Da "Umanità Nova" n. 42 del 15 dicembre 2002
Il labirinto afgano
Ad un anno dallo scoppio della guerra
Fintanto che non ho abbattuto il nemico devo temere che egli abbatta me, quindi
non sono più padrone delle mie azioni, ma egli impone a me la legge come
io la impongo a lui.
(Karl von Clausewitz)
Quanto sta avvenendo in Afganistan sin dall'inizio dell'operazione avviata un
anno fa continua a rimanere coperto dalla disinformazione militare tendente ad
accreditare una normalizzazione democratica e una pacificazione nazionale che
in realtà sono soltanto fantomatici obiettivi propagandistici; ogni
tanto però trapelano notizie che raccontano un'altra "storia", come
quella diffusa il 2 dicembre riguardante un'azione di bombardamento - 900 Kg.
di ordigni a guida laser - effettuata da un B.52 statunitense contro milizie
afghane nella provincia occidentale di Herat e ad una decina di chilometri
dalla base aerea di Shindand.
Secondo le agenzie d'informazione si sarebbe trattato di un attacco richiesto
dalle forze speciali Usa coinvolte nei combattimenti in corso tra le milizie di
due "signori di guerra", il governatore Ismail Khan e il "comandante" Amanullah
Khan.
Da mesi si protraggono gli scontri anche al Nord tra le milizie uzbeke di
Dostum e quelle tagike di Ustad Atta Mohammed, mentre a Kabul continuano gli
attentati contro il governo di Karzai e le azioni di guerriglia contro le
truppe d'occupazione culminati in ripetuti attacchi con razzi e mortai.
Secondo alcune fonti, in novembre sarebbe stato siglato un accordo tra il
debole governo di Kabul e il generale Dostum per la creazione di un esercito
nazionale, con il sostegno economico e militare degli Usa, L'accordo
però non comprenderebbe le aree pashtun al confine col Pakistan dove
sono più forti le tensioni antiamericane.
I militari occidentali infatti non sono mai stati visti come liberatori dalle
diverse etnie (pashtun, tagiki, usbeki, kirghisi, turkmeni, baluci,
kuci...), ma al massimo come utili alleati del momento per eliminare una
fazione avversaria o un'etnia nemica; in questo senso nella percezione degli
afgani l'operazione Enduring Freedom è apparsa come il risultato della
lotta tra tagiki e pashtun, tra i vari capi tribali e signori della guerra a
cui i comandi Usa e britannici hanno elargito soldi per ottenerne la
non-ostilità verso il governo Karzai accettando anche la ripresa della
produzione in grande stile dell'oppio (si prevede che entro la fine del 2002
toccherà quota 3.400 tonnellate, ossia 18 volte più alta di
quella del 2001); ma come ammesso in un rapporto del Foreign Office "In
Afganistan non è possibile comprare i signori della guerra. Si possono
soltanto 'affittare' per un certo periodo".
D'altra parte anche dietro alcune "vittorie" conseguite dalle forze Usa contro
i Talebani un anno fa vi erano ben altre verità: "chi conosce bene la
situazione - annota Gino Strada in "Buskashì"- fa notare che gli scontri
a Gardez erano il risultato di rivalità locali, e della nomina del nuovo
governatore imposto dal governo provvisorio" piuttosto che il risultato di
eroiche battaglie campali.
In questo territorio, storicamente incontrollabile, dove vi sono almeno 30 mila
mujaheddin armati dei diversi clan è previsto l'invio del contingente
italiano, composto da mille alpini, che in marzo dovrebbe andare a dare il
cambio ai Royal Marines nella zona di confine con il Pakistan, aggiungendosi ai
circa 300 militari italiani già presenti a Kabul; c'è da
augurarsi che oltre ai muli, ai preservativi e alle baionette, siano
opportunamente equipaggiati di "bustarelle" tattiche.
Uncle Fester
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