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Da "Umanità Nova" n. 38 del 17 novembre 2002

A Firenze contro tutte le guerre
L'antimilitarismo anarchico in cammino

Che la manifestazione europea contro tutte le guerre sia stata un successo è cosa ormai assodata, quello che si è visto nel capoluogo toscano è stato un movimento di massa, che aldilà degli schieramenti plurali e contraddittori, ha espresso un no finalmente senza se e senza ma.

Questo dato non è una chiave di svolta, sappiamo fin troppo bene quale sia la capacità dei vecchi e dei nuovi ceti politici di navigare tra opportunismo e vigliaccheria politica e di ritirare i remi in barca, ma è allo stesso tempo un "passaggio" di condivisione che ha coinvolto alla base - ed è la sola cosa che ci interessa - migliaia e migliaia di donne e uomini.

Per questo come commissione antimilitarista abbiamo pensato senza troppa dietrologia che fosse opportuno esserci senza aderire, senza confonderci con le giornate dell'ESF, indicando invece una partecipazione convinta ad un evento che sembrava sentito, che avrebbe coinvolto ed i fatti, mi pare, ci hanno dato ragione.

Lo spezzone antimilitarista ed anarchico si è ingrossato ora dopo ora, riempiendo le strade di Firenze con le rossenere e gli striscioni, circa 5.000 compagni/e hanno danzato e camminato con musica e slogan, con canti e improperi contro eserciti, stati e capitale, manifestando i "contenuti" distribuiti sotto forma cartacea per tutto il corteo degli oltre 600.000.

Contenuti che non lasciano dubbi sulla radicalità non solo analitica, e cioè irreprensibile ad ogni autorità e gerarchia, ma soprattutto sulla necessità di "praticare" l'antimilitarismo, dai posti di lavoro, fra i banchi di scuola, nei quartieri ed in ogni luogo dove la socialità è subalterna al dominio ed alla mercificazione.

Ed è proprio perché la radicalità dev'essere "radicamento", territorializzazione (pensare globale, agire locale) che si è scelto di sfilare con il sindacalismo di base. Dopo la piattaforma alternativa dalle piazze CGIL, che prevedeva al primo punto un'opposizione di classe alla guerra, risulta chiaro come la conflittualità sociale e sindacale debba agganciarsi sempre più all'antimilitarismo. Quello che dicevamo a Genova e che ribadiamo ancora è proprio la capacità di sgombrare il campo dagli equivoci di quel "pacifismo" imbalsamato che non sa andare oltre gli appelli con le firme eccellenti o le manifestazioni che oppongono furbescamente la violenza alla pace, la NATO all'articolo 11 della Costituzione italiana, la società civile alla lotta di classe.

Oltre Firenze già ci aspetta una nuova scadenza, dove i contenuti antimilitaristi ed antiautoritari che ci qualificano, possono trovare ancora più condivisione ed allargare gli orizzonti di una sincera diserzione sociale.

L'appuntamento è per il 25 gennaio 2003 a La Spezia alle ore 15.

L'assemblea antimilitarista ed antiautoritaria appena nata a Modena lo scorso 27 ottobre, raccoglie la sfida che ha caratterizzato da sempre l'agire degli anarchici e dei libertari aprendosi ad una sensibilità che è comunque diffusa nel vasto movimento antiglobalizzazione.

La nuova sfida è proprio questa. Da una parte saper rigettare ed ostacolare le derive verticistiche e parlamentariste che appaiono oramai evidenti in chi tenta l'egemonizzazione finale dei no-global e dall'altra seminare, contaminare e coinvolgere i più verso una consapevolezza inequivocabile: dobbiamo essere sabbia e non olio nel motore del militarismo.

Senza se senza ma, appunto.

Stefano Raspa

Commissione antimilitarista FAI

 



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