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Da "Umanità Nova" n. 40 del 1 dicembre 2002

Una piazza rossa e nera
Praga: le manifestazioni contro il vertice NATO

Nei giorni del vertice della NATO a Praga, la capitale ceca si è trasformata in una città di fantasmi: nessuno nelle strade eccetto i manifestanti e la polizia che ha dispiegato oltre 12mila uomini in armi a presidiare il tranquillo svolgimento del summit. Il Ministero dell'Interno ceco ha stanziato ben 650 milioni di corone (circa 21,5 milioni di euro) per le sole misure di sicurezza del vertice.

Una feroce campagna antianarchica è stata messa in piedi sino al punto di pagare un tossicodipendente di vecchia data per dichiarare ai giornalisti di essere stato in un campo paramilitare anarchico dove si insegnava l'uso di armi ed esplosivi. Questa bufala ha avuto grande risalto sui principali quotidiani locali che paventavano altresì la calata sulla capitale ceca dei violenti del Black Bloc. La "notizia" è stata ripresa in Italia dal quotidiano leghista "La Padania".

Le autorità ceche hanno altresì svolto un'intensa campagna terroristica per indurre la popolazione a rintanarsi in casa. In un libretto le "10 raccomandazioni per il cittadino praghese" tra cui quella di "non parlare con i manifestanti" e di "allontanarsi dalla città". Oltre 200.000 praghesi hanno lasciato la capitale nei giorni del vertice: i tram, normalmente sovraffollati, hanno viaggiato semivuoti. Questo fornisce un quadro efficace del clima di terrore artatamente suscitato dalle autorità locali. La TV ceca ha a più riprese mostrato le esercitazioni antiguerriglia delle forze speciali, preparando in tal modo i cittadini ad un clima di guerra di strada.

Infine il parlamento ha deliberato la chiusura delle frontiere agli attivisti più radicali poi concretatasi in centinaia di respingimenti di manifestanti stranieri e persino di giornalisti.

La memoria della feroce repressione abbattutasi nei confronti di coloro che nel 2000 manifestarono contro la Banca mondiale era ancora ben viva: le cariche, i pestaggi, le torture nelle caserme, le molestie sessuali, le espulsioni di massa.

Gli anarchici della Federazione Cecoslovacca non si sono lasciati intimorire: da mesi si preparavano ad accogliere il vertice degli assassini dell'Alleanza Atlantica. Sotto il cartello "AntiNATO" si sono raccolti, oltre ai compagni della CSAF, il collettivo femminista "8 marzo", l'Organizzazione degli anarchici rivoluzionari - Solidarietà, Reclamiamo le strade ed alcune individualità. Nei mesi precedenti si sono tenute conferenze antimilitariste nelle università, dibattiti in oltre 40 città della Cechia e della Slovacchia, street party e manifestazioni oltre a tre incontri internazionali cui hanno preso parte soprattutto anarchici polacchi, sloveni, croati.

Il programma del cartello "AntiNATO" non prevedeva una marcia sul centro congressi né l'interruzione del vertice avendo preferito un approccio che privilegiasse l'esplicitazione delle ragioni della protesta e dell'antimilitarismo anarchico. Il portavoce del Cartello, sia per ragioni di sicurezza, sia per evitare le personalizzazioni tipiche dei media, indossava una maschera con il volto di Vaclav Klaus, il leader del maggior partito di destra ceco tra i maggiori sostenitori dell'ingresso della Cechia nella NATO. Il nome del "portavoce"? È ovvio: George Bush!

La prima iniziativa si è svolta il 17 novembre, anniversario della caduta del regime bolscevico. Il giorno domenicale ha favorito la partecipazione di molti compagni dalle varie città della Cechia e della Slovacchia. Il percorso ricalcava quello effettuato nel 1989 dagli studenti in lotta contro il regime.

La seconda manifestazione si è svolta il 20 novembre, il giorno precedente il vertice: per diverse ore slogan, canti, una samba sfrenata ed un "cacerolazo" di solidarietà con la lotta antiliberista degli argentini hanno disturbato la lussuosa cena dei delegati nel palazzo "Obecni dum".

Il giorno successivo si è tenuta la principale tra le iniziative programmate dal cartello "AntiNATO", un corteo che ha attraversato le vie della città partendo dalla Namesti Miru e facendovi poi ritorno. Qualche ora prima dell'inizio della manifestazione circa un centinaio di anarchici si era diretto verso il centro congressi. Scopo di quest'iniziativa era mostrare il vero volto della "democrazia" le cui regole valgono solo in alcune circostanze e solo per alcuni. Infatti il corteo attraverso il ponte che collega la città al centro congressi era stato programmato con molti mesi in anticipo e ne era stata data comunicazione alla polizia. La manifestazione era pertanto "autorizzata". Naturalmente all'ingresso del ponte i cento compagni sono stati fermati da due carri armati e da un folto schieramento di polizia in assetto antisommossa. Alla faccia delle libertà democratiche e del diritto di manifestare!

I compagni hanno poi raggiunto la manifestazione principale che si è diretta verso il quartiere popolare di Nusle, nella valle sotto il centro congressi. Il corteo, cui si sono uniti anarchici dei paesi dell'Est partiti da un'altra piazza, ha raccolto alcune migliaia di dimostranti anarchici. La polizia, che aveva annunciato incidenti e violenze, è rimasta a bocca asciutta nonostante si fosse premurata di "dimenticare" un proprio veicolo incustodito lungo il percorso della manifestazione e che un pullman di delegati l'avesse "incidentalmente" attraversato.

Un gruppo di meno di un centinaio di bolscevichi, tra cui un gruppetto della corrente "Ernesto" di Rifondazione Comunista, dopo aver aggredito, picchiandola e ferendola, una compagna del gruppo femminista "8 marzo" che li aveva invitati a ripiegare il loro striscione, è stato cacciato dal corteo dopo una breve colluttazione con un gruppo antifascista. Un militante bolognese di Rifondazione ne è uscito con il naso fratturato.

Le bandiere rosse, le falci e martello in un paese uscito solo da pochi anni da una dittatura bolscevica agli occhi degli anarchici dei paesi dell'est non sono dissimili dai vessilli e dai simboli di fascisti e nazisti. I comunisti cechi di "Iniziativa contro la guerra" erano stati accettati all'interno del corteo organizzato dagli anarchici a condizione che non portassero i loro striscioni in una manifestazione libertaria. Scrive in merito un compagno della CSAF: "non volevamo avere, in una manifestazione indetta da noi, simboli della dittatura bolscevica che ha liquidato un così gran numero di anarchici in Russia, Ucraina, Corea, Spagna e Bulgaria e che ha oppresso per molti anni i popoli dell'Europa orientale."

Quest'episodio è stato ignobilmente strumentalizzato da "Liberazione" e "Manifesto" per criminalizzare il corteo anarchico, descritto come banda di "agenti provocatori" estranei al movimento che, a loro dire, avrebbero "scorrazzato liberamente" per la città. Ivan Bonfanti, l'autore del pezzo "Praga, con il black bloc mascherata finale", comparso il 22 novembre sul quotidiano di Rifondazione, si è dimostrato ben più abile del suo collega de "La Padania" nell'arte di imbastire menzogne degne della neolingua orwelliana. Spiazzato da una manifestazione determinata, antimilitarista e sostanzialmente anarchica conclusasi senza gli incidenti previsti (o auspicati?) dalla polizia e dagli "autentici" rappresentanti del "movimento dei movimenti" Bonfanti non ha trovato di meglio che definire come "infiltrati" i partecipanti al corteo del cartello "AntiNATO". Una ben nota abitudine di marca stalinista.

Più "raffinato" il cronista de "Il Manifesto" che si è distinto in considerazioni di "costume" sull'abbigliamento in nero di molti manifestanti e persino sul canto di "bella ciao" o sui tamburi "già ammirati a Genova". Non si può che augurargli un futuro come redattore di "Novella 2000".

Nel comunicato finale emesso dal Segretariato Internazionale della Federazione Anarchica Cecoslovacca i compagni esprimono soddisfazione per l'esito di una manifestazione che "si è svolta così come i compagni avevano deciso e non come desiderava la polizia. La polizia voleva la guerra e si era preparata sei mesi a questo scopo. Gli anarchici volevano dimostrare che c'è una resistenza (al militarismo) e spiegare alla gente le proprie proposte. È quello che è accaduto" (...) "Il nostro successo è stato il passare da una strategia di opposizione ai vertici ad una di radicamento locale". "Mai un così gran numero di cechi era sceso in strada. E questo nonostante il clima di guerra creato dal ministero dell'Interno".

Una Praga in rosso e nero ha manifestato contro la guerra, il militarismo e l'autoritarismo in una città blindata in cui ancora aleggiano i fantasmi tetri del passato ed il futuro porta il nome di un'alleanza di morte, targata NATO. Come gridavano i compagni il 17 novembre "dopo 13 anni di capitalismo abbiamo bisogno di una nuova rivoluzione!".

Maria Matteo

per approfondimenti il sito della CSAF (anche in inglese): http://www.csaf.cz/english

 



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