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Da "Umanità Nova"
n. 22 del 15 giugno 2003
La sfortuna del papa
Wojtila in Croazia
Certo il papa è proprio sfortunato. Aveva trafficato per far infilare
nella commissione europea incaricata di scrivere la costituzione dell'unione
i propri galoppini. Era riuscito a far arrivare il cattolicissimo Amato,
già presidente del consiglio italiano (ve lo ricordate? quello
del "Purtroppo c'è la costituzione e non lo possiamo vietare!"
nel gay pride a Roma, quello contrario all'aborto e quello che voleva
la maggiore età per i rapporti sessuali) alla vicepresidenza della
commissione stessa. A fargli da contraltare ha fatto mettere l'altrettanto
cattolico Fini, convinto che i due avrebbero litigato su tutto tranne
che sulla religione.
Ha fatto di tutto per far mettere dio (ovviamente il dio dei cattolici)
nella costituzione europea: il tentativo era di provare a fare, su scala
continentale, quello che in Italia gli è riuscito con l'Art. 7
della costituzione (quello che stabilisce che la religione cattolica è
più religione delle altre).
Aveva ridotto poi le pretese, a fronte del muro di no che questa proposta
aveva scatenato ed aveva ripiegato sulle "comuni radici giudaico - cristiane
dell'Europa". Peccato che però, visto che per le religioni si è
sempre combattuto in Europa, non era proprio credibile che le guerre fossero
le radici comuni.
In più, beffa delle beffe, nella nuova costituzione ci mettono
un riferimento a "l'Europa, figlia della filosofia dei lumi", il che,
per un cattolico, equivale ad una bestemmia.
Insomma con una sfortuna così ognuno sarebbe andato a farsi levare
il malocchio da qualche gobbetto esperto in controfatture. Ma il papa
non lo può fare, lui rappresenta la concorrenza di queste sopravvissute
ritualità pagane. Insomma, l'unica cosa che poteva fare per dimenticare
questo periodo sfortunato era prendersi una vacanza e se ne è andato
al mare in Croazia. Ma si sa, la sfortuna non ti molla anche se cambi
paese.
Prima i croati gli fanno modificare il tragitto. Voleva andare solo
in Dalmazia e quelli gli fanno visitare la Slavonia (la pianura orientale,
al confine con la Serbia dove sono andati ad abitare, cacciando i serbi
che ci vivevano, i nazionalisti croati). Roba che rischiava di solleticare
le ire del patriarcato serbo e la cancellazione del suo viaggio a Belgrado
il prossimo settembre, tanto che è stato costretto ad invitare
tutti i metropoliti ortodossi presenti in zona e a metterli in prima fila
davanti alle telecamere. In più come si fa ad andare, con il caldo
che fa in questo periodo, in una pianura continentale dove incontri un'afa
che ti fa sembrare la provincia di Vercelli d'agosto una cima dolomitica?
Infatti due persone sono morte di caldo durante la messa e, per effetto
della sfortuna, non è riuscito a resuscitarne nemmeno una (cosa
che, almeno, gli avrebbe fatto fare bella figura).
Poi, prima di partire, viene fuori il problema degli esuli italiani.
Questi organizzano un convegno di profughi istriani e dalmati a cui interviene
il leghista Roberto Caldaroli a caccia di voti e proclama che "Mai e poi
mai la Slovenia e la Croazia entreranno in Europa, se non riconosceranno
agli esuli i diritti negati". Con la consueta sesquipedale ignoranza che
contraddistingue l'agire dei leghisti Calderoli ignora che la Slovenia
è praticamente già entrata nell'unione europea (la ratifica
formale sarà tra meno di un anno), sta di fatto che la dichiarazione
preoccupa i croati, per cui il papa (sempre sotto l'effetto della sfortuna)
è costretto a dichiarare, non appena arrivato "La Croazia deve
entrare in Europa!".
Poi per placare i nazionalisti italiani fa redigere i comunicati del
viaggio in italiano usando i nomi italiani delle città (Veglia,
Fiume, Zara e Ragusa per Krk, Rijeka, Zadar e Dubrovnik) e facendo incazzare
i nazionalisti croati.
Insomma, visto che il papa non lo può fare fatelo voi. La prossima
volta che lo incontrate nella vostra città (è il tizio vestito
di bianco che gira in catamarano) regalategli un cornetto rosso: è
il modo migliore per combattere la sfortuna!
Fricche
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