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Da "Umanità Nova" n. 35 del 27 ottobre 2002

Strage di Bali. A chi giova?

Chi scrive non è purtroppo mai stato a Bali e le sue conoscenze a riguardo si fermavano sino a ieri a qualche documentario televisivo, alle immagini dei depliant delle agenzie di viaggio e alle danzatrici balinesi cantate da Battiato.

Sembrerebbe davvero una meta turistica ideale sia per chi è affascinato da luoghi che ricordano i racconti del ciclo malese di Salgari sia per le coppie in viaggio di nozze ma suppongo anche per giovanotti in cerca di trasgressioni esotiche a pagamento.

Eppure quell'isola che fino a ieri veniva definita un paradiso, si è trasformata in un inferno: almeno 200 morti, soprattutto turisti occidentali, immagini strazianti, terrore dipinto sui volti dei sopravvissuti.

Quasi immediatamente, senza nessun indizio né alcuna rivendicazione, ci hanno raccontato che i terroristi responsabili della strage erano già stati scoperti: si tratterebbe di un gruppo islamico collegato ad Al Quaeda.

Teorema fin troppo prevedibile, d'altra parte la "rete" di Bin Laden è stata rappresentata come una specie di mostro con diramazioni tentacolari su mezzo globo che vedrebbero uniti in un'improbabile alleanza antioccidentale gruppi, sigle e fazioni diversissime, nonché i famigerati "Stati canaglia" e in primo luogo l'Iraq, dopo che a Kabul il regime talebano è stato sostituito con quello di Karzai.

Ed allora il gioco comincia a farsi meno oscuro.

Dopo che il regime di Saddam Hussein ha intelligentemente accettato le ispezioni degli osservatori dell'Onu nei propri arsenali e laboratori, il governo Usa ha perso quello che fino a poco tempo fa era il principale motivo addotto per attaccare militarmente l'Iraq, anche se le incursioni aeree tattiche anglo-americane non si sono peraltro mai fermate.

Infatti, per bocca di Bush Jr. le ragioni della guerra sono subito diventate altre: il fatto che comunque l'Iraq va disarmato perché sta costruendo terribili ordigni nucleari, batteriologici e chimici, ed anche perché appoggia il terrorismo ospitando alcune basi terroristiche di Al Quaeda.

Ovviamente le prove scarseggiano, basti vedere il penoso dossier presentato da Blair.

Ed allora, massacri come quello di Bali risultano perfettamente funzionali allo scopo, riproducendo e rinnovando l'orrore dell'11 settembre, sulla cui onda emotiva l'opinione pubblica americana ed occidentale era pronta a portare la guerra contro il terrorismo ovunque.

Difficile dire se questo bagno di sangue, basterà a legittimare quello in grande stile che si prepara contro la stremata popolazione irachena; probabilmente c'è da temere di no.

Ma a chi servono simili azioni è fin troppo chiaro, indipendentemente da chi possono essere stati gli esecutori.

D'altra parte, un potere economico e politico che ha già vendicato le Twin Towers seppellendo sotto le bombe intelligenti almeno 4 mila civili afgani e che da oltre dieci anni affama il popolo iracheno con un embargo criminoso, non ha certo scrupoli morali nell'ordinare od eseguire la distruzione di una discoteca affollata di gente.

I servizi segreti servono appunto a compiere i lavori sporchi.

Zio Fester

 



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