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Da "Umanità Nova" n. 7 del 23 febbraio 2003

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Trapani: corteo contro la guerra
Quasi trecento studenti sono scesi in piazza a Trapani sabato 15 febbraio, giornata mondiale contro la guerra.
Al corteo hanno partecipato giovani, cittadini comuni, militanti di partiti e associazioni di sinistra e centrosinistra e, in ordine sparso, alcuni compagni del Coordinamento per la Pace.
La manifestazione che ha attraversato la centralissima via Fardella, si è poi sciolta a Piazza V. Emanuele con interventi a microfono aperto.
Tra questi si è distinto il toccante discorso del signor Giuseppe Adragna che ha raccontato come suo figlio Rino si sia gravemente ammalato dopo esser partito come volontario in una missione in Albania e Kosovo nel 1999. Un linfoma è stato il prezzo da pagare allo Stato e a quella missione di guerra nella quale furono usate armi con uranio impoverito.
Dopo intense cure e un delicato intervento chirurgico che ha lasciato in Rino una grave menomazione fisica, il ragazzo oggi ventiduenne può contare su una "generosa" pensione di invalido civile pari a 234 euro mensili.
La rabbia del signor Adragna ha scosso non poco la piazza trapanese, e il suo scagliarsi contro le politiche guerrafondaie di ieri e di oggi, di sinistra e di destra, ha costituito forse il momento più vibrante e sincero di una manifestazione che a Trapani (e non solo) è stata cavalcata da molti politicanti con la memoria corta.
TAZ laboratorio di comunicazione libertaria

Lucca: processo ai manifestanti anti inceneritore
Nel novembre 2001 il tribunale di Lucca assolse 77 manifestanti contro la costruzione dell'inceneritore del Pollino di Pietrasanta. Erano accusati di blocco stradale (depenalizzato) e interruzione di pubblico servizio (caduto perché l'inceneritore era ancora da costruire e quindi non in funzione). Il processo tuttavia continua per 11 manifestanti che, assolti come gli altri dai reati di cui sopra, sono ancora accusati di resistenza a pubblico ufficiale e, uno di essi, anche di lesioni. Così durante la mattinata del 12 febbraio a Lucca si è svolto un nuovo dibattimento in tribunale, al termine del quale il giudice ha aggiornato il processo al 25 giugno prossimo venturo. Ricordiamo che questa vicenda repressiva ebbe inizio nell'ottobre 1997, quando compagni ed abitanti della zona (in tutto un centinaio di persone) manifestarono contro l'inizio dei lavori di costruzione dell'inceneritore del Pollino rimanendo seduti per terra davanti ai cancelli di ingresso del cantiere, tenendosi per le braccia, tutti uniti e determinati ad opporsi ad un impianto inquinante e nocivo. Alcuni manifestanti - quelli che sono ancora sotto processo - furono trascinati via con la forza, sbattuti su un cellulare con le manette ai polsi per più di due ore e accusati di resistenza a pubblico ufficiale. Sette persone finirono al pronto soccorso e ben tre ambulanze giunsero al Pollino per soccorrere contusi e persone anziane vittime di malori causati dall'intervento della polizia. In occasione del processo il Collettivo contro gli inceneritori e gli impianti nocivi ha diffuso un volantino di solidarietà ai processati, del quale riportiamo quanto segue: "...da quei giorni di ottobre del 1997 la lotta contro l'inceneritore non si è mai fermata e non sarà certamente una sentenza di un tribunale a fermarla oggi. Né tantomeno abbiamo intenzione di rimanere zitti e buoni davanti all'ultimo specchietto per le allodole che ci propinano i signori della politica e degli affari sulla pelle della gente: la riconversione a biomasse (legna vergine). Al Pollino l'impianto brucia, fuma e fa rumore a più non posso, la grandiosa stufa a legna che ci vogliono far accettare come il male minore produce comunque diossine e veleni vari, aumenta la temperatura e le precipitazioni, buca l'ozono, distrugge foreste, presuppone impianti che bruciano rifiuti altrove (Livorno). E non dimentichiamo che più volte, durante l'estate e nel novembre dell'anno scorso, i rifiuti sono stati bruciati, di nascosto, senza dirlo alla popolazione. Solo la pronta risposta di chi è sceso in lotta manifestando nelle strade e nelle piazze, occupando l'ARPAT e il Comune e tornando di nuovo davanti all'impianto, ha costretto politici e T.E.V. a fare un passo indietro. Solo la lotta può portare all'unica soluzione accettabile per la salute e per l'ambiente: lo smantellamento dell'inceneritore."
Giros

 

 

 

 

 

 


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