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Da "Umanità Nova" n. 6 del 16 febbraio 2003

La pace è guerra
Peacekeeping/combat mission

Sul numero scorso di "Umanità Nova", con la consueta acutezza, Cosimo Scarinzi ci dimostrava che la guerra, quella "vera", quella "che oppone il governo americano ai suoi partner europei, (...), quella per definire gli alleati 'fedeli' e quelli 'infedeli'" è già in corso. E che quindi, di conseguenza, sono già decifrabili gli effetti di questa situazione nelle politiche dei singoli stati.

Ovviamente, questo vale anche per l'Italia. Altrimenti non si potrebbero spiegare alcuni recenti episodi che non hanno mancato, come al solito, di sorprendere più di un osservatore. Fedele all'aureo principio che le cose brutte si fanno ma non si dicono, il governo, nelle persone dei suoi più alti esponenti, ha infatti condito con menzogne intere e mezze verità le sue ultime dichiarazioni alla stampa e all'opinione pubblica. Non mancando, anche in una situazione di estrema gravità come l'attuale, di riproporre "al mondo che ci guarda" la consueta, italicissima ma non sempre divertente maschera di Pulcinella.

Partono per l'Afganistan, salutati dalle fanfare, gli alpini. Noi siamo convinti che vadano a fare la guerra, ma Martino e Berlusconi si affrettano a chiarirci che no! in Afganistan andiamo per la solita, umanitaria missione di peacekeeping, una di quelle che, come ancora ricordano i somali, ci riescono sempre bene. Così rassicurato, anche per la mancanza di una qualsiasi reazione da parte di ciò che ci ostiniamo a chiamare opposizione, il popolo se la beve. Naturalmente da lì a poco, gli americani, che in fatto di guerra e macelli sono un po' più seri, smentiscono Fagiolino e Pulcinella parlando, molto esplicitamente, di combat mission, missione di combattimento. Robetta da niente: fra i due tipi di operazione, infatti - come ci spiega affabilmente il generale degli alpini Cabigiosu - passa la trascurabile differenza che, se nella prima si è tenuti a comportamenti solo difensivi, nella seconda il capo di un reparto può ordinare di aprire il fuoco contro chiunque e in qualsiasi momento lo ritenga opportuno, e senza nessuna successiva responsabilità. La guerra, insomma!

Ebbene, come rispondono Pulcinella e Fagiolino alla perentoria precisazione dell'alleato? Non potendo negare l'evidenza (mai contraddire il boss), si esibiscono in una pantomima verbale da antologia, dichiarando il primo, di "essere sicuro che gli alpini non saranno costretti a sparare" e sostenendo il secondo che combat mission non vorrebbe dire 'missione di combattimento' ma, più modestamente, 'missione attiva'. I fratelli Colla, nel loro teatrino dei burattini, non avrebbero saputo far di meglio.

Il giorno successivo, dopo la commovente dimostrazione d'affetto per gli interessi americani sfociata nella famosa dichiarazione degli 8 che è servita a spaccare l'Europa, Pulcinella, di fronte alle critiche giunte da più parti e al solito smentendo se stesso (ma questo ormai fa parte del personaggio), non ha trovato di meglio che affermare che la sua aspirazione è che si "autorizzi un uso misurato della forza". Il che, a occhio e croce, potrebbe voler dire che, delle tremila bombe promesse a Baghdad nel primo giorno di guerra, almeno la metà bisognerebbe sganciarla con il paracadute. Se non fossimo sull'orlo di una tragedia, potremmo definirlo geniale.

Orbene, dato che non possiamo pensare che i reggitori del paese siano degli sprovveduti che cercano di affrontare in buona fede situazioni più grandi di loro, dobbiamo chiederci perché le intenzioni del governo debbano mascherarsi dietro reticenze e menzogne così spudorate da sfociare addirittura nel ridicolo. Conosciamo bene le insanabili contraddizioni che attraversano lo schieramento europeo. La formazione di un asse di ferro Parigi-Bonn, e il contrapporsi di una inedita alleanza anglo-italo-spagnola ne sono l'evidente dimostrazione. Gli interessi e gli appetiti dei vari capitalismi, i propositi di egemonizzare le risorse petrolifere mediorientali sono talmente importanti da giustificare qualsiasi mossa. Il recente progetto franco-tedesco di mettere sotto controllo Onu l'Iraq, che tanto ha fatto infuriare la lobby petrolifera statunitense, non ha neppure bisogno di essere spiegato.

Ma, se a livello internazionale le scelte di campo sono chiare, nei singoli paesi gli schieramenti sono molto più compositi. E se nella cosiddetta Casa delle Libertà si è ormai assestata un'alleanza inossidabile riguardo a quasi tutte le altre questioni, sulla guerra da combattere a fianco degli americani di contraddizioni ce ne sono. E non poche. Da sempre, fin dalla sua nascita, la Lega è stata indicata come il partito tedesko in Italia e non sorprende, quindi, il sostanziale e imbarazzato silenzio sulla guerra dell'altrimenti loquacissimo Bossi. Le posizioni filoarabe in funzione antisraeliana della Chiesa di Wojtila sono note (come dimenticare che il papa proviene da quel civilissimo paese nel quale i bravi cattolici denunciavano alle pagane SS i pochi ebrei ancora scampati ai rastrellamenti?), così come è noto che il buon democristiano, sia di governo che di "opposizione", ma ce ne sono?, prima di tutto deve e vuole obbedire al santo padre. Anche dentro ad AN, in nome del mai sopito rancore verso l'esercito che sconfisse i nazifascisti, non è che si respiri un'aria molto filoamericana. Finché si trattava di far sponda contro il comunismo, tutto bene, ma le pulsioni identitarie ed evoliane, dentro al partito in doppiopetto di Fini, non sono mai venute meno. Quindi, come si vede, tutto fuorché una vera unità d'intenti. E da qui la necessità, per la componente più filoatlantica della compagine governativa, di affidarsi al solito teatrino del "qui lo dico e qui lo nego".

Questo, se non altro, dimostra che i giochi, forse, non sono ancora del tutto fatti. Oppure, in caso contrario, che le "contraddizioni in seno al nemico" ci sono, e non da poco. Ovviamente siamo ben lungi dal credere nella buona fede o in una effettiva volontà di pace di chi, da una parte o dall'altra, siede sugli scranni parlamentari, ma queste considerazioni, se pertinenti, devono dare ulteriore impulso al nostro fermo e irriducibile impegno antimilitarista. Con la chiarezza dei nostri contenuti, con la coerenza delle nostre proposte, con la fermezza della nostra volontà.

Massimo Ortalli

 

 

 

 

 


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