|
Da "Umanità Nova"
n. 17 del 11 maggio 2003
L'Europa degli eserciti
Verso la dissoluzione della NATO?
Quante volte abbiamo scandito negli anni passati slogan come "Fuori la
Nato dall'Italia"? Ebbene, paradossalmente stiamo per raggiungere questo
obiettivo "utopico" anche se per vie e obiettivi per niente vicini a quelli
sottintesi nello slogan.
L'accelerazione delle politiche che in questi tempi viviamo ha subito
appena una decina di giorni addietro un ennesimo strappo a Brussels, dove
si sono riuniti i vertici di Francia, Germania, Belgio e Lussemburgo per
parlare di difesa europea comune, in ambito extra-Nato. I primi due paesi
sono quelli (Framania) che si sono opposti ai tentativi di dominio americano
nel mondo, non per virtù filantropiche, ma perché credono
in una Europa unita forte tanto quanto gli Usa, e per raggiungere tale
obiettivo non devono mollare nemmeno un millimetro al colosso atlantico.
Infatti, insieme al Belgio, hanno messo in crisi la Nato, già resa
superflua dall'amministrazione Bush che unilateralmente utilizza gli altri
quando e come le servono, nei teatri di guerra già estesi oltre
i confini atlantici (vecchio mandato Nato, ampliato nel 1999, in occasione
del Kosovo) e con linee di comando non condivise con nessuno. Francia,
Germania e Belgio non hanno consentito l'uso Nato in Turchia nella remota
probabilità di un coinvolgimento nel conflitto iracheno degenerato
per volere di Saddam verso gli alleati storici degli Usa (Israele e Turchia,
che formano un asse apparentemente invulnerabile in Medio oriente, e non
dall'ultima ora, ma sin dati tempi di Oslo 1993, ossia della scommessa
di pax israeliana nell'area).
Il benessere europeo è stato costruito negli anni della guerra
fredda sulle stragi di stato e sui magri bilanci delle difese europee,
rispetto al triplo di spesa americana (uno scarso 1% rispetto al Pil per
le nazioni europee, in media nei decenni, qualcosa in più per Regno
Unito e Francia, mentre gli Usa viaggiavano al 3.5% negli anni del Vietnam).
Ora gli Usa avrebbero tra le altre opzioni anche quella di concentrarsi
sui loro fedeli alleati succubi nell'Europa orientale, di cui hanno sponsorizzato
l'ingresso nell'UE come cavallo di Troia per rendere ingovernabile la
minaccia europea al predominio commerciale ed economico americano nel
mondo, e per indebolire così la catena di comando e stabilità
che guida il leggero vantaggio dell'euro sul dollaro che potrebbe attirare
massicci investimenti a Francoforte anziché a Wall Street, minando
il benessere americano sul deficit commerciale, sul deficit del bilancio
federale, tanto esiste la moneta di riserva mondiale che tutti usano pagandone
l'acquisto a valore nominale a Washington, che stampa le banconote al
costo industriale di 20 centesimi l'una (mentre chiunque la paga 10, 20
dollari e via dicendo). Ora l'euro forte potrebbe insidiare il primato
americano nel monopolio della moneta di pagamento delle transazioni internazionali.
In tale quadro di precarietà americana, parti dell'amministrazione
Usa giocano a fare i duri con l'Europa, non più cercando di integrarla
nel blocco euro-asiatico fedele alla superpotenza nelle vischiosità
dei do-ut-des reciproci a livello multilaterale, cedendo qualcosa della
propria superbia ma anche inzeppandola di focolai di appesantimento della
sua cavalcata unitaria sul continente (i Balcani hanno avuto e avranno
per anni questa funzione), bensì mettendola con le spalle al muro:
spostare le truppe dalla Germania, ossia dal cuore europeo, ridimensionare
la Nato, minacciare di privare l'intera Europa dell'ombrello nucleare
americano, spiazzare la classica diplomazia preventiva europea sul terrorismo
per imporre la guerra come via di confronto a tutto campo e con tutti
contro tutti (visto che il terrorismo internazionale è per definizione
ubiquo, anazionale, mobile e sfuggente), e sancendo così la sconfitta
dell'UE in quanto priva di politica estera comune, di difesa comune, di
linee di comunicazione satellitari idonee per tutelare sul campo le proprie
truppe, già scarsamente integrabili in sede Nato con quelle a stelle
e strisce (questa è stata la motivazione di Rumsfeld per bocciare
un piano di tutela dal fuoco amico delle truppe Nato basato su codici
di riconoscimento a laser, poiché il solo costo di adeguamento
dei partner superava il programma di ricerca e applicazione dei codici
medesimi).
Francia e Germania, gli unici ad avere un barlume di difesa militare
comune, hanno colto la palla al balzo e con i loro vicini minori territoriali
hanno avviato le danze per raccogliere la sfida americana, puntando decisamente
(per quanto vale tale avverbio in politica, lo spazio di qualche mese)
verso l'Europa unita sul serio anche sul piano militare e tecnologico,
nota dolente. E ciò parallelamente al progetto di riscrittura dell'architettura
politica di una UE a 25 paesi, per non parlare dell'ipotesi tipicamente
degaulliana (e berlusconiana...) di integrare a lungo termine la Russia
degli Urali nella cultura europea.
In tale disegno, la dissoluzione morbida della Nato non sarebbe più
una "utopia sinistra", bensì un atto di realpolitik altrettanto...
sinistra, proprio perché giocata da destra, senza minimo spazio
per la smilitarizzazione concreta di popoli e territori, anzi con l'accentuazione
di bilanci di guerra, con il modello americano della ricerca tecnologica
dominata dal diktat militare (e ricadute civili successive), con l'ulteriore
accentramento delle questioni sicuritarie nei confronti dei nemici interni
e esterni (migranti innanzitutto). Insomma, una autonomia europea a caro
prezzo per le fiscalità nazionali che già sono espropriate
di risorse dai processi di privatizzazione delle risorse pubbliche statali
e che, lungi dal contrastare i disegni di dominio planetario degli Usa
sbandierando un diverso modello di relazioni mondiali con cui attirare
i consensi di ampie aree del pianeta da contrapporre ai folli progetti
americani, si pone sullo stesso piano correndo per colmare il gap, accentuando
pertanto le instabilità globali della guerra duratura lungo tutto
il XXI secolo. L'obiettivo della diarchia al posto della monarchia assoluta
non è una gran bella consolazione per noi futuri cittadini di una
Europa multinazionale, soprattutto in quanto cittadini minoranze tutelate,
privilegiate e potenti rispetto ad un pianeta divaricato quanto a ricchezza
mal redistribuita, la cui sottomissione manu militari non potrà
che accendere desideri di rancorosa vendetta che storicamente assoggettano
ancor più popolazioni sballottate a destra e manca di quanto non
realizzino aspirazioni di emancipazione e libertà.
Salvo Vaccaro
|
|
|
 |
|
Redazione fat@inrete.it Web uenne@ecn.org Amministrazione
t.antonelli@tin.it
|