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Da "Umanità Nova" n. 40 del 1 dicembre 2002

inform@zione

Parma: occupato il "Primo Maggio"
A Parma 18 famiglie stanno occupando la struttura che ospita il servizio psichiatrico Primo Maggio di Colorno, lottando per impedirne la chiusura.
In un comunicato di InfoCrac si sostiene: "L'occupazione dell'istituto psichiatrico `Primo Maggio' è il tentativo di impedire il processo di annientamento delle condizioni sociali dei malati psichiatrici.
L'occupazione vede solidali, i malati, gli infermieri, i parenti. Meno solidali i partiti e le forze che vogliono distruggere il 'Primo Maggio', e tanta Digos e carabinieri. La speculazione che sta dietro alla chiusura vede nel dirigente dell'USL Pinelli il tecnocrate che gestisce la vicenda. Chi si deve ingrassare sono i DS e gli altri partiti di sinistra legati alle cooperative "rosse". Il passaggio che la direzione dell'USL vorrebbe è la chiusura del centro, e lo spostamento dei "pazienti" in mini appartamenti manicomiali, con meno personale, attraverso la gestione di privati e con l'inserimento di cooperative amiche.
La lotta che vede l'occupazione permanente del Primo Maggio, ha visto familiari e compagni organizzare una concomitante azione che si è formalizzata nell'occupazione per due giorni della direzione dell'USL di Parma. La lotta va avanti."
Scrive in merito il Comitato Antirazzista: "La lotta dei famigliari e del Comitato per la Difesa dei Malati Psichici contro la chiusura del servizio residenziale voluta dai dirigenti Asl, è un esempio di resistenza contro lo smantellamento delle già risicate "garanzie" sociali: in questo caso contro la fuoriuscita dal servizio sanitario pubblico per un approdo all'Assistenza Sociale del Comune, il cosiddetto welfare comunale privo di risorse, gravido di maggiori costi per le famiglie e di un generalizzato peggioramento delle condizioni di cura.
È un esempio significativo di opposizione alla progressiva privatizzazione di tutto l'esistente (dalla casa alla sanità, passando per la scuola e il collocamento) e contro l'arroganza dei principi dell'economicità e dell'equilibrio di bilancio che fanno gravare in modo sempre più netto sulle famiglie il costo e il peso di ogni prestazione.
Riteniamo che la difesa della struttura con la sua occupazione sia parte dello stesso percorso di resistenza che ha portato decine di lavoratori immigrati ad affrontare una lotta altrettanto determinata per l'accesso al diritto ad un alloggio."
Da due comunicati di InfoCrac e del Comitato Cittadino Antirazzista di Parma

Carrara tentata provocazione fascista
Mercoledì 20 avevano cominciato a circolare per la cittadina alcuni volantini non firmati - ma con bene in evidenza l'uovo spaccato in quattro, simbolo di Ordine Nuovo - che annunciavano per sabato un presidio di "giovani" per reclamare gli "spazi sociali". Dalla scorsa campagna elettorale, quando la profonda destra si è accaparrata il più illustre chirurgo dell'ospedale da mettere in lista (poi regolarmente trombato, malgrado la consistente astensione dal voto), il crescendo di soggetti che rifanno capolino dalle fogne è più che sufficiente a far impensierire. Evidentemente la perdita della memoria, fenomeno classico dei tempi in cui essa ben raramente viene trasmessa a livello personale, si fa sentire anche a Carrara.
Per sabato, come in molte altre località, era anche prevista una manifestazione-presidio in solidarietà con gli arrestati di Cosenza, da parte di tutto il cartello delle sinistre. Sotto il Germinal ci siamo ritrovati in 250-300, a pochi metri di distanza dal tavolo dei fascisti, convenuti per conquistarsi gli "spazi sociali". Per la verità, un po' patetici, visto che contando anche una famigliola di sei, l'insieme dai quadri presenti non raggiungeva la quindicina, includendo anche l'ex candidato-sindaco (anche questo trombato come sopra) di Forza Italia, accorso ad offrire il suo appoggio. Evidentemente i fautori del "credere obbedire combattere" per questa sessione si sono attenuti alla prima delle parole d'ordine, "credere". Hanno probabilmente "obbedito" più agli istinti di conservazione che alle consegne di partito e sicuramente hanno pensato che a "combattere" per loro vi sarebbero state puntuali le "forze dell'ordine", molto meglio attrezzate e allenate a far fronte al confronto fisico, al cui interno i loro simpatizzanti non mancano.
Il prefetto era deciso a mantenere ben salda in mano la situazione "democratica", e su richiesta dell'Anpi aveva fatto sapere ai destri che non sarebbero stati tollerati "viva il duce", né simboli del regime, né croci uncinate. Verso le 15,30, i patrioti aspiranti a diventare eroi nazionali, hanno intonato "Fratelli d'italia", anche così beccandosi una colossale dose di pernacchie e di insulti. Poi, quando il corteo dei manifestanti si accingeva a raggiungere piazza Gramsci, dove la banda cittadina l'avrebbe interattenuto per il resto del pomeriggio con tutto un repertorio di musiche di sinistra, passando proprio a pochi metri, qualche incursione vi è stata, subito contenuta dal servizio d'ordine che, pur di controllare i manifestanti, non ha rinunciato a qualche manganellata somministratagli alle spalle dai carabinieri.
Infine i destri si sono portati nella strada sotto il comune, completamente sgombra di auto, ove hanno resistito per un'altra oretta (ora avevano superato la ventina), con di fronte a trenta metri un folto gruppone, contenuto questa volta dalla polizia, che li subissava di slogan e canzoncine.
Evidentemente, per i militi gli ordini erano ben chiari: prima di metter mano a qualcosa di più del manganello bisognava attendere l'apposito comando: così la cittadinanza carrarina ha potuto assistere alla sceneggiata della "democrazia".
Alfonso

Trieste: siamo tutti sovversivi!
Eravamo in tanti a Trieste lo scorso sabato a manifestare in solidarietà agli attivisti incarcerati dal teorema dei ROS. Circa 1200 persone sono sfilate per le vie cittadine contro questa montatura repressiva, urlando forte "siamo tutti sovversivi". Questo infatti lo slogan che caratterizzava la manifestazione, scritto anche sullo striscione di apertura; dietro venivano il camion con l'amplificazione e un gigantesco striscione "stop alla repressione" poi via via i vari spezzoni.
Al corteo hanno aderito e partecipato più o meno tutte le varie anime della "sinistra" locale: Rifondazione, Attac, i pacifisti, i disobbedienti, i verdi...
Il Gruppo Anarchico Germinal (che ha contribuito attivamente all'organizzazione dell'evento) era presente con lo striscione "contro la repressione azione diretta" e bandiere. Inoltre sono stati distribuiti centinaia di volantini con le nostre considerazioni sulla repressione in atto e sulla necessità non solo di opporvisi ma anche di continuare le lotte che ogni giorno ci vedono impegnati.
Come anarchici abbiamo fatto la scelta non solo di partecipare all'iniziativa ma anche di aderirvi formalmente in quanto convinti che di fronte alla repressione la risposta debba essere più compatta possibile. Questo non ci ha impedito di criticare pubblicamente il testo di indizione di stampo riformista.
Il momento forse più significativo del corteo è stato quando siamo passati sotto il carcere dove ci si è fermati a salutare i detenuti affacciati dalle sbarre. Alla fine si è giunti sotto la prefettura dove vi sono stati alcuni interventi al microfono fra cui quello di un nostro compagno.
Il bilancio della giornata è a nostro avviso ambivalente: da una parte la partecipazione è stata buona e variegata e l'intero corteo è stato chiaro nell'esprimere solidarietà senza riserve a tutti gli arrestati.
D'altra parte, ancora una volta è emersa l'arroganza e la prepotenza dei disobbedienti locali, i quali si sono presi - di fatto - la testa del corteo a suon di spintoni. I giornali locali il giorno dopo hanno parlato di duemila disobbedienti in corteo. Questo nonostante la mobilitazione non sia affatto partita dai disobbedienti, che del resto non si sono per nulla preoccupati (come molti altri, del resto) dell'organizzarla unitariamente, badando solo ad affiggere i propri manifesti e a imporre i propri striscioni, dimostrando ancora una volta cosa significhi per loro collaborazione con altre realtà: sfruttare il lavoro altrui per farsi pubblicità!
Questo è stato possibile anche "grazie" allo scarso coordinamento organizzativo fra i promotori e alla mancanza pressoché totale di momenti collettivi realmente decisionali.
Come ultima notizia c'è da segnalare un episodio di intimidazione avvenuto due giorni prima della manifestazione: tre aderenti ad Attac sono stati fermati dai carabinieri mentre affiggevano i manifesti per il corteo: sono stati portati in caserma, fotografati, interrogati e sono state prese loro le impronte digitali, il tutto condito da minacce e intimidazioni. Evidentemente la manifestazione di sabato dava fastidio...
CIP & CIOP

Si conclude il processo Pelissero: 3 anni e 10 mesi
Il 20 novembre, presso la prima sezione della corte d'appello di Torino, si è tenuto l'ultimo atto del processo a Silvano Pelissero, che in primo grado era stato condannato a 6 anni e 10 mesi e in appello a 6 anni e un mese.
L'anno scorso la corte di cassazione aveva ripudiato la sentenza, sostenendo che la mera intenzione proclamata da più individui di associarsi per combattere lo Stato, anche se seguita da azioni illegali, non può considerarsi associazione eversiva con finalità terroristiche, se gli atti commessi da tale associazione non sono tali da mettere in pericolo il bene che la legge vuol tutelare (cioè lo Stato). Quindi Pelissero, di cui la corte non contestava la colpevolezza dei reati imputati, aveva altresì diritto ad una revisione della pena inflittagli: assoluzione per il reato di associazione eversiva (il 270 bis) e stralcio sugli altri capi d'accusa delle aggravanti per finalità terroristiche.
L'imputato è stato difeso dall'avvocato romano Simonetta Crisci, che già aveva ottenuto questa importante vittoria in cassazione. I giudici torinesi hanno cercato di far combaciare il più possibile la pena con i quattro anni già scontati tra carcere e arresti domiciliari: 3 anni e 10 mesi.
Si conclude così, dopo quasi cinque anni, questa tragica farsa. La terribile associazione eversiva ecoterrorista che si annidava negli squat torinesi - all'epoca strombazzata su tutti i giornali - si è dimostrata per quello che era, un'ignobile montatura, gestita da ROS e DIGOS, con l'avvallo della procura torinese nelle persone di Maurizio Laudi e Marcello Tatangelo, le cui "prove granitiche" si sono rivelate solo un cumulo di merda secca.
Non dimentichiamo che le loro azioni hanno causato due morti in stato di detenzione, non a caso, anarchici: Sole e Baleno, vittime immolate sull'altare dell'alta velocità e della giustizia di Stato.
Tobia

 



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