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Da "Umanità Nova" n. 18 del 19 maggio 2002

Dibattito
Anarchici e No-Global

Sul numero 14 di UN abbiamo pubblicato come avvio di dibattito sul movimento no-global un primo intervento di Salvo Vaccaro "L'autobus no-global". Abbiamo in cantiere altri interventi. Cominciamo questa settimana con i pezzi di due compagni dell'OACN-FAI di Napoli, che, prendendo spunto da una diversa valutazione del Primo Maggio nella loro città, ci offrono ulteriori motivi di per una riflessione che si dipana da una esperienza concreta.
Ve li proponiamo uno di seguito all'altro.


Primo Maggio: riflessioni sull'esperienza napoletana

Diciamocelo pure senza peli sulla lingua: tra Anarchici e no-global non corrono sempre ottimi rapporti, a causa di differenti metodologie di approccio comunicativo-organizzativo, ma anche di una diversa visione ideologica di fondo. Il corteo del 1deg. maggio napoletano ha mostrato tutte le contraddizioni che producono tali difficoltà, se non siamo attrezzati per affrontarle nel migliore dei modi.

In una clima caratterizzato già di per sé da forti tensioni politico-istituzionali legate alla vicenda dei poliziotti arrestati, la composizione del corteo indipendente con partenza da P. Mancini ha subìto alcune sostanziali modifiche in seguito al mancato accordo sull'ordine di successione dei vari spezzoni e su alcune questioni metodologiche di fondo. La pretesa di egemonizzare il movimento di piazza da parte di alcune realtà legate ai centri sociali (leggi Ska e Officina 99), imponendo una loro presenza in testa al corteo, oltre a un manifesto unico a nome "Rete noglobal", non è stata giustamente accettata dai compagni dello SlaiCobas, di Socialismo Rivoluzionario, del Comitato immigrati 3 Febbraio e della Oacn-Fai, che intendevano affermare la loro diversità in senso "orizzontale" all'interno del movimento. Prima della manifestazione si è discusso per trovare una mediazione, ma l'atteggiamento di chiusura o, al limite, di sufficienza, da parte di diversi militanti dei centri sociali, non ha favorito il compromesso. La fisiologica dialettica tra gruppi diversi ha rischiato in alcuni momenti di degenerare nello scontro fisico, ma quel che è più grave è la spaccatura operatasi in seno a una manifestazione che avrebbe dovuto aggregare al contrario le varie realtà dei lavoratori, degli studenti e degli immigrati. Due cortei si sono mossi dunque da P. Mancini: il primo con all'interno la componente Fai-Oacn, SR e gli Umanisti e l'altro, comprendente i Cobas, i centri sociali, Rifondazione, gli Studenti, i Palestinesi e vari gruppi di immigrati. La questione di chi apre il corteo potrebbe apparire futile, ma nasconde ben più gravi divergenze, che andrebbero analizzate ed elaborate criticamente.

È evidente che il protagonismo mediatico di alcune realtà del movimento no-global non può essere condiviso in nessun caso. Allo stesso modo, l'opportunismo politico di una componente partitica (Rifondazione) che pretende allo stesso momento di stare dentro e fuori della logica istituzionale appare discutibile da molti punti di vista. Le logiche di accentramento del potere decisionale di pochi all'interno del movimento costituiscono un dato di fatto innegabile ed è legittimo opporsi a esse con ogni mezzo a nostra disposizione. Da Porto Alegre in poi, la tendenza a istituzionalizzare e accentrare il movimento è sotto gli occhi di tutti e va combattuta con forza e decisione.

Nonostante tutto, mi chiedo se gli Anarchici possano concedersi il lusso di uno splendido isolamento dai movimenti della società reale, in nome di una loro pretesa verità astorica e immutabile. Di fronte all'offensiva su larga scala ai diritti dei lavoratori condotta dentro e fuori dei confini nazionali dei singoli stati (ammesso che questo concetto abbia ancora un significato), le coalizioni strategiche appaiono inevitabili, che ci piaccia o no. È comprensibile che il punto di vista anarchico esprima delle pregiudiziali in merito al "centralismo democratico" e al protagonismo mediatico di alcuni gruppi no-global, ma credo che debba farlo all'interno del movimento stesso, muovendo apertamente critiche ed esprimendo il proprio dissenso quando è il caso. Non viviamo sulla luna e per raggiungere l'obiettivo di una società più giusta (e umana) dobbiamo imparare a "sporcarci le mani" (nel senso di scegliere in ogni situazione il compromesso minore, strategicamente produttivo). Non si tratta di svendere il nostro programma politico o di collaborare con i nemici, ma di imparare a "trattare" anche con pezzi delle istituzioni o con chi magari in questa fase ha una capacità di mobilitazione superiore alla nostra.

Credo che uno degli errori storici del movimento anarchico internazionale sia stato quello di rifiutare ogni tatticismo e pragmatismo, in nome di una visione eroica e, tutto sommato romantica, dei processi rivoluzionari. Questo ha portato alla sconfitta anche militare degli Anarchici, magari in momenti storici in cui la loro capacità di mobilitazione era sicuramente maggiore dell'attuale. Le conseguenze cui ci porta l'isolamento sono la frammentazione, la depressione e un senso incombente di sconfitta.

Alcuni compagni sostengono in perfetta buona fede che la spaccatura a Napoli, date le condizioni, non era assolutamente evitabile. Probabilmente era necessario in questa fase sottolineare le contraddizioni di una rete che non funziona realmente come tale. Tuttavia, non posso fare a meno di chiederci che prospettive si aprano al movimento anarchico al di fuori di ogni confronto, in positivo o in negativo, con i Social forum e la rete no-global (dalla quale, giova ricordarlo, siamo sempre stati fuori e a ragion veduta). Il fatto che migliaia di studenti, lavoratori e immigrati scelgano di scendere in piazza sotto la sigla della rete no-global o anche quella della CGIL deve pure significare qualcosa. Non possiamo non tenerne conto, se intendiamo diffondere tra le masse abbindolate dalle TV di Berlusconi l'ideale anarchico. Altrimenti, per sfuggire alle trappole dei complessi di superiorità di chi fa della politica un mestiere, finiamo per cadere in quelle dei complessi di inferiorità che ci fabbrichiamo noi stessi.

Marco


La testa del corteo del Primo maggio a Napoli non è stata tenuta come sempre da Rete No-global Cobas, Rifondazione Comunista. Quest'anno Anarchici, associazione 3 Febbraio, SLAI Cobas di Pomigliano, SR, Umanisti, ed Immigrati hanno deciso in maniera autonoma.

Superata una prima preoccupazione nel vedere il corteo diviso e la sorpresa di trovarmi per la prima volta alla testa di un corteo, ho maturato le seguenti convinzioni:

- Dopo Puerto Allegre 2002 chiaramente emerge il disegno di vecchie forze politiche socialdemocratiche di egemonizzare e sfruttare il movimento. Il primo maggio a Napoli può essere considerato la manifestazione locale di un processo evolutivo planetario del Movimento contro la Globalizzazione.

- A Napoli la contraddizione è saltata quando Noi ed altri ci siamo rifiutati di riconoscere l'egemonia della rete no-global, espressione di quella destra di movimento che ha imbrigliato il Forum Mondiale di Puerto Allegre di gennaio-febbraio ultimo scorso.

- Ogni mediazione da noi offerta è stata rifiutata perché avrebbe significato il nostro riconoscimento come altro, diverso ma interno al movimento napoletano. Chiaramente la rete si candida come unica struttura organica territoriale che deterrebbe il monopolio ed il logo della lotta di classe ed antiglobalizzazione a Napoli.

- Aver mediato maggiormente non sarebbe servito a niente lo scontro tra le due anime (Anarchica e Comunista) e Socialdemocratica si sarebbe avuto fatalmente con danni peggiori in seguito.

- Adesso tocca a noi continuare a sviluppare una linea politica di chiarezza sulle differenze esistenti tra i metodi e obiettivi di lotta nostri e quelli della componente socialdemocratica autoritaria. E importante denunciare i pericoli di soffocamento ed autoimplosione che corre il movimento specie con l approssimarsi delle elezioni amministrative.

- Bisogna, tuttavia, continuare a dialogare con quei gruppi ancora nella area della rete e con la rete stessa per cercare di rilanciare il movimento soprattutto per la sua molteplicità ed eterogeneità.

- Tra gli effetti positivi della nostra scelta, oltre la soddisfazione di aver aperto il corteo del primo maggio qui a Napoli, abbiamo ottenuto una nostra visibilità e chiarito a molti la specificità della nostra proposta politica.

Ennio



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