Da "Umanità Nova" n. 41 dell'8 dicembre 2002
Le grandi manovre
Partito del lavoro o asse Prodi - Cofferati?
Le mobilitazioni sociali e sindacali degli ultimi mesi hanno, come è
ovvio, interagito sia con il quadro politico generale che con l'assetto interno
dei sindacati e dei partiti ed, in particolare, con quello dei partiti della
sinistra.
Scopriamo, ad esempio, che nell'UDC, il nascituro partito neodemocristiano
della Casa delle Libertà, c'è una sinistra pezzottiana che si
scontra selvaggiamente, si fa per dire, con una destra berlusconiana senza
riserve e che il leader della sinistra udicina è nientepopodimenoche il
filosofo cattolico Rocco Buttiglione.
Venendo a settori sindacali "di sinistra", le manovre per posizionarsi nel
quadro politico che la vivacizzazione della CGIL ha contribuito a disegnare
proseguono. In un recente documento a firma Claudio Sabbatici, Fulvio Perini,
Gianni Rinaldini, Gian Paolo Patta, Paola Agnello si afferma, fra l'altro:
"La questione della partecipazione democratica dei lavoratori si pone anche a
livello politico e non trova oggi alcuna risposta. Nessun partito politico
della sinistra italiana si propone oggi un programma generale ed una forma
organizzata che si fondi sulle istanze di cambiamento e di partecipazione dei
lavoratori. L'attuale sistema elettorale tende a determinare una selezione
di censo o, al meglio, di natura elitaria nell'esercizio dell'elettorato
passivo; nessun partito può esserne estraneo, anche per motivi di
semplice sopravvivenza. Contemporaneamente, l'astensionismo ha avuto effetti
pesantissimi per la sinistra nelle ultime elezioni in Spagna, in Italia ed in
Francia. È necessario lavorare per la ricostruzione di una
partecipazione dei lavoratori alla vita politica attraverso un loro impegno
diretto. Questo sarà possibile se le loro istanze e le loro aspettative
di cambiamento caratterizzeranno il programma politico di una rinnovata
esperienza di sinistra.".
Lo stile, come si vede, non è il massimo della chiarezza, anzi, ed
è caratteristico del ceto sindacale ma basta pensare ai firmatari,
esponenti nell'apparato della sinistra CGIL, che si tratta di una presa di
posizione della sinistra della burocrazia della CGIL che si dichiara favorevole
all'eventuale scelta del buon Sergio Cofferati di dare vita ad un nuovo
"soggetto politico".
Insomma, i vertici della sinistra CGIL si propongono come componente del centro
cofferatiano della CGIL, una sorta, mi si passi il gioco di parole, di
centrosinistra del centrosinistra ed anzi lo stimolano a fare passi vanti
più decisi nella direzione della costruzione del soggetto al quale
lavora. Non sono, per scelta e per sorte, un frequentatore dell'apparato della
CGIL ma questo documento fa pensare che la sinistra burocratica di questo
sindacato tema che la prudenza del loro leader possa determinare una perdita
del prestigio accumulato nei mesi passati, un logorarsi dell'immagine,
un'occasione mancata.
D'altro canto, come è noto, ogni sinistra ha una sua sinistra ed
è stato immediatamente diffuso un documento a firma "Le delegate ed i
delegati che si riconoscono nel movimento per un Coordinamento Nazionale delle
Rsu" che polemizza duramente con i cinque e, in particolare, con il meno amato
di loro e cioè con Patta e sostiene che:
"Ovviamente ognuno è libero di proporsi come vuole, ma è bene che
le sue intenzioni siano esplicite. A riassumere il documento di Patta ed altri
risulta esplicito come la vera intenzione dei promotori sia la creazione di un
movimento politico che, in un modo o nell'altro, incroci quanto di analogo si
sta realizzando su iniziativa di Cofferati. Il loro documento altro non
è che un veicolo per mettere all'ordine del giorno questa loro
intenzione, per diventarne referenti, promuovendo adesioni ecc.
La conclusione del loro ragionamento ("è evidente l'assenza di una
rappresentanza culturale e politica" del mondo del lavoro) non ci convince
nella sua generalizzazione.
Ci si può riferire ai limiti della sinistra ulivista che, in nome di una
rappresentanza del mondo del lavoro e dei ceti popolari ha in realtà
sostenuto e permesso, con i governi di centrosinistra, arretramenti
significativi sul piano politico, sociale e culturale, ma andrebbe riconosciuto
almeno a Rifondazione Comunista il merito di aver saputo rappresentare in
questi anni un importante punto di riferimento per chi intende opporsi alla
deriva liberista ed alle sue conseguenze. Si può condividere o meno il
progetto ed il programma di Rifondazione, ma non si può non riconoscere
il ruolo che questa ha avuto nella difesa e nello sviluppo di quegli spazi
politici che hanno contribuito non poco al fatto che il mondo del lavoro
potesse esprimere quelle istanze di cambiamento e di partecipazione cui tutti
oggi fanno riferimento."
In questo caso, il documento è più chiaro, gli estensori sono,
con ogni evidenza, militanti o simpatizzanti del PRC e temono che il possibile
Partito del Lavoro metta in un angolo, e definitivamente, lo stesso PRC e che
anche l'asse Cofferati Prodi, meno direttamente pericoloso, sia comunque
un'operazione che condannerebbe il PRC alla subalternità.
Come è sin troppo evidente, nella dialettica della sinistra CGIL
l'appartenenza di partito gioca un ruolo importante sia che ci si riferisca ai
partiti attuali che a quelli potenziali.
Credo che un corretto apprezzamento di questa dialettica debba tenere conto di
questi, sintetici, dati:
- Il centro cofferatiano della CGIL ha perfettamente chiaro che non ha nemici a
sinistra, almeno sul suo stesso terreno, e che il PRC dovrà adeguarsi
giustificandosi con la legge elettorale, un destino cinico e baro, le
congiunzioni astrali o quant'altro riterrà di sostenere.
- D'altro canto, i cofferatiani devono scomporre la sinistra in maniera da
impedire che la componente dalemiana dei DS, che tuttora controlla il partito
alla faccia dei girotondi vari, possa, in alleanza con i rutelliani,
emarginarli e mantenere il controllo della sinistra magari al prezzo di una
seconda sconfitta elettorale.
- A questo fine l'asse con Romano Prodi è essenziale. Prodi è la
massima espressione del capitalismo di stato italiano ed rappresenta una
robusta componente cristiano sociale che può stare bene in una
neosocialdemocrazia.
- La prima verifica sul campo di questo asse si potrà avere nel 2004, in
occasione delle elezioni europee, quando si voterà con il proporzionale
e lo stesso Prodi avrà esaurito il suo mandato europeo. Le elezioni
europee potrebbero permettere un conto dei vivi e dei morti e definire lo
scenario delle elezioni del 2006.
Come si vede sin troppo bene, tempi non brevissimi ma nemmeno geologici.
C'è circa un anno perché lo scenario si definisca bene. È,
quindi, comprensibile che vi sia chi vuole marcare il terreno e porsi come
avanguardia di un processo che ritiene avviato e chi teme questo stesso
processo e cerca di porgi degli ostacoli di vario genere da destra o da
sinistra.
Dal nostro punto di vista, che il centrosinistra si articoli in due segmenti
(ipotesi Cofferati) o in tre (ipotesi Bertinotti) non è poi così
rilevante.
Rilevante, invece, è il fatto che l'autonomia del movimento dei
lavoratori dal sistema dei partiti resta, decisamente, un obiettivo da
conquistare e che la sifilide parlamentare continua a determinare le scelte
anche di settori che si vogliono radicali e critici verso la politica
tradizionale dei sindacati di stato.
È, insomma, una contraddizione da rendere evidente e rispetto alla quale
è necessario dare battaglia politica nelle strutture sindacai nelle
quali ci troviamo ad operare o con le quali siamo in rapporto.
Cosimo Scarinzi
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