![]() Da "Umanità Nova" n. 12 del 30 marzo 2003 Sciopero generale il 2 aprile! Se, come abbiamo sempre affermato, la guerra è anche e, per certi versi, dal punto di vista della possibilità della nostra azione principalmente, guerra interna, riduzione delle libertà, inquadramento della società nel blocco militare, attacco ai diritti sociali, l'opposizione alla guerra non può essere solo un agire comunicativo. Nello sciopero, infatti, viene posto al centro l'opposizione capitale lavoro, il carattere profondamente politico che il movimento di classe assume non solo grazie ad un'azione di orientamento che, generosamente, le forze di opposizione e, in particolare, i libertari conducono ma principalmente per la natura stessa delle relazioni sociali che milioni di donne e di uomini vivono quotidianamente. La sciopero unisce e divide, unisce settori di classe sul terreno dell'azione pratico sensibile, misura il radicamento di un sindacalismo indipendente e combattivo e divide rispetto a quella sinistra statalista che ha, provvisoriamente, appeso al chiodo l'elmetto per scoprirsi "pacifista" per accorrere festosa sotto le ali protettive di santa romana chiesa. Lo sciopero che stiamo costruendo, lo sciopero che avremmo voluto immediato e che mille difficoltà hanno reso necessario rimandare, sarà una prova di straordinaria difficoltà. Possiamo contare sulla disinformazione, sulle minacce dei padroni e dell'apparato burocratico, sull'accusa di essere antipatriottici, sulla richiesta di aspettare, aspettare sempre, i sindacati che hanno benedetto le guerre recenti, su mille difficoltà. Possiamo, e dobbiamo, contare sul lavoro capillare delle compagne e dei compagni, sul fatto che incontreremo in questo percorso persone che, senza avere le nostre idee, si schiereranno per un'azione chiara ed incisiva, sul fatto che lo scioperò arricchisce e qualifica sul piano progettuale il più generale movimento contro la guerra. Abbiamo, credo, perfettamente chiaro che la situazione attuale è complicata, per usare un eufemismo, proprio l'estensione quantitativa del movimento contro la guerra e la sua ambiguità è un'occasione ed un pericolo. Per un verso, il fatto che i "pacifisti" siano maggioranza nel paese, il fatto che le bandiere e le bandane della pace abbiano rilanciato la produzione tessile, è una condizione favorevole. Paese legale e paese reale sono scissi, senza eccedere in ottimismo, si tratta di una condizione favorevole a un rilancio in avanti del conflitto sociale e politico. Per l'altro, il peso degli apparati istituzionali, gli sbandamenti di molti, troppi, oppositori rischiano di ridurre il movimento alla base di massa di un "partito europeo" che, oggi, va formandosi contro il dominio statunitense e che, domani, potrà condurre in proprio una sua politica imperiale. Non è, ovviamente, questa la sede per riflessioni geopolitiche pure necessarie. Oggi è necessario legare la riflessione all'azione. Sui caratteri profondi del movimento pacifista, sui suoi limiti e sulle sue contraddizioni, sarà necessario tornare. Nei pochi giorni che ci separano dallo sciopero del 2 aprile dobbiamo impegnarci con chiunque ci stia per far riuscire lo sciopero e le manifestazioni. Dalla sua riuscita molto dipende per quel che riguarda l'opposizione sociale. Come sempre a noi spetta il compito, un compito che abbiamo scelto, di operare perché quest'occasione sia colta in tutta la sua rilevanza. Cosimo Scarinzi
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