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Da "Umanità Nova" n. 9 del 9 marzo 2003

Blocchi ferroviari, occupazioni, cortei
Continuano le iniziative contro la guerra



Nonostante le minacce di ministri e politici vari e le scontate ambiguità della sinistra riformista-militarista sono proseguite, nel corso della scorsa settimana le iniziative collegate alla campagna contro la guerra iniziate con i blocchi alle stazioni del 21-22 febbraio.

E mercoledì 26 febbraio si è tenuta a Pisa la prevista manifestazione: il corteo, partito quasi in orario a causa del concentramento previsto in una piazza troppo piccola per contenere i partecipanti si è lentamente srotolato per le strade del centro e di una parte del lungarno. L'adesione è stata buona, i 4-5 mila iniziali sono diventati alla fine almeno 7-8 mila, presenti - come prevedibile - tutte le diverse aree politiche vicine al pacifismo. Il piccolo gruppo di anarchici, una quarantina di compagni e compagne, era il penultimo, collocato subito dietro lo spezzone della Cub-Rdb. La manifestazione è sfilata tranquilla vista anche l'invisibilità di agenti in divisa ma col solito elicottero che ha volteggiato per tutto il tempo a bassa quota. Massiccia la presenza dei media ufficiali con i riflettori puntati soprattutto sulle solite star "di movimento" che hanno partecipato numerose all'iniziativa.

Il corteo è terminato nella piazza della stazione di Pisa Centrale dove stazionava un cordone di ps, decisamente simbolico, che ha fronteggiato quella parte del corteo intenzionata a dirigersi sui binari. Per quasi un'ora sono volati slogan e insulti mentre la manifestazione, piano piano, si scioglieva.

Nei giorni precedenti e seguenti sono continuate nella zona tra Pisa e Livorno (come del resto in altre parti del paese) una serie di piccole azioni, che hanno avuto effetto soprattutto a livello mediatico: invasione dei binari a Tombolo e degli uffici di Trenitalia, dell'aeroporto Galilei, di una ditta coinvolta nel trasporto di materiale militare, il blocco simbolico (due volte nello stessa giornata) del canale usato dalla base Usa e una pacifica invasione del consiglio comunale di Pisa che però sembra abbia già provocato le prime denuncie.

Il fine settimana scorso ha visto, tra le altre cose, una assemblea nazionale dei Social Forum, convocata a Livorno, e una manifestazione a Viareggio in occasione di uno dei tradizionali corsi mascherati, a quest'ultima hanno partecipato alcune centinaia di persone che hanno sfilato fino a lambire il corteo del carnevale; per qualche minuto si sono fermate la musiche e due ragazze hanno letto dal palco centrale un comunicato contro la guerra.

Nonostante tutto questo brulicare di attività non sia riuscito a bloccare la macchina bellica è però altrettanto evidente che le iniziative in corso, ormai da quasi due settimane, hanno procurato non pochi intoppi e grattacapi a tutti i sostenitori del militarismo nostrano.

E, se pure risulta evidente che lo smaccato attivismo dei soliti noti ha molto spesso un carattere meramente "pubblicitario" è anche vero che le azioni sviluppate in questi giorni hanno permesso di disegnare davanti a tutti un quadro più completo della macchina bellica che non si ferma semplicemente all'esistenza delle basi Usa nella penisola ma che si allarga a tutti i settori economici, infrastrutturali e produttivi che sostengono materialmente o che lucrano sulle velleità guerrafondaie dei governi italiani ed esteri.

La prossima scadenza, indetta da tempo, è quella del corteo nazionale dell'8 marzo davanti alla base di Camp Darby che dovrebbe segnare il punto più alto, ma speriamo non conclusivo, di questi giorni di continua mobilitazione.

Pepsy

 

 

 

 

 

 

 


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