Da "Umanità Nova"
n. 16 del 4 maggio 2003
Mattanza cecena
Silenzio di tomba
Della mattanza cecena la grande stampa borghese ha riferito con una certa
ampiezza dopo i tragici fatti del 23 ottobre 2002 quando un commando ceceno
che aveva sequestrato gli spettatori in un teatro moscovita era stato
annientato dalle truppe speciali russe. Come si ricorderà l'intervento
costò la vita a tutti i 41guerriglieri ceceni e a 128 ostaggi,
in gran parte morti asfissiati dai gas.
Poi finita l'emozione del momento alla Cecenia è stata riservata
la stessa sorte di tutti gli avvenimenti che non fanno notizia perché
non fa comodo a nessuno parlarne: silenzio quasi assoluto!
Eppure in Cecenia, un paese praticamente distrutto da oltre quattro
anni di conflitto (oltre alla prima guerra russo-cecena del 1994-1996),
la guerra continua con inusitata violenza. I gruppi ribelli proseguono
nei loro attacchi alle truppe russe e ai collaborazionisti locali, l'esercito
russo (centomila uomini nella regione) non si limita ai continui e devastanti
bombardamenti aerei e di artiglieria pesante contro le roccaforti montane
dei guerriglieri ma compie sistematiche atrocità sui civili e riduce
i movimenti della popolazione con oppressive "misure di sicurezza" che
strangolano ogni possibilità di ripresa economica e sociale.
Per Putin e i suoi la guerra cecena rappresenta la partecipazione russa
alla lotta al terrorismo internazionale e dopo i fatti dell'11 settembre
non solo nessun governo occidentale contesta la versione di Mosca secondo
la quale la Cecenia è un affare interno (non lo contestava neppure
prima) ma tutti sembrano concordare con il governo russo che il problema
ceceno debba essere inquadrato all'interno della guerra planetaria al
terrorismo. Percepito e presentato all'opinione pubblica come l'11 settembre
russo, la presa degli ostaggi del 22 ottobre ha favorito il radicarsi
nell'opinione pubblica russa della propaganda governativa.
In realtà il governo di Putin segue la politica mondiale di difesa,
costi quel che costi, delle risorse energetiche perché la sua economia
in crisi ha bisogno di petrolio e gas, per la distribuzione dei quali
la Cecenia è uno snodo strategico. È evidente, allora, che
il destino del popolo ceceno, sembra segnato: Mosca "deve normalizzare"
la regione anche se i costi di questa normalizzazione sono enormi: il
16 aprile il presidente del Consiglio supremo di Russia, Khasbulatov,
ha dichiarato che sino ad ora la guerra sarebbe costata circa 40 miliardi
di dollari, una cifra colossale per una economia in crisi come quella
russa!
Il 23 marzo si è svolto un referendum con il quale la popolazione
cecena è stata chiamata ad esprimersi sulla nuova costituzione.
Secondo i russi il referendum è stato un successo: 79% di partecipanti
e 96% di adesioni alla costituzione fra i votanti. Molti nutrono seri
dubbi su queste cifre che potrebbero essere state addomesticate ad arte
dal governo moscovita che cerca di accreditare la tesi che la situazione
è calma in gran parte del paese (che, è bene ricordarlo,
è interdetto ai giornalisti). Ma si tratta solo di propaganda:
è un fatto che le milizie separatiste hanno intensificato le loro
azioni dopo il 23 marzo. Le informazioni provenienti dalla Cecenia parlano
di scontri quotidiani con decine di morti: 36 militari russi sono periti
durante scontri con i ribelli o per attentati con mine radiocomandate
fra il 23 e il 31 marzo; il 3 aprile una bomba è scoppiata a Grozny,
capitale cecena, mentre transitava un bus: 6 morti; il 6 marzo negli scontri
muoiono 5 soldati russi, un poliziotto ceceno e un guerrigliero; il 7
aprile a Grozny, una mina radiocomandata fa saltare una jeep della polizia
segreta: 8 morti. Alla fine di aprile lo scontro si è ulteriormente
inasprito: gli attacchi dei ribelli ed i rastrellamenti delle forze di
sicurezza hanno infatti provocato almeno 18 vittime tra i soldati russi,
poliziotti locali ed indipendentisti. Numerosi i morti vittime di ripetuti
attacchi dei guerriglieri o di operazioni delle milizie russe. Sul sito
internet della guerriglia, è riportata la notizia, non confermata
dai russi ma suffragata da un filmato dell'uccisione di "almeno 17 tra
militari russi e poliziotti ceceni" in un attentato realizzato con due
mine radiocomandate, esplose a pochi minuti una dall'altra al passaggio
di due veicoli. Infine bisogna segnalare, ad ulteriore conferma dell'estrema
brutalità dello scontro, che nei primi giorni di aprile sono state
scoperte quattro fosse comuni. Non è chiaro quale sia il numero
dei cadaveri rinvenuti: secondo il governo filorusso si tratta di individui
di sesso maschile "letteralmente smembrati". Ritrovamenti simili sono
frequenti: le autorità russe addossano le responsabilità
alle milizie ribelli mentre le organizzazioni umanitarie accusano i federali.
È noto infatti che i militari dell'esercito compiono efferati rastrellamenti
nei villaggi, che diventano teatro di abusi e atrocità contro le
popolazioni. Per nascondere le prove i corpi vengono sepolti in aree isolate
o, come è emerso ultimamente, vengono fatti saltare in aria.
A. R.
Le nostre fonti: le ultime notizie sono tratte dal sito "http://www.warnews.it".
Sul referendum del 23 marzo si veda anche la corrispondenza da Mosca apparsa
su "Il foglio" del 19 aprile. Sugli effetti dell'azione del commando ceceno
del 22 ottobre si vedano gli articoli pubblicati nell'edizione francese
de "Le monde diplomatique", dicembre 2002. Infine un articolo che inquadra
la questione cecena è apparso su "Guerre e pace", n. 97, del marzo
2003.
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