Da "Umanità Nova" n. 41 dell'8 dicembre 2002
Sondaggi
Sogni e incubi del Cavaliere
Credo che si possa sognare, a occhi bene aperti, la realtà che viene, il
futuro.
(S. Berlusconi, 1994)
Lo hanno notato in molti: il capo del governo da tempo ha smesso di citare i
sondaggi, più o meno attendibili, riguardanti la sua popolarità,
preferendo raccontare barzellette: evidentemente non basta più neppure
manipolarli; intanto il previsto congresso nazionale di Forza Italia è
stato rinviato sine die nel timore che diventasse lo scenario di una lotta al
coltello tra correnti e notabili.
Sono sintomi che fanno ritenere che, dietro il suo sorriso da paresi facciale,
problemi di una certa gravità stanno interessando il centro-destra.
Secondo quanto si apprende dagli istituti statistici generalmente ritenuti
più credibili, il consenso nei confronti del premier risulta infatti in
caduta libera (poche settimane fa era sceso al 36%), così anche l'indice
di fiducia nei confronti del suo governo.
Tale tendenza, aldilà delle percentuali, appare peraltro scontata, se si
considera il carattere illusorio della campagna elettorale di Forza Italia e
della Casa delle Libertà: i sogni, si sa, muoiono all'alba.
Le promesse di benessere, milioni di posti di lavoro, tasse leggere, ricchi
premi e cotillons offerti dal Presidente-operaio stanno svanendo davanti alla
crisi economica e ai disastri finanziari, all'attacco contro l'Art.18 e alla
chiusura della Fiat, ai tagli selvaggi alla sanità e ad una Finanziaria
antipopolare; persino la veemente propaganda xenofoba per la tolleranza-zero
contro i "clandestini", ha dovuto scontrarsi con la necessità di sanare
la situazione di 700 mila lavoratori immigrati: secondo un sondaggio curato
dalla Poster e pubblicato il 28 settembre per il 69% degli italiani il governo
non sta mantenendo le promesse e secondo un'altra rilevazione dal maggio 2001
al settembre 2002 la Casa delle Libertà avrebbe perso il 4,5% dei suoi
votanti.
Basta ascoltare i commenti alle fermate dell'autobus, per rendersi conto di
quanto l'appeal nazionalpopulista del Cavaliere mascarato sia calato in pochi
mesi e si comincia persino a riscontrare quella strana sindrome per cui
sembrerebbe che nessuno abbia votato per i partiti oggi al governo.
Persino taluni fan berlusconiani ammettono che le cose non vanno bene,
addossando la responsabilità all'incapacità manifesta dei vari
ministri, alla cialtronaggine degli amministratori locali o alle grane causate
dagli "alleati" leghisti o ex-democristiani.
Per cercare di arginare e negare tale ondata di sfiducia "Il Giornale" ha
tentato di reinterpretare i risultati di taluni sondaggi e in particolare
quello commissionato da il "Corriere della Sera" e presentato dal sociologo
Mannheimer sui voti potenziali dei vari schieramenti politici.
Secondo "Il Giornale" al mercato dei voti potenziali la Casa della
Libertà potrebbe contare ancora su un 62%; ma in realtà lo stesso
Mannheimer ha precisato che tali "dati non possono essere considerati
previsioni del comportamento di voto futuro", anche perché circa un
terzo degli interpellati non ha espresso alcuna indicazione di voto.
Tale ultimo dato va peraltro messo in relazione con il bassissimo indice di
fiducia (28%) nei confronti dei Partiti politici, rilevato da un sondaggio
dell'Abacus pubblicato su "Il Messaggero".
Tra l'altro dietro ad uno sbandierato potenziale elettorale del 50% Forza
Italia può contare su appena un 4% di fedelissimi, il cosiddetto zoccolo
duro forzaitaliota, con un partito strutturalmente assai debole, senza alcuna
democrazia interna e diviso tra correnti e gruppi di potere contrapposti sino a
portare avanti una sorta di guerra per bande all'interno dello stesso governo,
così come si è visto in occasione della sofferta assegnazione del
Ministero degli Esteri, poi affidato a Frattini.
Inoltre, nonostante i cospicui rimborsi statali, le casse del partito
continuano a registrare un disavanzo da capogiro (nel 2000 aveva superato i 35
miliardi e 856 milioni di vecchie lire).
Di fronte a tale inconfessata crisi interna e di consenso, Alleanza Nazionale e
il vicepremier Fini intravedono la possibilità di giocare le loro
prossime carte, candidandosi quale "partito degli Italiani" a raccogliere gli
scontenti del Polo in fuga e Ignazio La Russa ha significativamente dichiarato:
"prepariamo il partito ad allargare il suo consenso perché nuovi scenari
sono dietro l'angolo".
Niente di buono per noi, ma di certo dentro Forza Italia le barzellette del
padrone non fanno più ridere neanche la servitù.
Aspettiamo solo di vedere i primi topi abbandonare la nave.
Anti
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