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Da "Umanità Nova" n. 18 del 19 maggio 2002

Elezioni in Francia: cosa cambia?
La grande paura del 2002

Jacques Chirac è stato rieletto domenica 5 maggio con all'incirca l'82% dei voti. Mai era accaduto che un presidente francese avesse ottenuto una tale percentuale, paragonabile alle elezioni dei dittatori africani. Di fronte alla minaccia dell'estrema destra, milioni di persone avevano manifestato nelle strade. Tutto il paesaggio politico francese, dall'estrema sinistra a destra, aveva chiesto agli elettori di "salvare la repubblica" contro la presenza del leader del Front National, dunque di votare per il candidato repubblicano al secondo turno elettorale. Anche se soltanto qualche anno fa questi aveva manifestato propositi razzisti, parlando in pubblico "del rumore e dell'odore" degl'immigrati, anche se è sotto tiro di vari scandali finanziari, sia come presidente che come ex sindaco di Parigi, anche se rappresenta la destra reazionaria, liberale ed antisociale.

Ora che è passata l'emozione, sincera e di massa, di vedere l'estrema destra presente al secondo turno elettorale, gli osservatori ci porgono dei numeri e delle analisi talvolta contraddittorie per spiegare l'ascesa del voto fascista nel paese dei diritti dell'uomo. Ciò che ne possiamo dedurre in maniera molto sintetica è che questo voto non è più soltanto l'espressione dell'odio verso lo straniero, ma un sintomo di paura di fronte ad un mondo che va veloce e non è più controllabile. È l'espressione di un panico verso l'ignoto, quasi ad esorcizzare i demoni della disoccupazione, dell'insicurezza sociale, dell'avvenire incerto per sé e i propri figli, ed anche il segno della difficoltà di comprendere e conoscere il proprio ambiente, urbano e rurale. La paura blandita dai media e da tutti i politici a proposito della violenza urbana e della delinquenza ha reso possibile il ricorso ad un'estrema destra che promette fermezza, repressione, purezza morale e rimedi semplici. Il ripiegarsi su se stessi, identitario e senza classi, è impersonato da Jean Marie Le Pen.

Il presidente rieletto intende sottolineare l'inizio del suo nuovo mandato con atti rapidi e segnali di fermezza forti. Sarà particolarmente vigile nel rafforzare gli strumenti legislativi e tecnici di polizia. Si accinge ad intavolare trattative allo scopo di riformare il sistema pensionistico, puntando ad un sistema più liberale, meno egualitario. Su questi due punti particolari, che sono stati presentati come preminenti nel suo programma elettorale, il movimento rivoluzionario e libertario dovrà dar prova di accortezza, di coesione, d'efficacia tattica. Pochi sono i settori del movimento sociale in Francia all'altezza di organizzare la sovversione contemporaneamente contro lo Stato di polizia ed il liberalismo nel campo della protezione sociale.

Aldilà di esse, le elezioni devono essere occasione per interrogarsi sul progredire dell'estrema destra in Francia. Occorre far ricorso alle pratiche militanti e alle strategie d'intervento sociale e politico: il nuovo mandato presidenziale va sovrastato dalle voci di quanti indicano nel capitalismo la sorgente di ogni fascismo.

Bisogna farla finita, e presto.

Daniel (F.A)
trad. A. Enne



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