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Da "Umanità Nova" n. 7 del 23 febbraio 2003

Sparare nel mucchio
Pakistano? Immigrato? Islamico? In galera!


Insòmma, mè, cinéis, giapunéis, a n capéss gnént, par mè i è tòtt cumpagn (Insomma, io, cinesi, giapponesi, non ci capisco niente, per me sono tutti uguali). Con queste sconcertate considerazioni l'attore Ivano Marescotti, recitando il bellissimo "Zitti tutti!" di Raffaele Baldini, esprimeva l'incapacità di un candido romagnolo di capire come potesse un cinese innamorarsi di una cinese o un giapponese di una giapponese. Appunto perché, essendo tutti uguali, non si capiva dove stesse quella differenza che avrebbe consentito di distinguere, e quindi privilegiare l'una o l'altra. Espresse in un altro dialetto, questa volta napoletano, devono essere state le identiche considerazioni degli inquirenti in occasione delle recente "retata" che ha visto incarcerare con accuse da ergastolo 28 cittadini pakistani. E, dopo solo tredici giorni, scarcerarli tutti quanti per la assoluta inconsistenza degli indizi.

Molte cose si possono dire sul modo in cui si è svolta questa farsesca operazione antiterrorismo: dalla evidente fobia antislamica alla faciloneria con la quale sono state condotte le indagini, dalla meschina operazione d'immagine di una questura già al centro di feroci polemiche allo scontato servilismo di giornalisti pronti a bersi fino alla feccia le strabilianti veline della polizia. Ma tutto questo, purtroppo, è la norma: fa parte di una prassi che nessuno vuole più mettere in discussione. E che porta, regolarmente, a operazioni repressive che, se non comportassero l'ingiusta carcerazione per dei poveracci, potrebbero arricchire il folto repertorio di barzellette sui carabinieri. Tanto per infierire, come dimenticare altre clamorose operazioni di intelligence contro il terrorismo internazionale? Si pensi all'arresto dei cinque "pericolosissimi" afgani sperduti per le vie di Roma con cartine stradali ricche di cerchietti, che altro non erano se non indirizzi di connazionali; dei tre pescatori di frodo egiziani il cui tritolo, invece che ai pesci di Anzio, sarebbe stato destinato a un cimitero americano; dei quattro marocchini nella chiesa bolognese di San Petronio, colpevoli di aver commentato con poca benevolenza l'affresco che vede Maometto cacciato fra le fiamme dell'inferno. E come ignorare che, in occasione dei recenti attentati contro due chiese venete, si è subito parlato di una vendetta islamica, quando anche l'ultimo degli sprovveduti avrebbe capito che si trattava della solita porcata nazileghista contro due preti accusati di assistenzialismo?

Ma questa, dicevamo, è la norma. Mentre a Napoli si è fatto un salto di qualità. Se tale si può chiamare l'aberrazione logica che ha sostanziato l'intera operazione. A Napoli, infatti, si è, letteralmente, "sparato nel mucchio". Ma non, come in altre occasioni, per insipienza investigativa o mancanza di alternative, bensì consapevolmente, pervicacemente, criminalmente. E stupidamente! A Napoli, infatti, si è agito facendo proprio il paradosso comico di Marescotti e Baldini: par mè i è tòtt cumpagn, sono tutti uguali. E tutti dentro!

È chiaro che non sta a noi discettare sulla efficacia di una operazione di polizia giudiziaria, né rammaricarci per l'incapacità professionale delle forze di polizia. L'attività del poliziotto ci è talmente nemica che non ci interessa darne altre valutazioni che non siano quelle dettate dalla più totale ostilità. Questo però non ci esime dall'osservarne i metodi, il loro evolversi con il mutare delle emergenze, le ricadute sul piano sociale, l'allineamento con i princìpi della cosiddetta legalità borghese. E allora, prendendo in considerazione tali parametri, risulta evidente come, nel corso delle inchieste sul terrorismo "fondamentalista", si assista al progressivo svuotamento di ogni forma di rispetto delle regole.

Dovendo lavorare contro un nemico tanto sconosciuto quanto evanescente (e sulla cui effettiva esistenza ancora bisogna interrogarsi) gli investigatori si trovano ad affrontare una situazione sostanzialmente nuova per la quale, è chiaro, non sono preparati né intendono farlo. Favoriti dall'isteria xenofoba che vede in ogni magrebino un potenziale terrorista, possono contare su una opinione pubblica tollerante rispetto a metodi non ortodossi, e desiderosa di credere devotamente, e sempre, a qualsiasi comunicato della questura. Ma se questo comporta una libertà d'azione difficilmente riscontrabile in altre indagini (che so, mafia, tangenti, reati economici, ecc.), al tempo stesso, però, l'evidente razzismo che ne ispira i comportamenti, sposato all'ignoranza e a un immotivato senso di superiorità culturale, fa sì che si arrivi agli esiti paradossali, e involontariamente comici, della "brillante operazione di polizia" napoletana.

Dove, trovatisi di fronte a ben 28 pakistani, sicuramente tutti uguali, tòtt cumpagn, gli agenti non hanno fatto altro che prendere il singolo per il tutto, ignorando anche le più elementari regole investigative. E facendo una enorme confusione fra responsabilità individuali e collettive (assenza di indizi per collegare il possesso del materiale sequestrato all'uno o all'altro, mancata acquisizione dei tabulati dei cellulari "previa identificazione della loro appartenenza a ciascun indagato", perquisizioni collettive e non individuali) hanno messo l'allibito giudice istruttore nelle condizioni di scarcerare tutti gli arrestati. E poco ci mancava che dovesse porgere anche le sue scuse.

Fortunatamente, però, le istituzioni non latitano. E infatti, proprio alla luce della deprecabile inadeguatezza delle forze di polizia e della loro mancanza di senso civico, destra e sinistra, mai così affiatate come in occasioni simili, stanno già lavorando per impedire che si ripetano atti arbitrari nei confronti di cittadini innocenti. Come? Allentando le maglie del controllo sociale e fornendo strumenti culturali più idonei ai propri rappresentanti? Ma va là! Creando strutture di controllo e repressione più efficienti e preparate, che diamine! Insomma, nuove strutture centralizzate, nuove procure nazionali, nuovi pool investigativi, nuovi finanziamenti a polizia e carabinieri. Fosse mai che si perdessero le sane abitudini!

Massimo Ortalli

 

 

 

 

 

 


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