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Da "Umanità Nova" n. 40 del 1 dicembre 2002

Nigeria: tra fame, povertà, aids, sfruttamento
Guerra civile permanente

I 200 morti di Kaduna in Nigeria hanno avuto la vetrina dell'elezione di Miss Mondo per rendersi visibili agli occhi del pianeta, ma è ormai da anni che nel grande paese africano, potenzialmente ricco a palate per il petrolio dei suoi giacimenti off-shore, si combatte una cruda guerra civile tra sud ricco in mano a clan cristiani (anglicani e animisti), oggi al potere col presidente Obasanjo che ha riportato una parvenza di democrazia, e nord povero a prevalenza musulmana, che trova nella fede islamica una ragione si speranza e di rivolta per le misere condizioni di vita.

È ironico che siano proprio gli islamici a contestare doverosamente una kermesse mondana in cui la donna viene trattata come oggetto luminoso di desiderio - non per gli uomini, quanto per il business che circola attorno a eventi quali Miss Mondo - quando nelle regioni in cui è stata introdotta la legge coranica (shari'a) la donna viene sottoposta a tortura, alla pena di morte, all'annichilimento di ogni diritto civile in sede matrimoniale e patrimoniale. La manipolazione politica della religione islamica è un tratto comune alle forme di revanscismo che nei sud del mondo le piccole élite in cerca di un posto al sole utilizzano per salire al potere. E non è solo un aspetto limitato al fondamentalismo islamico. Anni orsono una analoga kermesse in India aveva suscitato le legittime proteste degli induisti - quelli per cui le vedove devono immolarsi sulla pira che brucia il cadavere del marito - causando centinaia di morti e di disordini mal sopiti.

La Nigeria rappresenta un caleidoscopio dello scontro di civiltà (come il Sudan) in cui il ruolo del petrolio è solamente l'indice di una ricchezza potenziale ma monopolizzata da compagnie straniere che lasciano le briciole solo a clan locali, e non a tutti. Ricordiamo come la terra degli Ogoni sia densa di giacimenti ma le compagnie e il governo nigeriano non lasciano nulla ai locali, le cui proteste portarono all'impiccagione anni orsono dei principali esponenti dell'opposizione, tra cui lo scrittore noto in tutto il mondo Ken Saro-Wiwa.

Anche la compagnia nostrana - Eni's Way - a modo suo partecipa al banchetto dello sfruttamento energetico nell'area per garantire i nostri livelli di benessere, mentre il loro meridione è costretto ad accedere a quegli stessi benefici con lunghe code negli oleodotti sui quali operare buchi per ricavarne benzina, con immani stragi alla minima scintilla (centinaia di persone arse vive mentre cercavano di estrarre litri di benzina per usi domestici). Lo stesso governo nigeriano cerca di compensare l'uso criminale e depredante da parte delle compagnie nazionali estere firmando contratti in cui siano previste misure sociali in cambio di concessioni petrolifere o di prospezione di nuovi giacimenti. Ma quel briciolo di ricchezza che per caso resta sul suolo nigeriano è a beneficio della élite locale, mentre il resto del paese vive con la miseria tipica di un qualunque stato africano non dotato da madre natura del petrolio.

Si tratta di un destino giornaliero per centinaia di milioni di individui, stritolati dalla morsa della fame, della povertà, dell'aids, dei virus (Ebola, malaria), stroncati e curabili ormai con una corretta profilassi preventiva in altre parti del pianeta che dispongono di risorse anche inferiori al continente africano. Ma ragioni geopolitiche emarginano il paese dai giochi di potere, e le ragioni geo-economiche valgono solo per alcune parti dell'Africa, quelle appunto dove sono presenti conflitti cruenti che fanno, nel silenzio dell'opinione pubblica mondiale, media inclusi, milioni di vittime all'anno (come il paio in Congo negli ultimi anni).

Salvo Vaccaro

 



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