Da "Umanità Nova" n. 23 del 23 giugno 2002
Fallito il vertice FAO
La morale del potere
A parlare di rivoluzione, di capitalismo o di lotta di
classe, spesso si viene accusati di essere rimasti nostalgicamente legati ad un
passato che non esiste più.
Della serie: c'erano una volta i padroni, gli sfruttati e i morti di fame.
Ma chi è davvero anacronistico?
Poi però si assiste ad un vertice FAO dove l'unico capo di governo
presente in rappresentanza dei paesi ricchi è uno che racconta
barzellette e offre aragoste, lasciando allibita la stampa internazionale, dopo
che per giorni i giornalisti hanno venduto la notizia che ogni minuto nel mondo
c'è qualcuno che crepa per la miseria, fingendo meraviglia e ispirando
falso pietismo.
Un vertice mondiale in cui gli USA si possono permettere di impedire anche
l'approvazione di una risoluzione di principio sul diritto all'alimentazione.
Questa è la morale del profitto e del potere; ogni giorno che si protrae
il dominio del capitale sulla società questo semina impunemente
ulteriori ingiustizie, sofferenze e morte tra i dannati della terra.
Per questo la rivoluzione appare come una questione vitale e ineludibile per
chiunque abbia a cuore la giustizia sociale e l'uguaglianza, ma persino la
sopravvivenza dell'umanità.
L'eludere questo punto è il limite del movimento no-global che si ostina
a chiedere - non importa come (digiunando, pregando, facendo politica,
manifestando pacificamente o violentemente...) - a questo sistema economico
di essere più umano e più giusto, come se si trattasse di
convincere, commuovere o ingraziarsi il padrone della risaia.
Citando Julian Beck: quando parliamo di rivoluzione stiamo parlando dell'unica
cosa valida da discutere nella nostra epoca.
Laura
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