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Da "Umanità Nova" n. 1 del 12 gennaio 2003

Case chiuse
Controllare e reprimere

 

Controllare e reprimere sono le parole su cui si fonda il disegno di legge, approvato dal Consiglio dei Ministri poco prima di Natale, che porta le firme di Fini, Bossi e Prestigiacomo, la ministra per le pari opportunità.

I punti principali

- Il divieto di prostituirsi nelle strade o in luoghi pubblici. Le multe vanno da 200 a 3000 euro per la prostituta, in caso di recidiva vi è l'arresto con pene sino a tre anni di carcere. Per i clienti la multa è più lieve: da 200 a 1000 euro la prima volta, da 500 a 2000 euro con possibile sequestro dell'auto per 40 giorni in caso di recidiva.

- La prostituzione è ammessa in locali privati di cui lo stato dovrà "certificare l'idoneità".

- Sono previsti controlli sanitari obbligatori per chi esercita la prostituzione.

Era da tempo che di questa legge si parlava: da quando Berlusconi confidò ad un giornalista che "si vergognava a girare per le strade con il figlio" (e, aggiungiamo noi, ne aveva ben ragione, ma per altri motivi...).

Anche se le cifre sono quelle fornite dal ministero delle Pari Opportunità, qualche numero può servire per dare un'idea dell'ampiezza del problema.

Nel 2000, secondo i dati diffusi, le persone che si prostituiscono in strada sono dalle 50 alle 70 mila.

Tra questi il 20 - 30% sono transessuali, 20-25 mila le prostitute straniere in gran parte senza permesso di soggiorno, soprattutto albanesi, polacche, bielorusse, nigeriane, ma anche la Cina si sta affacciando sul "mercato".

L'Interpol valuta il giro d'affari complessivo in 180 miliardi di lire al mese. Ogni donna frutta circa 10 milioni al mese e può essere rivenduta per 20.

I clienti sono 9 milioni, di cui circa 3 milioni sono frequentatori abituali di minorenni.

Più del 40% dei clienti è compreso nella fascia di età tra i 20 ed i 30 anni.

Ma il mestiere della prostituta non è esente da rischi: nel 1999 le prostitute uccise sono state 186, in gran parte perché avevano cercato di ribellarsi al racket.

Le cifre sono sempre aride, e soprattutto c'è il sospetto che siano manipolate.

Però ci dicono che interessa moltissime persone, ma , nonostante ciò, molto difficilmente si riesce a parlarne senza moralismi o preclusioni ideologiche.

Anche il ddl appena varato infatti non si limita al "problema" prostituzione, ma vi aggiunge xenofobia e paura.

Sottolineiamo alcuni aspetti:

- È forse la prima legge che manda in galera chi esercita il proprio mestiere in un luogo diverso da quello consentito. Vi immaginate cosa succederebbe se mandassero in galera tutti i politici che fanno politica al di fuori delle aule parlamentari? Ma se la legge verrà approvata ed applicata quanti anni di galera dovranno scontare le donne, soprattutto quelle più povere?

- Alcuni articoli (2,3,5) che prevedono la registrazione di polizia, i controlli sanitari obbligatori e gli obblighi fiscali, sembrano quelli di fine Ottocento. Tutto ciò dovrebbe "tutelare" la salute delle prostitute e dei clienti. Certo mi piacerebbe sentirli parlare di salute delle donne anche quando si parla di violenze domestiche, di stupri, di abbandono, come Hassan, morta nel cortile di un ospedale di Napoli dopo i tre anni di sofferenza seguiti ad uno stupro di gruppo. O come le donne del Lazio che quando si recano in qualche consultorio per notizie sull'aborto non trovano aiuto ma un bell'opuscolo gratuito "La vita umana, prima meraviglia", pagato dalla regione Lazio. O come le donne infibulate, picchiate, maltrattate... Inoltre la trasmissione di qualsiasi malattia sessuale sarà considerato reato penale, ma solo in un senso: dalla prostituta la cliente. Ancora una volta prostitute e clienti non sono sullo stesso piano. (la prostituta porta malattie, non il cliente. La prostituta andrà in galera...)

- Sono autorizzate piccole strutture private, delle quali però l'ente pubblico deve certificare l'idoneità. Chi "assiste" le donne non commette reato purché lo faccia "non a scopo di lucro". La comicità di queste frasi probabilmente è sfuggita ai legislatori...

- Divieto di pubblicità: ma se la prostituzione diventa un lavoro e dovranno essere introdotti oneri previdenziali perché deve essere l'unico mestiere in cui non si può fare pubblicità?

L'ipocrisia di questa legge è palese: nascondere e vietare per dividere e meglio controllare.

Neppure una parola sul rispetto dovuto alle prostitute o sui più elementari diritti civili. L'ipocrisia è talmente evidente che arriva a vietare, a parole, la riapertura delle case chiuse. Non a caso però perché questo comma è stato fondamentale per tenere a bada parte dell'opposizione cattolica. L'altra parte, quella a cui invece le parole non basteranno per stare buona, riceverà congrue cifre. Il provvedimento prevede infatti un incremento significativo dei fondi stanziati per i "programmi di assistenza ed integrazione sociale" per le prostitute "redente". Qualcuno ha qualche dubbio su quale "don" amministrerà questi fondi?

Rosaria Polita

 


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