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Da "Umanità Nova" n. 20 del 2 giugno 2002

Mafia
La criminalità del potere

A dieci anni dalla strage di Capaci, Palermo riscopre la sua primavera antimafia in una giornata della memoria che molto ha di retorico e poco di politicamente concreto.

Nel 1992 Giovanni Falcone divenne vittima sacrificale delle istituzioni e degli apparati dello Stato che proprio in quegli anni si preparavano a ridefinire gli assetti di potere sconvolti di lì a poco dal terremoto politico di Tangentopoli e dalla caduta dei maggiori partiti di governo.

Isolato e osteggiato dalle istituzioni che egli stesso rappresentava, così come tutti i funzionari, i magistrati, o gli investigatori che negli anni sono stati ammazzati da Cosa Nostra (stessa sorte toccò a Borsellino pochi mesi dopo), Falcone divenne l'eroe borghese usato come scudo da tutti quelli per i quali egli rappresentava la cattiva coscienza, gli stessi che dopo la sua morte diedero vita al Movimento Antimafia nel nome della legalità, della difesa delle istituzioni e dello Stato.

Nessuno, oggi come allora, ha mai posto l'accento su quella che è una verità molto semplice: la mafia non è l'Antistato, né un potere occulto o parallelo.

La mafia è invece una struttura assolutamente compenetrata e assimilata al sistema di potere dominante.

La mafia è lo Stato che in Sicilia non dà lavoro.

La mafia è lo Stato che dichiara che in Sicilia l'acqua c'è e poi - chissà come - i rubinetti sono sempre a secco.

La mafia è il manganello che si scaglia contro le famiglie che a Palermo occupano le case.

La mafia è l'ONU, che due anni fa a Palermo organizzò il Vertice internazionale contro i poteri criminali e poi si scoprì che gli appalti per restaurare i monumenti erano gestiti proprio dalla mafia. Tutto questo insegna che l'Antimafia dev'essere ben altro che una commemorazione.

Noi crediamo che la lotta alla mafia sia innanzitutto una lotta per la giustizia sociale e la libertà globalizzata, una lotta che passa attraverso l'autorganizzazione e l'autogoverno del territorio.

Le deleghe ai politici di ieri e di oggi si sono sempre rilevate fallimentari.

Non è invocando la legalità, la difesa dell'ordine costituito e la mera repressione che si può pensare di assestare colpi mortali alla mafia.

In Sicilia la liberazione dai poteri criminali può avvenire solo se si sarà consolidato un radicato e radicale movimento dal basso, che sappia rispondere ai propri bisogni scrollandosi di dosso padrini, politicanti e moralisti vari.

Centro di documentazione libertaria "P. Riggio" - Palermo
Federazione Anarchica Siciliana - Nucleo "Giustizia e Libertà"



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