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Da "Umanità Nova" n. 40 del 1 dicembre 2002

Lo sbattezzo di Eubulide
Un "boccone amaro" per i vescovi italiani

Leggendo le conclusioni della 50ma assemblea della Conferenza Episcopale Italiana (che riunisce i vescovi ed i cardinali italiani e che si pappa i fondi dell'otto per mille) mi è venuto in mente un antico filosofo greco: Eubulide di Mileto.

Questo semisconosciuto filosofo era un epigono del più famoso Zenone (quello del paradosso di Achille e della tartaruga) e, volendo imitarlo, propose il paradosso del mucchio di sabbia: sostenne l'impossibilità di realizzare un mucchio di sabbia argomentando che, se un granello non fa un mucchio di sabbia, aggiungendocene un altro non si otterrà un mucchio e, se due granelli non fanno un mucchio, aggiungendocene un altro non si otterrà un mucchio, e così via, all'infinito.

Per sua sfortuna, questo pensatore ebbe fama molto minore del suo precursore, visto che all'epoca era già noto il detto "la goccia che fa traboccare il vaso": ci sarà una goccia che aggiunta alle altre (che da sole non bastano a riempire un vaso) che lo farà traboccare. Basta decidere di quanti granelli debba essere costituito un cumulo di sabbia perché divenga un mucchio, ad esempio un milione, e si avrà che il milionesimo granello aggiunto ai 999.999 presenti soddisferà la condizione.

Il filosofo mi è venuto in mente perché, nella conferenza stampa finale, il cardinal Camillo Ruini dovendo spiegare ai giornalisti perché la CEI aveva emanato un decreto con le modalità da far seguire ai preti in presenza di richieste di sbattezzo ha affermato "Per fortuna, i casi sono per ora veramente poche decine".

Se poche decine di persone riescono a far discutere, sicuramente malvolentieri ("un boccone amaro, ma necessario"), vescovi e cardinali italiani c'è qualche conto che non torna, come nei granelli di sabbia di Eubulide: a me risultano diverse decine di migliaia di sbattezzati, ma è inutile dirlo al cardinale, sosterrebbe che, in fondo, una persona in più a poche decine, fa sempre poche decine.

Benché lo sbattezzo sia, ormai da diversi anni, entrato nei vocabolari, si riesce ad apprezzare meglio il "boccone amaro" ingoiato dai vescovi ricordando a cosa serve il battesimo.

Innanzi tutto la chiesa usa il numero dei battezzati come strumento di pressione politica, per sostenere che gli italiani sono quasi tutti cattolici (il 98%) e che quindi, anche se il cattolicesimo non è più religione di stato, ha comunque diritto a una tutela particolare.

Oltretutto, e questo è meno noto, la chiesa ha, nei confronti di tutti i battezzati, un potere coercitivo datogli dalle leggi dello stato italiano che le riconoscono giurisdizione in materia ecclesiastica.

Questa giurisdizione ecclesiastica non regola soltanto questioni di fede, di cui un non credente può tranquillamente infischiarsene, ma disciplinano anche aspetti della vita quotidiana che possono coinvolgere tranquillamente un ateo.

Tanto per fare qualche esempio, ogni battezzato (indipendentemente dalle sue reiterate professioni di ateismo) può, legittimamente e legalmente: essere diffamato da un vescovo per le sue scelte di vita, anche quando un cittadino qualsiasi, dicendo le stesse cose, sarebbe passibile di denuncia per calunnia e diffamazione; subire l'estrema unzione (qualora non avesse la forza e la coscienza per opporvisi), anche se, da vivo, l'avesse considerata uno sberleffo ad un morente ateo; subire un funerale cattolico (anche se la famiglia o, come più frequentemente accade, gli amici ed il partner, si opponessero).

Ricordiamo a chi voglia farlo che lo sbattezzo è un atto individuale che chiunque può fare anche da solo. Se si vuole l'aiuto dell'Associazione per lo Sbattezzo si può scrivere a Via Garibaldi 47, 61032 Fano (PU) o ci si può collegare al sito internet "http://www.anticlericale.it".

Sia che vi siate già sbattezzati, sia che meditiate di farlo, tenete presente l'insegnamento di Eubulide: è sempre meglio essere un granello di sabbia che non una goccia d'olio negli ingranaggi della chiesa.

Francesco Fricche

 



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