Da "Umanità Nova"
n. 15 del 20 aprile 2003
Pratica dell'autogestione
Argentina: intervista ad un anarchico della FLA
La mattina del 15 aprile alle 8 (ora argentina) è stato sgomberato
l'ex Banco Mayo, in uno dei quartieri più popolari di tutta Buenos
Aires, La Boca.
Indymedia Argentina, che operava all'interno dello spazio occupato,
riferisce che lo sgombero è stato effettuato da un numero impressionante
di poliziotti.
Leggiamo nel resoconto diffuso in rete che: "Della squadra facevano
parte due cellulari, 50 agenti di polizia oltre a poliziotti in borghese
e agenti della "infanteria", e anche polizia in moto e mezzi per riunire
gli eventuali fermati. L'Ufficiale Cordoba, a capo dell'operativo, ha
predisposto il transennamento degli incroci intorno all'edificio, per
impedire che gli abitanti del quartiere si avvicinassero. Diversi agenti
hanno cominciato a sfondare l'entrata con delle asce. Entrando hanno danneggiato
tutti i mobili e diverse cose raccolte collettivamente dall'assemblea
e dai gruppi che hanno costruito e vissuto lo spazio occupato. Non hanno
lasciato entrare la stampa e nemmeno gli avvocati. Le persone che stavano
nell'edificio sono state buttate fuori, ma non sono state arrestate.
Prosegue Indymedia: "In pochi mesi l'asamblea popular della Boca, aveva
reso quell'edificio ormai vuoto, uno dei centri più attivi di tutto
il quartiere, con iniziative ricreative, dibattiti, merenderos populares
e ad altre attività che, oltre a creare una socialità diversa,
aiutavano soprattutto le fasce più deboli del quartiere.
Questo spazio ha ospitato anche tantissimi progetti, da una radio in
etere, Radio Barricada FM, un'esperienza di radio costruita dal basso,
alla stessa Indymedia argentina.
Questo nuovo sgombero si aggiunge alla onda di sgomberi che sta attraversando
la capitale argentina, grazie alla politica del sindaco Ibarra che vuole
regalare tutta la zona sud alla Corporacion Sur, un'impresa edile che
vuole convertire la zona Barracas-La Boca in un centro turistico, "ripulito
dai poveri". Particolarmente brutale è stato lo sgombero di 70
famiglie dal complesso abitativo del Padelai.
Il governo argentino sta cercando di chiudere nel terrore e nella paura,
come prima dello scoppio del 19 e 20 dicembre del 2001, ogni tentativo
di opposizione sociale, in vista delle elezioni del 27 aprile. Se dovesse
essere eletto un Governo "legittimo", il tentativo di cancellare tutto
quello che è stato costruito nell'ultimo anno, sarà ancora
più forte di adesso."
Sulla situazione in Argentina, sulle Assemblee popolari e sull'occupazione
dell'ex Banco Mayo pubblichiamo un'intervista a Ruben Oscar Rodriguez,
un militante della Federazione Libertaria Argentina, realizzata a Buenos
Aires da Nerio il 4 febbraio di quest'anno.
Ruben ha 60 anni, si occupa dell'attività della FLA e lavora
come motorista per imbarcazioni.
In Europa non sembra molto chiara la lettura degli eventi argentini,
come possiamo descriverla oggi?
In Argentina nulla si è sviluppato dal punto di vista economico,
non si riesce a trovare la soluzione per i problemi che attanagliano il
paese. (...) La discussione intorno all'aiuto del FMI si circoscrive a
posticipare le soluzioni di rifinanziamento degli interessi sugli interessi
di un debito tecnicamente impossibile da pagare. (...)
Vi sono aspetti positivi in questa situazione?
Il fenomeno più importante è la apparizione, in molti
casi spontanea, del fenomeno delle assemblee come meccanismo di relazione
tra gli "spogliati" di tutti i beni. Alcune persone per la prima volta
nella loro vita hanno potuto parlare con la sensazione di essere ascoltate
e hanno ascoltato a loro volta con molta attenzione, con attento silenzio
direi, quelli nella loro stessa situazione. Questo rappresenta un evento
importante in un paese che ha sempre concepito il potere come aspetto
messianico, di divinizzazione sia nel regime dittatoriale che in quello
democratico.
È imprescindibile che questo flusso comunicativo si stia evolvendo
anche nel futuro per impiantare forme più complete di organizzazione
soprattutto nei confronti degli aspetti di tipo municipalista, tesi a
risolvere i problemi reali e concreti del vivere quotidiano. In questa
fase le assemblee non crescono di numero in quanto la partitocrazia (in
particolare il trozkismo molto articolato in Argentina) tende ad utilizzarle
ai propri fini e quando non ci riesce prova a svilirne il funzionamento.
Ci sono esempi in cui si è riusciti, come assemblee, a
superare questi tentativi?
Si, in molti casi. Dobbiamo peraltro sottolineare che la loro organizzazione
è ancora molto fragile: l'eterogeneità che ne costituisce
la ricchezza rappresenta anche il loro punto vulnerabile. È successo
ad esempio all'assemblea "Parque Lezame sur" in cui la scelta fu quella
di realizzare un nuovo raggruppamento in quanto la presenza di forze riformiste
non si poteva risolvere con la estromissione di queste. Il principio della
democrazia diretta fece decidere di realizzare un nuovo momento di incontro
che crebbe nel tempo fino a concretizzarsi nell'occupazione del "Banco
de Mayo", tipico esempio della speculazione immobiliare e finanziaria,
un immobile abbandonato che è stato occupato organizzando al proprio
interno laboratori di serigrafia, di impianti elettrici, gruppi di classe
per dare un appoggio agli scolari: il quartiere è molto povero.
Si sono organizzati incontri e dibattiti di buon livello culturale sulla
Comune di Parigi, sulla storia del movimento operaio argentino, o ancora
su come "Vivere senza il fondo monetario", per fare alcuni esempi. Inoltre
si è lavorato raggiungendo un coordinamento di molte istanze presenti
nella zona sud della città in cui coesistono partiti e militanti
antipartito in cui il dibattito continua, parallelo all'azione sociale
(è interessante notare come il dibattito culturale e politico verta
molto sulle analisi proposte da Toni Negri e sulle tematiche anarchiche).
Da chi sono composte queste assemblee?
Dipende molto dal luogo in cui si sono sviluppate, dalle caratteristiche
del quartiere, con la partecipazione dei ceti più diversi. Non
dimentichiamo che qui la mobilità sociale è molto alta:
oggi sei benestante ma entro una settimana ti ritrovi col culo per terra
e lì per ora rimani; diciamo che prevalentemente è gente
povera che però ha una grande ricchezza, la dignità.
Ma esistono solo a Buenos Aires?
No, esistono in tutte le medie e grandi città del paese. L'urbanizzazione
in Argentina è la più sviluppata di tutto il Sudamerica
ma, sebbene al di fuori della provincia di Buenos Aires vi siano criteri
di gestione del territorio di tipo feudale: vessatori, disumani, molto
violenti e repressivi, tuttavia anche lì si sono sviluppate assemblee.
Di che cosa si occupano?
Gli argomenti sono molto vari: in alcuni casi la fame ed i bisogni primari
monopolizzano comprensibilmente la attenzione; in altri casi è
la sicurezza, nei confronti dei delinquenti che, coperti e in gran parte
favoriti dalle autorità e la partitocrazia, commettono continuamente
atti intimidatori. Un altro argomento è il sequestro del danaro
da parte delle banche, la sanità e le cure ospedaliere che sono
garantite solo a chi può pagarle, la distribuzione di alimenti
ed anche la organizzazione in cooperative di lavoro e consumo sono tra
gli argomenti maggiormente affrontati nelle assemblee.
Quindi queste problematiche si sviluppano concretamente?
Certamente, però si sviluppano lentamente a causa
della mancanza di una abitudine alla pratica di questo tipo, dobbiamo
imparare a gestire noi stessi ed i nostri problemi.
Mi sembra però che la parola autogestione sia molto utilizzata
e presente sulla bocca di molti.
Sì è molto utilizzata, ma non sempre è
interpretata nel suo significato esatto. È lo Stato stesso che,
quando decide di sottrarsi ad un obbligo sociale, dice che quello che
è autogestito è abbandonato al suo destino. Vi è
il caso di ospedali che si sono dati pratiche di autogestione: a questo
punto sono abbandonati a se stessi ma nello stesso tempo l'autogestione
corre il rischio di diventare un supporto di tipo riformista, funzionale
allo stato (il ruolo dei partiti e del peronismo è sempre presente).
Vorrei aggiungere che un piano strategico sviluppato da parte delle
multinazionali NordAmericane ed Europee ha distrutto un intero apparato
produttivo di 3 generazioni di lavoratori utilizzando il credito ottenuto
dalla Argentina per fare una politica economica impostata sul dumping
(compro all'estero quello che costa 5 e lo rivendo nel mercato interno
a 4,5, dopo poco ho distrutto le imprese locali e posso rivendere a 7).
Ora alla perdita dell'impresa si aggiunge il costo sociale della perdita
della capacità professionale dei lavoratori. Questo fenomeno si
evidenzia nel " movimento dei disoccupati" ma sarebbe più sensato
definirli "movimento dei senza mestiere" dato che il reinserimento, per
buona parte di loro è impossibile in quanto furono istruiti in
discipline non applicabili o tenuti privi di ogni istruzione di base,
compresa quella professionale.
Questo fenomeno rende difficile lo sviluppo dei processi di autogestione
in quanto manca il presupposto fondamentale per fare autogestione: la
conoscenza dei processi produttivi. Aspetto ignorato anche dal movimento
libertario che si affida troppo al volontarismo e alla semplice teoria.
Il rischio è che vi sia coscienza senza conoscenza?
Esattamente
Se è cosi abbiamo fatto la diagnosi ma corre obbligo di
indicare una terapia
Prima di tutto dobbiamo capire che cosa vogliamo: l'Argentina nella
sua storia da 200 anni a questa parte è stata prima fornitrice
di materie prime, poi ha sviluppato importanti aziende di trasformazione,
quindi è diventata esportatrice di fonti energetiche, il tutto
sempre con superficialità, non ha mai raggiunto una sua vera identità
economica.
Penso che dovremmo percorrere quei percorsi contemporaneamente chiedendoci
fin da subito a quale costo. La opposizione all'ALCA[*] in tutta la America Latina è un fenomeno che esprime
questa consapevolezza: le ricchezze del continente non possono essere
ulteriormente svendute da una classe che governa in nome dei propri interessi.
(...)
La produzione agricola è prevalentemente intensiva, noi siamo
certi di mangiare OGM, deve essere impostata in termini tali da permettere
valore aggregato alla trasformazione che oggi non esiste: esportiamo prodotti
base che vengono trasformati in altre nazioni. Possiamo pensare all'utilizzo
razionale delle fonti energetiche disponibili e all'eliminazione delle
imprese nocive: la Argentina si sta trasformando in una pattumiera. Possiamo
pensare di realizzare trasporti con integrazione delle ferrovie oggi quasi
completamente scomparse e pensare ad una produzione agricola che porti
all'autosufficienza. Nel 2002 la Argentina ha prodotto beni alimentari
in grado di sfamare 300 milioni di persone e noi in 36 milioni siamo letteralmente
alla fame.
Sono tutti obiettivi che in questo momento possono apparire lontani
e non raggiungibili, ma quando saranno le istanze nate dalle assemblee
a discuterne, forse allora potremo dire di aver fatto davvero qualche
passo in avanti, per ora impariamo ad autogestire la nostra miseria: è
un buon esercizio per imparare a gestire la nostra ricchezza.
A cura di Nerio
* L'alca è un accordo semi segreto nei suoi
contenuti, che permette la integrazione transnazionale a livello continentale
delle diverse attività produttive, politiche e militari che garantiscano
una maggiore appropriazione del risorse naturali e umane.
|