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Da "Umanità Nova" n. 21 del 8 giugno 2003

Dibattito referendum 12:
Dovremmo astenerci? Io dico no



A conclusione di un pranzo in una delle cantine sociali più importanti di Livorno, mi sono fermato a scambiare due chiacchiere col gestore, un compagno comunista e libertario, che, da sempre, ha fatto della sua osteria un luogo di scambio d'idee, di esposizione di quadri e di solidarietà tra proletari.

Propongo la conversazione, come spunto di riflessione rispetto al dibattito apertosi con il referendum sull'articolo 18. Le domande sono fatte dal compagno, le risposte sono mie.

D: Mi spieghi il motivo per cui gli anarchici hanno scelto di votare al referendum sull'articolo 18?

R: Il referendum sull'articolo 18 ha aperto un dibattito all'interno degli anarchici federati, non tutti sono d'accordo sul fare campagna elettorale a favore del Sì.
Ci sono parti consistenti della Federazione Anarchica che restano su posizioni astensioniste.

D: Vedi, qui vengono molti compagni che hanno letto i volantini degli anarchici che danno indicazione di votare il prossimo 15 giugno.

R: I volantini a cui ti riferisci sono firmati dal Comitato Toscano Anarchici per il Sì, che raccoglie alcune individualità federate, alcuni gruppi federati e numerosi lavoratori\ici anarchici\che impegnate sul terreno sindacale. In esso si valuta negativamente il referendum promosso da Rifondazione Comunista, che per interessi di partito, ha esposto un intero movimento di lotta alla pericolo di una sconfitta che potrebbe minacciare l'intero mondo del lavoro.

D: Scusa, ma vorrei avere delle idee più chiare: che differenza c'è tra votare per elezioni politiche e referendum?

R: Occorre sempre entrare nel merito delle questioni. Le elezioni politiche generali servono ad una casta di privilegiati per ottenere spazi di potere per interessi di classe specifici: alcuni compiuti direttamente per conto delle forze padronali e clericali: altri messi in atto da quelle forze che ritengono di potere migliorare le condizioni di vita dei subalterni con meccanismi riformisti compatibili con le istituzioni borghesi. Noi riteniamo, come anarchici federati, che tali istituzioni siano il meccanismo che genera mostri e che quindi non esistano candidati buoni e partiti che possano realizzare avanzamenti per la classe operaia e per le forze sociali degli esclusi e dei senza diritto. Il referendum sta su un altro piano. Rispetto all'articolo 18, segniamo un'emergenza: il pericolo che una sconfitta su questo quesito possa avere ripercussioni a cascata anche all'interno di quei settori oggi garantiti, e che domani però potrebbero vedersi privati del diritto di non essere licenziati senza giustificato motivo.

D: Il referendum sull'articolo 18 infatti espone a questo rischio, ma permetterebbe anche a chi non gode di questo diritto di difendersi meglio rispetto alle prepotenze e ai ricatti dei padroni che gestiscono aziende con meno di 15 dipendenti.

R: È proprio questo il punto. Oggi, la crescente precarizzazione del lavoro produce, direttamente, maggiore sfruttamento in termini di ore di lavoro, di salario, di sicurezza. Il fatto di ottenere un diritto in più, oltre a dare garanzia ulteriore, rappresenterebbe un segnale generale positivo per lo scontro tra capitale e lavoro.

D: insomma elezioni politiche e referendum sono due cose diverse?

R: No. Dipende dal tipo di referendum. Occorre entrare nel merito e nei contenuti specifici, senza semplificare eccessivamente.

D: Fammi un esempio.

R: Prendiamo il referendum sul divorzio. In quel caso ci fu una legge del governo del centrosinistra che voleva essere attaccata dalle forze reazionarie e clericali del paese. Bene, la vittoria in quel referendum fu una sconfitta per quelle forze, un diritto in più contro un istituto, quello della famiglia, all'interno del quale, storicamente, erano maturate condizioni di violenza e di assoggettamento. Io, personalmente, sono contro quell'istituto e penso di non alimentarlo ulteriormente con un matrimonio, ma esistono anche compagne e compagni che sono sposati, con tanto di firma nei registri degli uffici comunali, dovrei per una mia specifica convinzione, scomunicarli? Le scomuniche non appartengono alla nostra storia.

D: Magari sei anche uno di quelli che pagano le tasse e hanno una casa di proprietà...

R: Esatto. Sono un lavoratore dipendente, ho poca scelta: il prelievo me lo fanno alla fonte. E tuttavia compilo la mia condanna sotto forma di dichiarazione dei redditi...non solo....ogni sei mesi devo corrispondere il mio mutuo a una banca...tutto questo cosa vuol dire? Sono rapporti di assoggettamento a cui devo sottostare, ciò, però non mi impedisce di aspirare ad un mondo di eguaglianza sociale, senza banche che rapinano, preti che indottrinano, padroni che sfruttano, poliziotti che arrestano...Se c'è una contraddizione, la trovo ininfluente.

D: Insomma perché è importante votare sì al referendum del 15 giugno?

R: Perché si ottiene un diritto in più senza alcuna mediazione parlamentare. Ti faccio un ultimo esempio. Il papa ultimamente è tornato alla carica sul tema dell'interruzione di gravidanza. Ipotizziamo che questo centrodestra faccia una legge che rende l'attuale, che pure non ci piace, ancora più restrittiva e peggiorativa delle condizione di tante giovani e di tante donne. Qualcuno. allora, indice il referendum abrogativo. La posta in gioco è l'abbattimento di una legge particolarmente odiosa. Dovremmo astenerci? Io dico di no.

D: qualcuno potrebbe dire che il referendum creerebbe un vuoto legislativo su cui il parlamento sarebbe poi costretto a intervenire ancora.

R: Esatto. Come anarchico e come comunista adoro i vuoti legislativi.

Luca

 

 

 

 

 

 

 


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