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Da "Umanità Nova" n. 38 del 17 novembre 2002
Il nostro forum è la strada!
Un milione di NO alla guerra
Cominciamo dalla fine: il corteo contro la guerra.
Che saremmo stati in molti lo si era cominciato a capire sin dalla vigilia.
L'orario di partenza sempre più anticipato, le decine e decine di
autobus e treni in arrivo in una città già stracolma ne erano
l'indizio più sicuro. La realtà è stata comunque di gran
lunga superiore alle aspettative.
Siamo andati al luogo di ritrovo dello spezzone anarchico sin dalle 9 e mezza
del mattino. Le strade erano già piene. Appena il tempo di aprire gli
striscioni ed il corteo parte: una marea umana in continua crescita. Il
telefono squilla in continuazione. I compagni sono ancora in viaggio o
addirittura fermi alle stazioni dove i treni, troppo pieni, tardano a partire.
All'inizio saremo poco più di un migliaio, poi, poco a poco, lo spezzone
cresce: arrivano di corsa i compagni da tutta Italia. Alcuni non ci
raggiungeranno mai: bandiere rosse e nere fanno capolino in tutto l'immenso
corteo. Alla fine, dopo ore e ore di cammino, saremo svariate migliaia.
In apertura lo striscione della FAI con la scritta "La guerra ha bisogno di te,
tu non hai bisogno della guerra. Obietta! Diserta!". C'erano poi gli striscioni
dell'USI-AIT, quelli delle decine di gruppi locali, quello della FAI scampato
alle cariche di Genova, in coda l'FdCA. Chiudeva lo striscione nero "Padroni di
nulla, servi di nessuno. All'arrembaggio del futuro" che aveva caratterizzato
la presenza anarchica a Genova. Non manca chi sceglie la caustica ironia
toscana con la scritta "Berlusconi è innocente, la guerra è
giusta, mia madre è vergine" o, più classicamente, "non ci sono
poteri buoni", "noi contro tutte le guerre, tutte le guerre contro di noi".
Diversi i gruppi stranieri: dagli svedesi che mandano al diavolo Bush con una
scritta bianca in campo nero, ai turchi che volantinano sull'iniziativa "Kara
ev" - Casa Nera di Istambul; ci sono i compagni siberiani con una bellissima
bandiera ricamata, i greci tutti in nero e poi spagnoli, francesi, russi,
cechi...
Lungo il percorso, specie nella parte finale, la gente è in strada, si
affaccia dai balconi battendo le pentole, agitando bandiere, intonando canzoni,
applaudendo. Qualcuno offre caffè, altri gettano coriandoli, da una
finestra pende un lenzuolo bianco con una A cerchiata. L'emozione è
grande.
Il movimento non si fa ingabbiare nelle istituzioni
L'appuntamento fiorentino è stato, nonostante la volontà
criminalizzatrice del governo, nonostante il desiderio delle aree moderate di
ridurre la molteplicità del movimento a mera struttura di supporto alle
esigenze elettorali della dolente sinistra ulivista, un'occasione per il
movimento no-global di mostrare una vitalità ed una forza che vanno al
di là di qualsiasi operazione di bassa cucina politica tentata dai
politici di professione autonominatisi "rappresentanti" del movimento.
La città di Firenze è stata invasa per quasi una settimana da
migliaia e migliaia di persone provenienti dai quattro angoli d'Europa. La
macchina organizzativa dell'FSE ha cominciato a dare segni d'asfissia sin dalle
prime ore mentre il movimento si dispiegava per le piazze e le strade della
città. Ad un solo giorno dall'inizio del meeting la Fortezza da Basso
che ospitava l'incontro si è trasformata in un caleidoscopio di lingue e
colori. Persino gli ossessivi controlli imposti all'ingresso da sin troppo
solerti omaccioni della CGIL si sono trasformati in una formalità
fastidiosissima ma del tutto inutile: la forza d'urto della folla di compagni e
i numerosi pass fantasiosamente usciti dal nulla consentivano a chiunque di
entrare senza alcun accredito.
All'interno i dibattiti "ufficiali" erano poco frequentati mentre decine e
decine di capannelli erano il sintomo inequivocabile che la volontà di
mettersi in rete della più parte dei presenti non passava per i vari
"portavoce" ma si sostanziava in un transitare attraverso esperienze e percorsi
in divenire.
Gli anarchici di "carta" dei media
Agli anarchici mass media, polizia e vari esponenti delle aree moderate dello
stesso SFE avevano cucito addosso un abito ben confezionato ma scomodo, un
abito che il movimento anarchico nelle proprie varie componenti ha rifiutato di
indossare.
Degli anarchici è stata di volta in volta annunciata l'assenza cui
faceva da controcanto la volontà di devastare la città, di
provocare scontri, di agire da vandali distruttori. Fra tutti vogliamo
ricordare solo quell'azzimato verme del signor Vittorio Agnoletto che si
è in più di un'occasione premurato di decidere chi appartenesse e
chi no al movimento no-global. L'organo di Massimo D'Alema, "La Repubblica",
già il 13 di ottobre pronosticava l'arrivo di 5.000 anarchici pronti a
mettere a ferro e fuoco la città: un bel programma non c'è che
dire! Questo infame fogliaccio forse dimentica il sostegno dato a chi ha messo
veramente a ferro e fuoco città e villaggi della Serbia e del
Kossovo...
Agli anarchici di carta dei giornalisti a caccia dello scoop da sbattere in
prima pagina hanno risposto gli anarchici in carne ed ossa, dimostrando con i
fatti di essere una componente importante di questo movimento, una componente
indisponibile a recitare il ruolo che le veniva assegnato.
Gli anarchici a Firenze
Una parte degli anarchici della sede di Vicolo del Panico ha dato vita ad una
tre giorni fuori dalle mura della Fortezza dell'FSE. I media si sono subito
buttati a pesce sulla ghiotta notizia creando un clima di pesante tensione
intorno alle iniziative di questi compagni. Ma sono rimasti a bocca asciutta.
Di grande valore simbolico l'iniziativa di apertura della tre giorni: un
presidio alla Tomba etrusca della Montagnola a Quinto Basso nei pressi di Sesto
Fiorentino. Qui ci sono i cantieri dell'Alta Velocità la cui opera
rischia di mettere a repentaglio la stabilità della tomba, una delle
più belle della zona. I "vandali" hanno mostrato chi siano i veri
distruttori di opere d'arte nel nostro paese: chi, in nome del profitto,
devasta l'ambiente e le vite di migliaia di persone. Imponente lo schieramento
di polizia. Il giorno successivo replica di fronte al carcere di Sollicciano,
una cui ala era stata svuotata per "ospitare" gli eventuali arrestati di quel
fine settimana. I detenuti hanno accolto gli anarchici con battimento di
suppellettili e grida di saluto. Il sabato la protesta si è spostata di
fronte alla farmaceutica Menarini, una ditta impegnata nella sperimentazione
biotecnologica. Lastre di ferro erano state poste a protezione della fabbrica e
la presenza poliziesca era ancora una volta asfissiante. Dopo il presidio
alcuni dei compagni confluiranno nel corteo contro la guerra. Le serate della
tre giorni si sono svolte nella Loggia del Porcellino, nei pressi di piazza
della Repubblica. Il Porcellino Squott, occupato per l'occasione, è
stato luogo libero di incontro e socialità: ogni sera concerti,
proiezioni video, distribuzione di vino e giornali.
Altri anarchici fiorentini, resuscitato per l'occasione il vecchio gruppo
G.E.T.E.M., hanno deciso di dar vita ad un punto di riferimento per i compagni
che, soprattutto dall'estero, sono confluiti a Firenze. Affittato a proprie
spese uno stand all'interno della Fortezza, hanno fornito informazioni,
distribuito stampa e libri, preso contatti. Decine e decine di compagni, russi,
bielorussi, siberiani, francesi, spagnoli, ucraini, ungheresi, turchi, greci ma
anche italiani sono passati dallo stand significativamente battezzato "Servizio
di corrispondenz@ fiorentino", lasciando indirizzi, prendendo contatti,
scambiando informazioni su iniziative e progetti. Ottima la distribuzione di
libri, giornali e volantini.
Un altro gruppo di compagni di Torino, Trieste e Alessandria, coadiuvati da un
compagno della FAI locale, arrivati sin dal mercoledì, hanno distribuito
Umanità Nova e lo speciale "Il nostro forum è il mondo intero",
oltre a circa 10.000 volantini. Esterni, per scelta, ad un Forum che mostrava
sin nel programma la lottizzazione di antica marca democristiana degli spazi di
intervento, abbiamo scelto di stare nelle strade di Firenze. Strade alle quali
la presenza del movimento aveva dato una connotazione gioiosa che contrastava
con le previsioni fosche, da guerra civile, del Ministero dell'interno. I
negozi chiusi da lamiere erano solo una piccola nota grigia in una città
che invece in molte botteghe e bar esibiva gli adesivi "Firenze città
aperta" e striscioni contro la guerra. In piazza Duomo abbiamo udito compagni
intonare "Figli dell'officina" ed altri canti anarchici. Un gran bel sentire.
Firenze e oltre
L'appuntamento fiorentino ha dimostrato che il movimento no-global, sia pur
carsicamente, è in continua crescita. Le centinaia e centinaia di
migliaia di persone che hanno manifestato contro la guerra "senza se e senza
ma" ne sono la chiara dimostrazione. La nostra critica nei confronti dei
tentativi di burocratizzazione ed ingabbiamento di questo movimento trova
conferma dopo la kermesse fiorentina, dove le varie stelle e stelline del
firmamento no-global si sono contese, e ancora si contenderanno, la leadership
di un movimento che sono ansiose di trasformare in un partito. Persino
l'esangue ed incredibile Fassino si è, a bocce ferme, messo in fila come
possibile padrino in concorrenza con i vari Cofferati, Bertinotti, Martini,
limitandosi a citare i pescecani più grossi. Resta da vedere se
troveranno pesciolini disponibili a farsi ingoiare.
L'area anarchica, nonostante l'eterno ritorno dell'eguale, ossia la
criminalizzazione preventiva e la successiva cancellazione mediatica dalla
scena, ha dimostrato di essere una delle componenti di un movimento che si
caratterizza per una forte tensione libertaria, una tensione non riducibile
alle maglie rigide di un Social Forum presidiato dagli sgherri della CGIL.
I prossimi mesi ci diranno se i tentativi di riassorbire il movimento nei
partiti, magari nella formula bertinottiana di un cartello di sinistra alla
spagnola, avranno buon esito o si infrangeranno contro la capacità di
autonomia delle reti orizzontali che sono l'anima autentica dei no-global.
I banchi di prova non mancheranno: dalla guerra che si avvicina alla crisi
fiat, dalla questione del lavoro e del reddito a quella delle libertà,
dalla lotta contro le leggi razziste a quella per la libera circolazione.
Noi, come sempre ci saremo. Il nostro forum, a Firenze come ovunque, è
nelle strade, nelle piazze, nelle città che abitiamo. Il nostro forum
è il mondo intero.
Maria Matteo
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