unlogopiccolo

Da "Umanità Nova" n. 29 del 15 settembre 2002

Girotondi impazziti
Psicopatologia della sinistra italiana: da movimento di massa a movimento di muta

Sicuramente qualcosa di patologico nel fenomeno dei "girotondi", con il quale l'opposizione democratica e di sinistra vorrebbe inaugurare la nuova stagione politica anti-berlusconiana, non v'è dubbio che c'è. Ma, nel dirlo, lontana è da noi qualsiasi boria e spocchia nei confronti dei tanti "militanti" che credono sia arrivata l'ora della riscossa contro l'ingiustizia, il sopruso e la sopraffazione. Perché se mai l'appello lanciato dal regista Nanni Moretti per una manifestazione a Roma contro la "legge Cerami" dovesse effettivamente arrivare e coinvolgere le tanto auspicate 100 mila persone, allora sì dovremmo seriamente preoccuparci.

Si tratterebbe di una pericolosa trasmutazione della sinistra italiana - e con "sinistra italiana", tanto per capirci al volo, ci riferiamo alle persone, ai cittadini, e anche ai militanti che oltre ad avere il cuore spostato a sinistra di preferenza preferiscono anche ragionarvi - in quanto che decreterebbe il suo definitivo passaggio da un movimento di massa ad un movimento di muta.

Finora, la suddetta sinistra italiana nelle sue espressioni sociali si è sempre comportata come un movimento di massa, poiché attraverso lo strumento dello sciopero ha saputo sempre affermare in pratica il principio dell'uguaglianza come mezzo e fine della lotta, in quanto la fine del lavoro rende uguali i lavoratori, e non c'è nessun lavoratore che non desideri ugualmente la fine del lavoro. Per questo, più che la libertà o la giustizia (valori che - perché non dirlo? - appartengono anche alla destra) è l'uguaglianza ad aver contraddistinto il movimento della sinistra come un movimento di massa, e dalla determinatezza nel proclamare lo sciopero si è potuta sempre riconoscere la sua coesione.

Coesione che via via si è affievolita a seguito della continua e persistente politica riformista perseguita dai partiti e sindacati di sinistra che, nell'intento di dirigerla e guidarla alla cogestione dell'esistente, ha finito per fare del movimento di massa nient'altro che una massa di voti in continuo movimento, a tal punto da disperderli sia come massa di voti, sia come movimento di massa.

La fine del "partito-massa", quale preludio ad una sua riproposizione sotto nuova veste (più snella, libera ed indipendente dall'estenuante consenso della base), non solo ha in parte segnato e contraddistinto la nuova scena politica italiana - con la "scesa in campo" del partito-azienda Forza Italia -, ma ha finito per dissolvere anche l'unico valore che permetteva alla sinistra di riconoscersi come movimento di massa: l'uguaglianza dei lavoratori per un futuro fra uguali. Svanito questo sogno (al di là delle note e storiche vicende internazionali) si è assistito ad una forsennata ricerca di un nuovo sogno da riconquistare, questa volta non più vissuto come movimento di massa, bensì come movimento d'opinione. Ed ad essere attrezzato alla bisogna chi poteva esserlo se non il Cavaliere e la sua Casa delle Libertà?

La sconfitta elettorale del centro-sinistra - dovuta essenzialmente al fatto che la Casa delle Libertà ha saputo creare sogni, quanto l'Ulivo è stato capace di distruggerli - ha finito per generare al suo interno non mostri, ma incubi, e soprattutto all'interno del suo tessuto sociale, finendo per determinare stati patologici di allucinazione che richiamano la macchietta bracardiana del gerarca fascista che voleva mettere tutti gli oppositori "in galera!"

Che poi Berlusconi non sia uno stinco di santo e abbia diversi conti in sospeso con la giustizia (oltre che la giustizia abbia diversi conti in sospeso con lui), è un fatto ormai acclarato. Ma credere che sia sempre possibile fare politica attraverso avvisi di garanzia e minacce di arresti, perché per una volta tutto è filato liscio, alla lunga tradisce il sospetto che l'obiettivo sia ben altro da quello sbandierato. Non più, o non tanto, Berlusconi, Previti o quant'altri, ma piuttosto quello che rimane di un movimento di sinistra non più di massa, è sempre più asservito (grazie anche alla sapiente regia di Moretti) alla stregua di una muta da caccia: gruppo di uomini eccitati, il cui desiderio più intenso è essere di più, senza per questo poter mai contare di più!

E la muta, si sa, ha bisogno di una preda: pericolosa, forte, ma soprattutto astuta.

Mr. Berlusconi, I suppose?

Jules Élysard



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