le questioni che i politici non possono né vogliono
affrontare: noi continuiamo a ritenere che solo l'azione diretta delle
popolazioni avvelenate possa fermare produttori e mercanti di morte.
Antonio Ruberti
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