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Da "Umanità Nova" n. 30 del 22 settembre 2002

inform@zione

Firenze "Martino Libero"
Oltre cento compagni si sono ritrovati alle 3 del pomeriggio del 13 settembre a piazzale Galilei a Firenze, ove è situato il consolato svizzero, con striscioni e bandiere per reclamare la liberazione di Marco Camenisch "Martino", o comunque denunciare le drastiche misure d'isolamento che l'autorità giudiziaria svizzera gli sta infliggendo.
Dopo una rapida consultazione collettiva vi è stata la richiesta parlare col console il quale ha accettato di ricevere una delegazione formata da una decina fra i presenti che gli ha sottoposto la seguente lista di richieste:
"1) Vogliamo parlare con Martino. I consolati, le ambasciate, le legazioni ecc. hanno sicuramente la possibilità di mettersi in contatto telefonico con il carcere ove Marco Camenisch è detenuto, e di ottenere dei colloqui straordinari. Ognuno di noi lo vuole salutare.
2) Chiediamo attraverso le autorità dell'ambasciata, consolari, delle legazioni, che dei messaggi siano fatti pervenire al tribunale che sta giudicando Marco Camenisch mettendo in evidenza che l'attuale giudice, membro di una famiglia a suo tempo danneggiata da un sabotaggio effettuato da Camenisch ad una centralina elettrica, non è da ritenersi sufficientemente neutrale per essere abilitato a procedere contro di lui.
3) Sempre attraverso le autorità diplomatiche, facciamo istanza affinché il detenuto Camenisch sia posto in condizione di detenzione normale, con la possibilità di ricevere e spedire tutta la corrispondenza desiderata.
4) Che le autorità consolari, di ambasciata ecc. si facciano carico di richiedere alla magistratura elvetica che gli anni scontati in Italia da Camenisch siano computati nel curriculum di detenzione."
Presentata questa scaletta di richieste, il console ha sfoderato tutta la sua inventiva diplomatica, cominciando a chiedere di poter verificare se quanto da noi affermato corrispondeva effettivamente a verità. È stato lasciato fare.
Sul primo punto i successi raggiunti, sempre con lo sfoggio di massima diplomazia e temporeggiamento del nostro interlocutore, sono stati purtroppo parziali: siamo riusciti a fargli telefonare alla madre di Martino, al suo avvocato e ad un numero di altre persone ed enti, ma non siamo riusciti ad ottenere che il muro dell'isolamento al quale è sottoposto si incrinasse lasciandogli arrivare un messaggio diretto, neppure con un silenzioso fax al carcere al quale avrebbe potuto rispondere.
Per le altre richieste il diplomatico si è impegnato ad inoltrare attraverso l'ambasciata il documento agli uffici competenti, cosa che ci faremo carico di verificare al più presto.
Le quasi tre ore di colloquio si sono concluse al canto di "Addio a Lugano" e qualche slogan per sottolineare anche in maniera collettiva la determinazione dei presenti a rinnovare la mobilitazione. Da segnalare infine una piccola ma significativa questione non del tutto marginale. Firenze, come Venezia, chiede un pedaggio ai pullman che si recano in città quantificato nella bella sommetta di 155 euro. A Firenze dalla Versilia e da Massa Carrara ci siamo andati con un trasporto collettivo, e non avevamo nessuna intenzione di pagare quella tassa. Con l'aiuto di un compagno della CUB locale siamo riusciti a scovare qual è il canale da percorrere per ottenere l'esenzione, cosa che può servire anche per futuri appuntamenti sindacali o politici.
Alfo

Napoli presidio in solidarietà a Camenisch
Il 13 settembre è stata una giornata di mobilitazione nazionale per Marco Camenisch, anarchico rinchiuso nelle galere svizzere.
A Napoli è stato organizzato un presidio dal Gruppo Anarchico Contropotere e dell'Organizzazione AnarcoComunista Napoletana / F.A.I..
Alle 16,30, in via dei Mille, fuori il consolato svizzero è stato esposto uno striscione con la scritta "Libertà per Marco Camenisch". Alcuni compagni hanno consegnato al console un documento che sintetizzava le motivazioni della protesta. Tra le righe di tale documento si poteva leggere: Lottare contro le prigioni, significa lottare per l'abbattimento di ogni governo, di ogni forma di dominio e del capitale. Significa non dimenticare Franco Serantini, Horst Fantazzini, Barry Horne e altri compagni già morti di "stato" dietro alle sbarre.
Alla mobilitazione si sono aggiunte altre realtà politiche come l'A.S.P. e il Gruppo Anarchico Contro le Nocività, oltre alle tante individualità anarchiche campane e ai passanti incuriositi dall'insolito rumore nella zona "bene" di Napoli.
Il 13 settembre non è stato né l'inizio, e soprattutto, né la fine della nostra lotta per la libertà di Marco e per la distruzione di tutte le galere.
UltimoCittadino

Palermo: lotta per la casa
Una tre giorni di lotta promossa dal Comitato di Lotta per la Casa "12 Luglio" di Palermo ha avuto luogo davanti alle case confiscate alla mafia e mai utilizzate in via Messina Marine nei pressi del San Paolo Hotel.
L'iniziativa si è svolta attorno a un enorme tendone usato come punto logistico e tetto per la notte dalle famiglie dei senza casa e dai numerosi compagni e militanti del Forum Sociale Siciliano di Palermo.
Tra giovedì 12 e sabato 14 settembre si sono avuti incontri con i giornalisti, si sono svolte due assemblee col coinvolgimento di operatori sociali e sono stati presi contatti con altre famiglie che dopo il terremoto si trovano adesso in una situazione molto critica.
Seguono stralci del testo dell'appello all'iniziativa:
"(...) Le scosse di terremoto di questi giorni hanno aggravato la già precaria situazione abitativa di Palermo. Una quindicina di persone sono accampate nell'Ospedale militare.
Oltre 2000 case hanno subito danni. Oltre 35 famiglie sono state costrette ad abbandonare i loro alloggi.
Tutto ciò si aggiunge al dramma quotidiano degli sfrattati e di quelli che stanno per esserlo, degli 'ospiti' in alberghi e locande (150 famiglie), degli 'abusivi' rimasti fuor dalla 'sanatoria' del Dicembre 2001 (oltre 50 famiglie).
Facciamo appello alle famiglie o ai singoli che vivono sulla loro pelle il dramma della mancanza o della precarietà della casa ad unirsi a noi del Comitato di Lotta per la Casa '12 luglio', che stiamo organizzando tutti assieme, superando divisioni e diffidenze, dettate dalla cultura sbagliata dell'arrangiarsi da soli o con l'aiuto di 'amici'. Uniti vinceremo ed otterremo con la lotta i nostri diritti.
Noi lottiamo per un obiettivo chiaro:
vogliamo l'uso immediato, a fini abitativi, delle case confiscate alla mafia, gestite dalla prefettura e dal demanio pubblico. Lo stato d'emergenza lo impone!
(...) Siamo per l'uso dell'imponente patrimonio immobiliare confiscato alla mafia, a fini socialmente utili, come, il soddisfacimento di un diritto primario, specie per famiglie o singoli, prive o con scarso reddito, mentre siamo contrari alle ipotesi di nuove costruzioni (Boccadifalco, Pagliarelli, Tommaso Natale), soluzioni che, oltre ad avere tempi lunghi e a far confluire ingenti risorse nelle tasche dei soliti noti, servirebbero solo a ridurre il poco verde pubblico che esiste in questa città, come siamo contrari alla proposta avanzata dal presidente della Commissione antimafia nazionale Centaro che, a fronte dello scandalo del solo 10 per cento dei beni confiscati utilizzato, a causa dell'inettitudine amministrativa, propone di vendere a privati il patrimonio confiscato.
(...) Il bisogno abitativo può essere soddisfatto, in parte, usando interamente i beni pubblici inutilizzati (patrimonio immobiliare di regione, provincia, comune, prefettura, azienda demanio, Iacp) e puntando sul recupero, sull'autocostruzione, degli immobili, specie nel centro storico."
Comitato di lotta per la casa "12 luglio"



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