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Da "Umanità Nova" n. 23 del 23 giugno 2002

Contro le donne ed i bambini

In questi giorni è in discussione alla Camera la legge sulla procreazione assistita.

Una legge assurda e violenta che sta passando nella formulazione originaria, senza che alcun emendamento riesca a scalfirla.

La strada in cui si muove è stato chiaro sin dal principio: accompagnata nella sua relazione introduttiva dalle parole non di madri, padri, scienziati o medici, ma da quelle della Congregazione per la dottrina della fede.

L'intero testo la configura come una legge da stato etico, che decide sui corpi e sulle relazioni interpersonali.

Durante il dibattito parlamentare era continuo il richiamo dei parlamentari alla loro "libertà di coscienza" che li costringeva a votare non tenendo conto di cosa potesse essere giusto per la maggioranza della popolazione, ma della loro visione del mondo. Peccato che questa stessa libertà di coscienza non sarà concessa alle donne che vorrebbero farsi aiutare dalla medicina per avere un figlio ed invece dovranno sottostare alle regole di altri. Così come con la 194, la legge sull'aborto, l'unica vera libertà di coscienza è concessa al medico obiettore: alla donna rimane spesso l'unica "libertà" di aspettare per mesi o esser trattata come un'assassina.

La parola è stata negata a chi ne avrebbe avuto più diritto: una legge confessionale che fonda il suo esistere solo sulla necessità di imporre la proprio morale ed il controllo statale sui corpi e sui desideri.

Questa legge è molto chiara:

- sancisce il diritto dell'embrione a nascere. La formulazione è, a parole, più soft di quella iniziale, ma identica nella sostanza

- La fecondazione assistita è permessa solo omologa, cioè con ovulo e seme della coppia e solo per persone sposate o conviventi: Vietato l'accesso alle donne sole o alle coppie omosessuali. Un emendamento della Lega voleva vietare la fecondazione omologa anche alla coppie conviventi lasciandola solo a quelle sposate.

Siamo lontani anni luce dalla coraggiosa sentenza di due anni, non a caso fatta da una giudice donna, che autorizzava una donna ad "affittare" il proprio utero ad un'amica che non poteva avere figli, perché, diceva la sentenza, era un atto di amore e di solidarietà.

Non è un caso se sulla possibilità dell'inseminazione eterologa nel dibattito parlamentare sono saltate fuori le peggiori imbecillità. Da chi (Giovanardi) sosteneva che fosse ingiusta perché discriminava i poveri: i ricchi avrebbero potuto permettersi seme di uomini alti e biondi, i poveri no, a chi parlava di adulterio genetico…

Ma il fondo di queste imbecillità era solo uno: la paura della supremazia femminile nella riproduzione. È la linea ereditaria maschile che deve essere affermata. Guai a mischiarla con seme estraneo! Guai a mettere in discussione la sostituibilità del seme paterno. Non ho letto da nessuna parte che qualcuno si preoccupasse del fatto che il bambino potesse avere una madre diversa da quella biologica. Quelli invece sulla pericolosità della paternità plurale si sprecavano!

Il movimento delle donne aveva costretto gli uomini a confrontarsi con la loro autodeterminazione. Ed è questa la vera paura che traspare, neppure velatamente, da questa legge. La paura di perdere il controllo sulle donne, di vedere affidata a loro il controllo sulla discendenza.

Altrimenti non si capirebbe a quali interessi questa legge debba rispondere. Neppure Berlusconi la sostiene, timoroso di una spaccatura troppo netta. La famiglia che viene sanzionata con essa non esiste ormai quasi più e nessuno ne sente la mancanza.

E così abbiamo la prima grande legge futurista che disegna un mondo in cui, come Orwell prevedeva, la tecnologia controlla ed asservisce le persone.

Basterebbe già questo a mettere in luce quanto pericolosa sia questa legge, ma mi sembrano necessarie alcune altre precisazioni.

Uno dei temi affrontati maggiormente è stato quello del riconoscimento dei diritti dell'embrione, oggi legge di stato.

Che cosa succederà se il diritto dell'embrione e quello della madre entreranno in conflitto? A rigor di logica (statale) i diritti del bambino dovrebbero essere tutelati da qualcuno che non potrà essere la madre, perché in questo caso a lui avversaria. Ed allora il bambino (nella pancia della mamma) sarebbe affidato ad un curatore esterno. Il padre? Un giudice? Ecco allora che la donna sarebbe, nel suo stesso corpo, controllata fino alle viscere. Il suo corpo come contenitore di qualcosa alieno a lei, addirittura contro di lei, l'autodeterminazione cancellata.

Un altro punto su cui non si è discusso abbastanza è la parte della legge (al momento in cui scrivo non ancora discussa, ma niente fa pensare che il progetto non sarà approvato) che prevede la possibilità di produrre solo tre embrioni e l'obbligo di impiantarli tutti nella donna, senza alcuna selezione.

La donna che sceglie di sottomettersi ad una procreazione assistita, e se sia giusto o meno sottoporre il proprio corpo a questo meriterebbe una lunga discussione che per ora rimandiamo, deve fare un ciclo di stimolazione ovarica: un bombardamento ormonale molto pesante e con una serie di controindicazioni non proprio secondarie.

Fino ad ora era possibile produrre più embrioni, congelarli ed eventualmente reimpiantarli nel corpo della donna in più volte, se il primo impianto non fosse riuscito.

Ora se il primo tentativo non dovesse riuscire la donna dovrà fare un secondo trattamento ormonale. Inoltre se tutti gli embrioni andranno impiantati il rischio di gravidanze multiple o bambini malformati aumenterà (e l'aborto terapeutico è vietato).

Il quadro che ne risulta è estremamente fosco. Sta ora all'intelligenza ed al cuore delle donne il compito di modificare quanto sta accadendo.

Rosaria Polita



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