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Da "Umanità Nova"
n. 17 del 11 maggio 2003
Il baraccone del G8 fa tappa
ad Evian
Inceppiamo la loro tragica giostra!
La lotta contro i poteri mondiali, le disuguaglianze, le rapine, gli squilibri,
la miseria scientificamente indotta, lo sterminio pianificato, l'avvelenamento
quotidiano avrà, sia pure sul piano simbolico, un'importante occasione
di visibilità all'inizio di giugno. In quei giorni si incontreranno
ad Evian, sulla sponda francese del lago Lemano, gli 8 capi di stato dei
paesi più ricchi e potenti della terra. È il G8, il governo
informale ma terribilmente reale del pianeta, l'assise dove i destini
di miliardi di persone vengono giocati in una tragica partita in cui i
destini degli individui e, talora, di intere collettività dipendono
da calcoli di potere e di profitto cui qualunque preteso od accampato
interesse generale risulta totalmente estraneo. Tanto estraneo, che al
di là delle dichiarazioni ufficiali, probabilmente già sin
d'ora pronte in bozza nelle cartellette dei tirapiedi di turno, ogni uomo,
donna e bambino di questo pianeta sa che il divario tra chi ha e chi non
ha, tra i potenti ed i senza potere, non fa che crescere quotidianamente.
Nel gioco dei signori della terra ciascuno di noi, l'aria che respiriamo,
l'acqua che beviamo, il cibo che mangiamo, la nostra salute, così
come il sapere, la festa, le foreste, i laghi ed i boschi non sono che
merci, oggetti da scambiare per il profitto, privi di valore assoluto
fuori dalla giostra del mercato e del dominio. Fermare questa tragica
giostra è possibile ed è necessario. Se un merito hanno
i movimenti coagulatisi dopo la rivolta contro il WTO a Seattle è
di aver ripreso il filo del protagonismo degli oppressi e degli sfruttati,
un filo che troppo in fretta qualcuno aveva seppellito tra le pesanti
macerie del muro di Berlino, un filo che ciascuno di noi ha in mano, purché
lo voglia.
Quest'anno ad Evian gli 8 delinquenti mondiali si incontreranno dopo
le strappo della seconda guerra del Golfo, in cui la sfida tra la superpotenza
statunitense e gli alleati-competitori europei si è fatta più
visibile ed aspra. La spartizione oggi in corso del bottino iracheno la
dice lunga sulla scelta statunitense di premiare con qualche briciola
gli alleati fedeli e di tagliare fuori dalla tavolata i potenziali competitori.
È un confronto complesso quello che si va profilando, che, al di
là degli esiti immediati, già lascia intravedere una futura
ulteriore escalation militare su scala planetaria. L'ormai probabile nascita
di un polo militare europeo darà forte impulso al riarmo, alla
spesa bellica ed alla, necessariamente conseguente, militarizzazione delle
società del nord. Un nord sempre più ricco, potente e predatore
a fronte di un sud in cui la chiusura di ogni speranza, di ogni possibile
accesso alla tavole dei ricchi rischia di dare sempre più fiato
alle peggiori follie integraliste. In un pianeta votato al suicidio politico,
sociale ed ambientale il kamikaze non è l'eccezione straniante
ma l'emblema più vero. La differenza tra l'operazione "Spaventa
e terrorizza" degli statunitensi in Iraq e l'esponente della jiahad imbottito
di tritolo è solo nelle proporzioni numeriche. Ma nei fatti sono
ciascuno lo specchio dell'altro.
La mia generazione si chiedeva come mai i propri nonni avessero potuto
essere sordi e muti di fronte ai lager del terzo Reich, come mai lo sterminio
legale di milioni di persone sia potuto avvenire sotto gli occhi silenti
delle democrazie europee. Con ogni probabilità la prossima generazione
si domanderà perché in tanti pretesi democratici, umanisti
e garantisti abbiano abbassato gli sguardi di fronte all'orrore di Guantanamo.
Si domanderanno perché sempre più serrate siano le palpebre
di fronte a miliardi di persone che vivono una quotidianità materiale
da incubo, senza accesso all'acqua, alle cure, all'istruzione, ad una
possibilità di vita. Una possibilità senza la quale anche
il termine libertà suona vuoto e retorico.
Dopo Seattle milioni di persone hanno deciso di tenere gli occhi aperti.
Ben puntati sui responsabili di questo mondo intollerabile, decisi a non
farsene complici. In milioni hanno deciso di ribellarsi. Il senso di questa
ribellione, lo sappiamo, cresce ed attinge linfa vitale nell'intreccio
di pratiche di opposizione ed autogestione delle lotte radicato nei luoghi
della nostra vita e, insieme radicale nella globalità delle proprie
aspirazioni.
La contestazione degli autonominati "global leader" è un'ulteriore
tappa, un momento di incontro e do riconoscimento dei tanti che vogliono
gettare sulle rive del lago Lemano un cono di luce potentemente delegittimante
l'autorità degli 8 criminali che all'inizio di giugno si incontreranno
tra le montagne francesi.
Arrivederci ad Evian.
Mortisia
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