|
Da "Umanità Nova"
n. 18 del 18 maggio 2003
Cuba dal mito alla realtà
Solidarietà
con Cuba, non con Castro!
I recenti avvenimenti cubani hanno riproposto nuovamente il tema della
natura del regime castrista e quello relativo al tipo di risposta da dare
alle manovre USA nei confronti dell'isola caraibica.
Un ampio - e a tratti aspro - dibattito sta interessando politici, intellettuali,
filosofi, militanti di base, giornalisti, divisi sul tipo di atteggiamento
da tenere in un contesto di crescente aggressività statunitense
e di riaffermazione militare delle politiche neocoloniali. In molti ritengono
che sia arrivata l'ora di Cuba, l'ora di saldare i conti cioè con
questa piccola isola che ha avuto l'ardire di rompere i ponti con gli
USA e di resistere per più di quarant'anni ad invasioni armate,
a sabotaggi e attentati, al blocco economico, e a quant'altro la potenza
nordamericana ha messo in campo per sconfiggere il regime castrista.
Il tema della solidarietà viene ancora una volta fortemente sollevato
da quanti, avversando la politica guerrafondaia dell'amministrazione Bush,
vogliono riaffermare la loro vicinanza agli ideali della rivoluzione cubana.
A questa richiesta di solidarietà non vogliamo sottrarci, anche
se è importante sottolineare alcuni distinguo.
Proprio perché vogliamo riaffermare la nostra vicinanza agli
ideali della rivoluzione cubana non possiamo dimenticare che gli anarchici
e gli anarcosindacalisti cubani hanno rappresentato per lungo tempo la
principale componente del movimento operaio e contadino dell'isola, dando
un significativo contributo di sangue nella lotta contro regimi corrotti,
dittature feroci, protettorati statunitensi. Alla caduta di Batista, cui
concorse non solo l'azione guerrigliera dei 'barbudos' di Castro, ma anche
il clima di intensa agitazione sociale promossa dagli anarchici e dalle
altre correnti della sinistra, le promesse di eguaglianza e giustizia
sociale vennero a stemperarsi a fronte dell'affermazione progressiva del
modello sovietico del 'socialismo di stato'. Modello che troverà
negli anarchici, portatori di una progettualità autogestionaria
di tipo sindacale e consigliare, dei fieri oppositori. Il confronto/scontro
all'interno del movimento sindacale tra comunisti ed anarchici, iniziato
già a gennaio del 1959, porterà all'espulsione degli anarcosindacalisti
non solo dalla direzione sindacale ma anche dagli stessi sindacati. Questo
processo, che corre parallelamente all'adozione di un progetto politico
statalista sedicente comunista da parte della dirigenza castristra, si
accompagna alla progressiva riduzione della libertà di organizzazione,
di espressione, di stampa. La chiusura de 'El Libertario'- organo della
Federazione Libertaria di Cuba - e di 'Solidaridad Gastronomica' - organo
mensile del sindacato dei lavoratori della ristorazione, ultima espressione
anarcosindacalista ancora operante - simbolizza la fine del breve periodo
di apertura rivoluzionaria. Da questo momento gli anarchici che rimangono
in attività sono costretti alla clandestinità oppure all'esilio
sotto il peso dell'accusa infamante di "controrivoluzionari" (Blas Roca,
leader del Partito Comunista Cubano, sostenitore a più riprese
di Batista, ebbe a dichiarare: "Oggi a Cuba abbiamo anarcosindacalisti
che pubblicano 'Dichiarazioni di Principi' che sono incredibilmente utili
per la controrivoluzione... essi aiutano la controrivoluzione da posizioni
estremiste con fraseologia ed argomenti che sembrano di sinistra"). Accusa
che, è bene ricordare, venne ripresa a livello internazionale da
quanti, offuscati dall'esempio dato dal popolo cubano e dalle ricadute
che questa affermazione avrebbe potuto avere per lo sviluppo della lotta
rivoluzionaria, non coglievano l'avvitarsi della direzione guerrigliera
in dinamiche autoritarie e burocratiche.
Sulla base di queste brevi note - che vengono sviluppate in un libro
di prossima pubblicazione, per le edizioni Zero in Condotta, dal titolo
provvisorio "Anarchismo a Cuba", scritto da Frank Fernandez, attivo militante
anarchico cubano - appare evidente che la nostra solidarietà non
possa essere concepita in termini generici ad una mitica Cuba ed ad una
altrettanto mitica rivoluzione cubana. La nostra solidarietà non
può riguardare sicuramente un regime che si è reso colpevole
della repressione e della liquidazione di tutte le tendenze rivoluzionarie
ad esso incompatibili, anarchiche in primo luogo. Repressione e liquidazione
che, tra l'altro, non si sono fermate nei primi anni dell'affermazione
del potere castrista ma sono tuttora operanti. Nel 1993 era, ad esempio,
giunta notizia della repressione che aveva colpito , nei primi anni '80,
un gruppo di contadini dal nome significativo di "Emiliano Zapata" con
l'accusa di aver organizzato un sindacato e di avere con ciò sabotato
la produzione. Dei venti perseguiti, cinque vennero condannati a morte.
Una donna, Caridad Pavon, morì in prigione, non riuscendo a sopravvivere
alle torture inflittale a Villa Marista (luogo abilitato dal Dipartimento
della Sicurezza dello Stato per gli "interrogatori"). Di un altro, Angel
Donato Martinez, si seppe solo nel 1993 il nome del luogo di detenzione;
degli altri più nulla. E la storia di questo gruppo rappresenta
solo un frammento della continua lotta degli anarchici cubani per "Tierra
y Libertad".
Ed è loro, a quanti sono i veri rivoluzionari e i reali protagonisti
della vita cubana, nei campi, nelle fabbriche, nei quartieri, nelle scuole,
nelle università, a quanti lavorano per una reale trasformazione
politica e sociale in una prospettiva antiautoritaria, autogestionaria
ed egualitaria, contro ogni possibile aiuto del governo statunitense e
delle organizzazioni mafiose dell'esilio di Miami, che dobbiamo rivolgere
tutta la nostra solidarietà. Dobbiamo rendere visibile ciò
che Castro tende ad occultare e cioè l'esistenza di gruppi alternativi,
anticapitalisti, anticonformisti, per consentire la loro autodeterminazione
e la loro emancipazione. Sono numerosi infatti i segni di vitalità
che provengono dall'isola: una vitalità che si ritrova nei numerosi
collettivi che si sono formati, nell'orgoglio di quanti hanno vissuto
nei fatti l'internazionalismo, di quanti si sono impegnati nella costruzione
di una società più giusta, di quanti non sono disposti a
passare armi e bagagli al campo dei latifondisti e dei trafficanti in
esilio, del capitalismo nordamericano.
Oggi, una volta di più, il popolo cubano è minacciato
dai grandi capitali finanziari (dal Fondo Monetario fino ai piccoli capitali
della Florida) e dalle volontà espansioniste degli USA sotto l'egida
della "lotta al terrorismo". Dobbiamo impegnarci a fondo contro queste
minacce senza però dimenticare la natura dittatoriale e l'opportunismo
del regime castrista: il "Giù le mani da Cuba!" che dobbiamo rivolgere
agli aggressori statunitensi non può accompagnarsi ad un 'Su le
mani' di arresa di fronte alla polizia di Castro. Per questo dobbiamo
essere chiari nel distinguere la nostra posizione da quella di quanti
si schierano di fatto a difesa del regime. Così come bisogna smascherare
chi blatera di democrazia e di diritti umani per preparare la strada all'intervento
nordamericano.
La nostra solidarietà deve essere diretta al popolo cubano, non
a Castro. La nostra lotta deve essere diretta a spezzare un blocco criminale
che affama la popolazione e arricchisce le burocrazie. La nostra mobilitazione
contro ogni possibile intervento militare deve essere immediata.
Rimaniamo convinti che l'alternativa a Castro non possa essere il capitalismo,
bensì lo sviluppo creativo delle conquiste rivoluzionarie fatte
dal popolo e ossificate da una burocrazia estranea ad ogni logica di libertà.
Siamo convinti che la prosecuzione del blocco e le minacce di intervento
USA non facciano che alimentare le peggiori tendenze del regime con la
conseguenza che ogni aspirazione ad una società più libera
e più giusta viene assurdamente catalogata come controrivoluzionaria,
dando vita ad una spirale senza fine. Questa spirale va rotta, il blocco
va rotto, tutte le tendenze socialiste ed anarchiche devono poter riprendere
la loro azione, alla luce del sole, senza alcun limite. Il popolo cubano
deve poter sperare.
Massimo Varengo
|
|
|
 |
|
Redazione fat@inrete.it Web uenne@ecn.org Amministrazione
t.antonelli@tin.it
|