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Da "Umanità Nova" n. 43 del 22 dicembre 2002

Copenhagen: contro la Fortezza Europa
Tre giorni di lotta


Lo scorso fine settimana nella capitale danese si è tenuto un vertice dell'Unione Europea per discutere dell'allargamento della comunità ad altri paesi appartenenti all'area di quello che veniva un tempo chiamato "est europeo".

Contemporaneamente a questo summit, un variegato insieme di forze sociali ha indetto un "controvertice" (vedi anche il n.41 di "Umanità Nova) che ha messo in campo, attraverso seminari, convegni e manifestazioni di piazza, le ragioni di coloro che si oppongono alla creazione della "fortezza Europa".
Già dai giorni precedenti il vertice, lo scenario è stato quello al quale siamo abituati da tempo: sospensione degli accordi di Schengen con i conseguenti controlli alle frontiere e rimpatrio degli "indesiderabili", fermi ed arresti preventivi, militarizzazione del territorio e via dicendo.

Il primo arresto (di un attivista tedesco) è avvenuto il 12 dicembre, lontano da qualsiasi manifestazione, e - nella notte tra il 12 ed il 13 - sono state arrestate circa 30 persone fra le quali anche cinque "disobbedienti" italiani.

Venerdì 13, una cinquantina di poliziotti hanno fatto irruzione negli uffici di un Internet Provider ed hanno copiato i dati dei computer dove sono ospitati alcuni siti web di movimento. In mattinata, indetto dal coordinamento "Global Roots", si è formato un corteo di circa 2 mila persone - capeggiato dalle tute bianche in "assetto pneumatico" - che si è diretto verso il Bella Center, dove aveva luogo il meeting. La polizia, schierata a difesa dell'edificio con un buon numero di automezzi ed uomini, non ha ovviamente consentito il passaggio e il corteo è ritornato sui suoi passi per sciogliersi senza problemi.

Il corteo di Sabato 14 ha visto la partecipazione di più di 10 mila persone, in pratica tutto lo schieramento che aveva contribuito ad organizzare le contromanifestazioni. Verso la fine del percorso il corteo si è sciolto in tre diversi spezzoni: quello anarchico (2-3 mila compagni), quello dei "disobbedienti" (2-300) e quello degli altri gruppi organizzatori, movimenti socialdemocratici, ONG, ecc... che intendevano protestare "contro la violenza", mentre la manifestazione anarchica era "contro lo stato di polizia".

Lo spezzone delle tute bianche, prima entrato e poi uscito dal corteo anarchico, si è diretto verso la prigione, per protestare contro gli arresti, dove è stato raggiunto dagli anarchici. Il corteo anarchico è stato fatto segno da un continuo e pressante interessamento della polizia, che ha di fatto circondato con uomini e mezzi la manifestazione, bloccandola in più di una occasione e che ha effettuato almeno una quindicina di fermi, per "mascheramento" o "resistenza", ma le cronache parlano di persone prelevate di peso dall'interno del corteo e portate via anche senza motivo apparente. Il corteo, a parte qualche scritta su muri e vetrine e qualche lancio di oggetti vari, si è concluso verso le 19 senza incidenti.

Gli italiani arrestati sono stati tutti rilasciati e al momento restano ancora in carcere (stando alle informazioni diffuse dall'Anarchist Black Cross danese) almeno quattro persone che compariranno il 23 dicembre prossimo davanti al giudice.

Pepsy

[Le notizie sono state ricavate da quanto pubblicato su alcuni siti web danesi, spagnoli, italiani e tedeschi.]

 




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