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Da "Umanità Nova" n. 37 del 10 novembre 2002

La ferocia dello Stato
Da Grozny a Mosca

Storicamente la Cecenia è sempre stata un problema per ogni padrone del Cremlino; lo stesso Stalin ebbe a faticare più del previsto per anestetizzare la causa indipendentista di una popolazione che mal ha sopportato da secoli la sua dipendenza politica da Mosca. Figuriamoci quando si è dovuta accollare il passaggio da Grozny del principale oleodotto che dal Caspio porta il petrolio direttamente alla capitale russa senza poter ricavarne granché in fatto di benefici doganali di passaggio (a differenza di quanto fanno i curdi con il petrolio iraniano e iracheno di transito dalle loro terre verso il Mediterraneo).

A ciò si aggiunga la copertura religiosa di un problema di potenza politica, e la miscela esplosiva ritrova oggi una cornice più ampia delle guerre cecene dei tempi di Eltsin, in quanto la boutade di Huntington sullo scontro di civiltà trova oggi nei padroni del mondo i profeti di autosventura che intendono indirizzare il baricentro della politica planetaria verso quello scenario apocalittico e tutto sommato erroneo del peso del fondamentalismo islamico nei paesi musulmani.

Il terrorismo fondamentalista diviene così la chiave passepartout per ogni giro di vite repressiva teso a sradicare il problema senza offrire una soluzione politica che vada alla radice dei conflitti. Se non ci fosse verrebbe voglia di doverselo creare...

L'attacco del commando al teatro moscovita e il massacro che ne è seguito si riduce così a una accelerazione di un processo in atto, che cementa la coalizione antiterrorismo mondiale anche se ancora non si capisce bene quale ruolo faranno giocare a Saddam Hussein in questa trama, visto che la sua figura sembra non appassionare i giocatori non statunitensi, più interessati all'inafferrabile bin Laden, notato ora nell'arcipelago indonesiano, ora nella penisola arabica, ora al confine afgano-pakistano. La sua libertà di movimento (anche stando fermo, tanto i media lo surrogano a meraviglia) vale più della sua vita e a maggior ragione della sua morte, che sarebbe l'accidente più pernicioso per i piani di Bush.

La novità dell'esito micidiale delle teste di cuoio russe è rappresentata dall'uso di un gas letale, inodore, non vietato dalle convenzioni internazionali, almeno così dicono, ma che conferma la storica intuizione anarchica che le armi di sterminio di massa sono statuali per definizione, perché solo apparati istituzionali, stabili, con flusso finanziario permanente, ricerca asservita, e copertura politico-diplomatica, sono in grado di poter produrre e vendere, smentendo pertanto uno dei postulati della guerra asimmetrica, secondo la quale anche stati privati, ossia guerriglieri e terroristi bene organizzati, possono disporre di armi di sterminio di massa. L'esempio della setta giapponese Aum Shinrikyo che diede un assaggio di veleno nella metro di Tokyo alcuni anni orsono dimostra invece proprio a contrario come la mancanza di strumenti di conservazione idonei dei gas rende difficile ai privati lo stoccaggio di un'arma volatile e degradabile in tempi brevissimi, cosa che uno stato è benissimo capace di fare (Saddam usò gas russo-americani per sterminare ad Halabja 5000 civili curdi nel 1988).

La dinamica dell'assalto al teatro lascia inoltre alcuni dubbi... di stato, come per ogni strage... di stato ben si merita. Senza dover fare necessariamente dietrologia, ci si chiede come sia possibile a un commando di 35-40 ceceni navigare tranquillamente per Mosca, con una copertura logistica talvolta anche interna allo stesso apparato moscovita, con armi e tritolo senza che nessuno se ne sia accorto, e proprio in una Russia capitanata da un ex capo dei servizi di sicurezza. Inoltre ci si chiede come mai nessuno abbia reagito all'irruzione delle squadre speciali, considerando che i morti avvelenati sono avvenuti nella platea ove erano ammassati gli ostaggi e alcuni terroristi, ma non tutti; forse il teatro non era minato interamente, forse non tutti erano ceceni irriducibili e senza cuore...

L'uso del gas letale pone problemi morali che ai leader di stato fanno ridere quanto una battuta di Benigni, ossia senza incidere in profondità. Se è vero che il gas misto di sostanze oppiacee e droghe ha effetti mortali su individui sotto stress, e se è vera l'impreparazione dei medici non allertati sugli antidoti disponibili (le truppe di irruzione avevano con sé in dotazione siringhe monouso per iniettarsi qualcosa, forse sono entrate addirittura senza maschere perché già inoculate, e comunque le siringhe trovate accanto ai cadaveri ceceni non stavano ad indicare un droga-party la sera precedente...), allora la questione morale assume una valenza tutta politica sul calcolo utilitaristico di stato sulla pelle di un centinaio di ostaggi incolpevoli e innocenti, stritolati tra le morse di una lotta indipendentista disperata e una ragione di stato altrettanto disperata sino a ricorrere al terrorismo scartando a priori la chiave della politica come soluzione dei conflitti.

Il risultato sarà prevedibilmente un più forte giro di vite repressivo in territorio ceceno, dove già Amnesty International ha denunciato da anni le efferate imprese della gloriosa Armata rossa, sino ad una probabile inaugurazione dell'era post-deterrenza nucleare con l'utilizzo di ordigni nucleari tattici, magari sulle montagne dove si annidano i guerriglieri ceceni, i quali reagiranno alla prossima occasione sequestrando mille ostaggi da qualche parte e compiendo una mattanza senza tergiversare sul look da terrorista e da donna velata da dare in pasto alla stampa in cerca di audience mediatica. Perché questo cercava il commando, e a ciò mirava la trattativa per liberare col contagocce pochi ostaggi alla volta al fine di ingraziarsi l'opinione pubblica mondiale e tirare avanti per le lunghe, nella speranza di un intervento politico esterno per non fare la fine del commando peruviano nell'occupazione dell'ambasciata giapponese a Lima.

Putin ha deciso diversamente per non farsi logorare, forte del sostegno Usa che lo attrae sempre di più e che arriva al momento opportuno per indebolire il No di Mosca nel Consiglio di sicurezza sulla questione irachena. E siccome gli altri No provengono da Parigi e da Pechino, vedremo se da qui a poco bin Laden colpirà pure Francia e Cina in qualche maniera (al di là dell'attentato alla nave francese al largo della penisola arabica qualche settimana addietro, mero avvertimento in stile mafioso).

Salvo Vaccaro

 



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