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Da "Umanità Nova" n. 28 dell'8 settembre 2002
11 settembre '01- 11 settembre '02
Un anno di guerra
Sostenere che quanto mi sto accingendo a scrivere non
è retorico e/o commemorativo, diversamente dagli altri fiumi di
inchiostro che verranno usati allo stesso scopo, è di per sé
retorico e commemorativo. Quindi, fuor da ogni retorica, sarò anch'io
commemorativo: chi vi dice il contrario mente, sapendo di mentire. È
passato un anno dal crollo delle Torri gemelle e dall'attacco al Pentagono,
quel fatidico 11 settembre del 2001, e l'opinione pubblica mondiale si è
sapientemente, ma non equamente, divisa in due tronconi, con diverse sfumature
a destra e manca: il primo è quello del "se li (gli attentati) sono
fatti e gli sta' bene / li hanno fatti i terroristi e gli sta' bene egualmente
e così finalmente sanno cosa vuol dire avere una guerra in casa;" il
secondo invece è quello del "li hanno fatti i terroristi ed ora occorre
spaccare le ossa a quei fottuti arabi ed ai loro fottuti regimi". È poi
spuntata una piccola quota di liberi pensatori che pur non avendo goduto in
alcuna misura per le morti degli "attacchi", ha insinuato dei dubbi su quanto
è accaduto e soprattutto ha temuto ciò che poi si è
scatenato successivamente: il via libera ad una guerra imperialistica
permanente che, tra le altre cose, sta' facendo saltare, con una
velocità impressionante, le stesse regole internazionali che gli stati
si sono dati da almeno una cinquantina d'anni. Come sappiamo, da inveterati
materialisti, le regole sono frutto dei rapporti di forza (politici, economici,
culturali...) e, quindi, cambiando questi variano le leggi stesse: dapprima
con uno svuotamento di efficacia dei dettami precedenti e poi, con
l'introduzione di nuove norme di comportamento (e la sostituzione delle
vecchie) atte a rappresentare e a gestire al meglio le condizioni di Dominio
nel momento storico in cui si sta vivendo. Risulta comprensibile (anche se non
condivisibile), pertanto, il ricorso della nobiltà pacifista ad appelli
sulla salvaguardia dell'articolo 11 della Costituzione e sull'uso della guerra
a scopo esplicitamente difensivistico, ma rimane inveterato il problema che
quell'articolo fu il frutto di un compromesso politico (catto-comunista), che
nasceva a seguito di una guerra (la seconda mondiale) che aveva lasciato al
suolo svariati milioni di persone, lo sterminio predeterminato della
popolazione ebraica (Olocausto) ed il mondo si accingeva a dividersi in un
sistema bi-polare, condizione per la quale un conflitto contro uno dei membri
delle due compagini avrebbe significato la fine (nucleare) del mondo stesso.
Era per questo che le partite si giocavano in periferia (dato che una periferia
esisteva ancora): Sud- America, Sud-est asiatico eccetera. Questo mondo
è scomparso da una decina di anni ed ora i giochi coinvolgono tutte le
parti "in sonno" di un tempo. L'11 settembre (come evento), quindi, non a caso
cade nel 2001: non prima e non dopo. Mi si potrebbe obiettare che è
tautologico e di per sé evidente. Non credo: quello che voglio dire
è che gli attentati occorreva che accadessero proprio in quel momento. A
chi servivano, quindi? Servivano per rilanciare un keynesismo di guerra nello
stato più indebitato al mondo (USA); servivano per rilanciare le imprese
belliche atte a controllare le vie di transito e la produzione del greggio, del
gas-metano, dell'eroina; servivano per ridisegnare i conflitti dell'acqua nel
medio-oriente; servivano per ristrutturare la geo-politica del nuovo secolo del
millennio (Cina, Europa, Stati Uniti, Giappone...); servivano alle diverse
gang politico mafiose che governano il sistema internazionale degli Stati (la
gang Bush, la gang Berlusconi, la gang Jang Zemin...), ognuna delle quali
risponde solo in parte agli interessi del capitalismo interno ai propri paesi e
agli interessi del capitalismo internazionale; servivano a ricostruire i
rapporti di forza tra differenti stati arabi; servivano al conflitto
Israelo-palestinese (a metterci una pietra sopra tanto per intenderci);
servivano alle imprese multinazionali...; insomma servivano.
Detto questo non credo che allo stesso modo gli attentati fossero utili a tutte
le forze in campo del capitalismo USA e del capitalismo intercontinentale: come
accade da sempre ci sono interessi diversificati sia imprenditoriali, che
finanziari, che politici, i quali possono o esplicitamente confliggere tra loro
in un dato momento storico, o alcuni di essi possono essere semplicemente
accantonati a discapito di altri. La preparazione dell'attuale attacco in Iraq,
ad esempio, dimostra in maniera evidente le lacerazioni interne sia
all'establishment statunitense che a quello internazionale (i Britannici stanno
svolgendo il ruolo di capofila del dissenso).
Molti dati e molte ipotesi sugli attentati dell'11 settembre che a noi sono
giunte da diverse fonti ci dicono che i servizi segreti sapessero; ci dicono
anche che diversi apparati dello stato sapessero; ci dicono che alcune
unità militari sapessero; ci dicono poi che qualcuno ci abbia guadagnato
e anche molto; ci dicono poi che ci sono delle anomalie militari
nell'intervento "di soccorso" e per finire ci hanno fatto ad assistere ad
un'ennesima guerra internazionale con altre migliaia di vittime: l'Afganistan.
Tutto casuale? Nessuna coincidenza? Mi risulta difficile da credersi, anche con
le migliori intenzioni. Questo non vuol dire necessariamente che si sia
trattato di un auto-attentato (nulla lo esclude a priori) come sostenuto da
alcuni, ma indica, forse, che quegli attentati fossero semplicemente funzionali
alla strategia sopra-descritta e quindi non ostacolati.
Da oltre 150 anni il movimento anarchico internazionale afferma con estrema
semplicità e con estrema lucidità che il problema del militarismo
(e delle conseguenti guerre) dimora non solo nella logica del profitto (del
capitalismo) ma anche in quella degli stati: ma come dice un vecchio detto
"nessuno è profeta in patria" e la nostra patria è il mondo
intero.
Pietro Stara
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